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Accoglienza, impegno, cultura e l'altro: ecco il mondo di Neri Marcorè. 'Aiutiamoli a casa loro è da mentecatti'

neri marcore

L'attore e il peso della cultura: Se si pensa superficialmente e si pensa che si viva di solo pane, tagliamo i ponti con il futuro alle nuove generazioni che subiranno lo scotto di una mancanza di nutrimento intellettuale. Su cui poggia invece il futuro. Sono preoccupato di questa direzione.

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – “Sono un uomo libero e quindi posso parlare, dire le cose che penso, ragionare ancora sui valori, sul peso della cultura”. Neri Marcorè non è solo mister RisorgiMarche, non è solo il direttore artistico del Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio a cui regala ogni anno stagioni di livello nazionale, è anche un attore impegnato, di quelli che ancora credono che chi ricopre un ruolo debba esercitarlo fino in fondo, senza remore.

E così, dopo aver suonato sotto il ponte Morandi una canzone di Fabrizio De André, come segnale di vicinanza a chi ha perso casa e amici, Marcorè ha scelto la presentazione della stagione teatrale elpidiense per alzare lo sguardo verso Roma, verso la politica, verso chi vede nelle parole ‘accoglienza, impegno e altro (inteso come persona diversa da sé) qualcosa da avversare’. “Difficile in questa fase parlare di valori, viene messo tutto in discussione. Oggi pare che far parte dell’élite sia avere una professione, che tutto sia frutto di vantaggi, tant’è che si sta cercando di togliere punti di riferimento alle persone, facendo sentire in colpa chi per passione ha fatto un lavoro ad alto livello”. Il caso più recente è quello che riguarda Fabio Fazio, attaccato duramente da giorni: “Trovo una follia quello che sta accadendo attorno a Fazio e a un’azienda con cui da decenni lavora. Si alimenta un clima di astio e di odio che non fa bene a nessuno. Parlando di Fazio, coinvolgo e difendo tutte le persone che si sono meritate le cose sul campo e che oggi vengono messi in discussione. Non sono social, per decisione mia e ora che posso farlo, lo dico. Sono sotto attacco figure che potrebbero farci crescere come cittadini, mariti e genitori. L’aspetto della cultura non è molto di moda, pensiamo che in Brasile è stato abolito il ministero della cultura e anche da noi non respiriamo un’area cristallina”.

Eppure la cultura serve, nonostante le priorità che ci sono e che tutti riconoscono: “In un momento in cui è difficile stanziare fondi per iniziative culturali quando si pensa che ci siano altre priorità, a un Comune posso dire solo grazie. Non sono io a mettere in discussione le priorità, ma se si ragiona serenamente si riesce a circostanziare la situazione e decidere per il meglio. Se si pensa superficialmente e si pensa che si viva di solo pane, tagliamo i ponti con il futuro alle nuove generazioni che subiranno lo scotto di una mancanza di nutrimento intellettuale. Su cui poggia invece il futuro. Sono preoccupato di questa direzione”.

Parole chiare, un messaggio anche a chi oggi guida l’Italia. Parole dette, senza pensare alle polemiche suscitate da Baglioni per aver parlato dei migranti, non teme ripercussioni: “Non guardo alle critiche, le considero fisiologiche. Esprimere un’opinione comporta sempre una reazione dura. Se penso alle frasi ‘accogliamoli a casa loro’ quando si parla di profughi, ho solo una parola da dire: mentecatti. Oggi invece dovremmo parlare di assistenza. Finché siamo uomini liberi e ho la libertà di esprimere lo farò e continuerò con l’attività artistica e anche da direttore di teatro. Non a caso al teatro delle Api trovate un certo tipo di stagione. Rivendico la possibilità e la serenità di esprimere l’opinione, al di là di popolarità o impopolarità come ritorno. Non esprimerla solo per vigliaccheria sarebbe un peccato molto grave. Anzi, sono orgoglioso di poter esprimere la voce che contrasta con la maggior parte del sentire comune che percepiamo ora, del resto la classe politica non si crea da sé, è lo specchio del sentire del Paese. Ma sappiamo poi che gli istinti delle masse cambiano e quindi mi auguro che accada e nel mentre dobbiamo fornire i mezzi. Andare controcorrente non dovrebbe comportare il rischio di non poter parlare. Chi vuole confrontarsi su idee e opinioni lo può fare, sono sempre ben disposto a mettere in discussione anche le mie. Non ho certezze in mano. Ma chi insulta subito, è una figura che metto in conto ma che considero un effetto collaterale e fisiologico da ignorare”.

Una visione di futuro quella del direttore artistico Neri Marcorè che ripone grande speranza in chi sceglierà di assistere a uno dei sei spettacoli tra febbraio e maggio: “Chi viene deve avvicinarsi in modo convinto, anche per non essere d’accordo con quello che sentirà. Il ritrovamento di uno spirito critico è fondamentale, non possiamo fermarci ai partiti presi, mettiamo in discussione le certezze, ma facciamolo affrontando i dubbi e le riflessioni. Il teatro è il luogo dove farlo”.

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