Erosione senza fine. Putzu: 'Ceriscioli se ne frega di P.S.Elpidio'. I balneari scrivono a Conte

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La denuncia dei sindacati balneari: Molte imprese si trovano così a dover ripartire da zero. Come possono farlo se su di loro incombono le aste, e quindi l'incertezza sul proprio futuro?

PORTO SANT’ELPIDIO – Onde meno violente, nonostante il maltempo non si plachi. Ma l’immagine di devastazione che la costa elpidiense offre è sempre la stessa. Dopo la richiesta di stato di emergenza, che la regione ha preso in considerazione, si lavora sul presente. Da una parte l’attacco di Andrea Putzu, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, dall’altra l’analisi amara della Cna balneatori e del sindacato balneari della Confcommercio. “Una costa devastata dalla mareggiata e gli stabilimenti balneari colpiti non ne possono più delle promesse del Partito Democratico che governa la nostra Regione. La verità è che Ceriscioli se ne frega di Porto Sant'Elpidio e di chi ha investito la propria vita”.

Tanti in problemi che vanno anche oltre Porto Sant’Elpidio: “Il Governo deve sospendere ogni genere di asta ed evidenza pubblica per le concessioni demaniali nel settore balneario. Il maltempo che ha flagellato l'Italia ha messo letteralmente in ginocchio, infatti, le imprese del comparto in numerose regioni, alcune hanno anche già chiesto lo stato di calamità". La domanda, dopo la premessa è semplice: “Le imponenti mareggiate hanno distrutto gli stabilimenti e le strutture annesse e rilevanti porzioni di spiaggia sono scomparse. Molte imprese - ribadisce la Cna -  si trovano così a dover ripartire da zero. Come possono farlo se su di loro incombono le aste, e quindi l'incertezza sul proprio futuro?”. Torna quindi d’attualità la direttiva Bolkestein che ostacola gli investimenti dei balneari per la ricostruzione e le riparazioni delle aziende.

“Abbiamo scritto unaa lettera al premier Conte, proprio per – ribadiscono i sindacati di categoria S.I.B. Confcommercio, FIBA Confesercenti e OASI Confartigianato – chiedere un intervento immediato contro l’applicazione della direttiva Bolkestein a un settore che andrebbe escluso per ragioni giuridiche economiche e sociali. È proprio questa attuale assurda condizione di aziende a termine, (in quanto le concessioni demaniali sono tutte a scadenza il prossimo 31 dicembre 2020), che impedisce, per le numerosissime aziende colpite, ogni possibilità di investimento per il ripristino della loro funzionalità; per molte spiagge è persino a rischio l’attività nella prossima stagione estiva. Non chiediamo soldi pubblici ma solo tempo per poter continuare ad essere il ‘fiore all'occhiello’ del turismo del nostro Paese”. Ma è chiaro che se non si difenderanno le coste, soprattutto nel Fermano, con scogliere ci sarà anche ben poco da ricostruire, visto che gli chalet non troveranno nel giro di poco tempo neppure un metro di spiaggia.

@raffaelevitali