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Il futuro a rischio dei balneari: erosione e Bolkestein. 'Basta rinvii, vogliamo risposte'

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Questo il grido d'allarme lanciato oggi dal S.I.B. Sindacato Italiano Balneari che ha un’anima combattiva a Porto Sant’Elpidio. “È superfluo evidenziare che le perdite di quote del mercato turistico non saranno facilmente recuperabili e rischiano di essere irreversibili”.

PORTO SANT’ELPIDIO – C’erano anche i marchigiani a manifestare a Roma di fronte a Montecitorio. Non si sono portati le bandiere blu, altrimenti avrebbero colorato mezza Roma: sono i balneari, i concessionari, quelli che tra poco potrebbero perdere gli investimenti di una vita, per la Bolkestein, ma che già oggi hanno perso quasi tutta la spiaggia.

Circa 3.000 imprese danneggiate o distrutte dell'erosione o dai recenti eventi calamitosi rischiano di non aprire la prossima stagione balneare. Il 10% degli stabilimenti balneari potrebbe non essere operativo per l'estate 2019. Il 40% della nostra costa è oggetto di erosione e necessita, pertanto, di un piano straordinario di tutela. Non si può più perdere tempo. “La questione balneare va affrontata adesso”. Questo il grido d'allarme lanciato oggi dal S.I.B. Sindacato Italiano Balneari che ha un’anima combattiva a Porto Sant’Elpidio. “È superfluo evidenziare che le perdite di quote del mercato turistico non saranno facilmente recuperabili e rischiano di essere irreversibili” ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del Sib.

I balneari sono in una tenaglia: da un lato dalla necessità di consistenti investimenti per la tutela delle coste, (per la ricostruzione degli impianti balneari distrutti dalle mareggiate e per migliorare i servizi offerti al fine di far fronte alla concorrenza internazionale), e dall'altro da una durata delle concessioni demaniali vigenti estremamente ridotta (scadenza 2020) che, di fatto, li impedisce. “Ecco perché insistiamo - continua Capacchione - che nelle more di ogni approfondimento sull'applicabilità o meno della Direttiva Bolkestein, è indispensabile che nella Legge di Bilancio, qui ed ora, venga inserita almeno una misura di salvaguardia temporale che metta in sicurezza questo importante segmento del nostro 'Made in Italy'. E' dal 30 dicembre 2009 che con il decreto legge 194, articolo 1 comma 18, è stato preso solenne impegno da parte dello Stato italiano di effettuare un riordino della disciplina delle concessioni demaniali marittime alla luce della Direttiva Bolkestein. Nove lunghi anni di un impegno clamorosamente disatteso. Dobbiamo constatare, quindi, che la balneazione attrezzata italiana, settore strategico per l'economia del Paese, è stato abbandonato alla più nera solitudine e alla più totale precarietà”.

Diversamente, i paesi concorrenti fanno quadrato e si chiudono in difesa, vedi Spagna, Portogallo e Croazia (per non citare quelli della sponda Sud del Mediterraneo) che hanno assicurato alle imprese del settore lunghe durate delle concessioni demaniali. “Il nostro, viceversa, ha emanato una fragile e reiterata proroga finalizzata a una revisione normativa mai emanata. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, chiamata a pronunciarsi in materia con la sentenza del 14 luglio 2016 Promoimpresa, ha chiarito la contrarietà della vigente proroga alla Bolkestein e al Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea perché preordinato all'emanazione di un riordino normativo mai effettuato. Nel contempo, ha precisato che ai titolari delle vigenti concessioni demaniali marittime deve essere assicurata la tutela della loro buona fede, nella disciplina normativa previgente, a garanzia della certezza del diritto”. La richiesta finale della piazza è semplice: “Occorre dare agli imprenditori balneari italiani non sussidi economici, ma solo più tempo per continuare a fare un lavoro che hanno dimostrato di saper fare bene: un incentivo normativo non economico 'a costo zero' per la crescita del Paese”.

Raffaele Vitali

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