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False cooperative e truffe: Via Medi, il caso che fa scuola. "Vittoria, oggi abbiamo una casa e speriamo nei rimborsi"

fermani divirgilio

Chi si è costituito parte civile, una quarantina tra cui Angelo Larocca “che come altri non ho più dormito la notte per la paura di perdere tutto”, oggi ha ottenuto una provvisionale di 25mila euro a testa, qualcuno 1500. La cooperativa invece ha avuto una provvisionale di risarcimento di un milione di euro con rinvio al giudice civile che stabilirà l’esatto ammontare”.

PORTO SAN GIORGIO – “Se non hanno i soldi, hanno altre cose, di certo immobili”. Giancarlo Fermani, presidente della cooperativa Edilcoop Prisma, è fiducioso dopo la sentenza di condanna dell’allora Cda: “Abbiamo modificato una situazione che a livello nazionale non prende mai questa piega”. Una storia complessa quella di via Medi e delle sue 75 unità immobiliari, oltre 8mila metri quadrati di superficie calpestabile. “Una stoia che dimostra che si può vincere e che bisogna lottare contro le false cooperative e chi crede di essere intoccabile” tuona Fermani.

Luglio 2010 i soci si trovano di fronte alla decisione di mettere la cooperativa in liquidazione su decisione del Cda, perché non c’erano più i soldi. Prima della liquidazione chiesero ai soci di investire altri 14mila euro a testa da parte dei soci, che in totale diventavano un milione di euro, che non sarebbero serviti per i lavori, “trovammo una lettera che documentava che ne avrebbero usati 140mila euro”. Ma i soci si sono opposti, perché c’era qualcosa che non quadrava. Lì il primo no e la decisione di andare avanti. Cambiato il Cda e la scoperta, con l’arrivo di Fermani alla presidenza, di un enorme buco a bilancio. “Abbiamo verificato il totale versato e quello che in realtà era finito nelle case e scoprimmo una discrepanza di quasi tre milioni di euro” spiega Andrea Di Virgilio, uno dei soci. “Un buco creato con sottrazioni dirette o lavori fatti non per la cooperativa. Noi abbiamo 75 unità immobiliari e quindi pensavamo all’acquisto di 75 caldaie, ma ne erano state comprate 150. E poi c’erano vasche idromassaggio e bagni di lusso acquistati coni nostri soldi”.

Sessantacinque soci che possono dire a voce alta: “Abbiamo resistito a un sistema che ci vedeva già condannate e destinate a perdere tutto”. Famiglie che avevano riversato i risparmi per comprare una casa e che nel 2010 hanno deciso di non mollare. “Da quel giorno abbiamo pagato oltre 6,5 milioni di euro per opere necessarie. Ogni socio ha messo tra i 30 e i 150mila euro, a seconda dell’unità comprata, per completare. E lo abbiamo fatto rischiando, perché ancora oggi siamo perseguitati da disposizioni che permettono di aggredire la cooperativa, nonostante abbiamo chiuso quasi tutti debiti lasciati”.

Oggi la situazione è chiara: tutti hanno una casa. “Anche se l’hanno pagata molto di più. Ma almeno hanno una casa. L’ex Cda, tre componenti, ha cercato di rubarci il futuro. E ora tutti e tre sono stati condannati in solido” ribadisce Fermani. Chi si è costituito parte civile, una quarantina tra cui Angelo Larocca “che come altri non ho più dormito la notte per la paura di perdere tutto”, oggi ha ottenuto una provvisionale di 25mila euro a testa, qualcuno 1500. La cooperativa invece ha avuto una provvisionale di risarcimento di un milione di euro con rinvio al giudice civile che stabilirà l’esatto ammontare”. La speranza è che siano i 2,5-3 milioni dovuti per il buco lasciato, come precisano i soci. “La speranza è di poter restituire ai soci quello che hanno pagato, una volta chiusi i lavori e i debiti rimasti. Poi ci sarà la restituzione quota parte ai soci”.

La speranza insomma è che oltre alla provvisionale ci sia giustizia completa. “Abbiamo scelto una strada di serenità, di lasciar lavorare la magistratura. Non abbiamo fatto manifestazioni, perché 65 famiglie sangiorgesi truffate hanno saputo resistere. C’è chi ha comprato casa nel 2004 pensando a un progetto di vita affrontando una spesa che poi si alzava di 30mila, 40mila, 50mila euro e sapendo di poter perdere tutto. E avendo davanti a sé strade segna fogne, senza illuminazione e qualcuno senza tetto se non un blocco di cemento armato”. I primi sono entrati nel 2008, gli ultimi nel 2014, con l’atto pubblico finale, “prima lettera positiva in mezzo a un bombardamento di decreti con cui cercavano di farci saltare, in modo da bloccare l’azione civile che invece ora faremo con forza”. Anche perché la parte penale è ormai vicina alla prescrizione.

“L’anno nero fu il 2010. E da quel giorno siamo stati nel patema d’animo di chi versava soldi senza mai avere la certezza che la casa fosse nostra, mancando a molti il passaggio di proprietà. È stato difficile perché il rischio di andare uno contro l’altro” spiega Angelo Larocca. Alla fine, merito ai soci, “ci siamo dati fiducia”, alle banche, “Bcc di Montecosaro e Picena che hanno avuto fiducia in noi”, e a i fornitori “che hanno ammesso di aver fatto lavori in altri luoghi pur se pagati dall’Edilcoop Prisma” conclude Fermani.

L’Edilcoop è pronta a ripartire, dopo l’interregno di Fermani, e lunedì verrà rieletto il Cda, con mandato triennale. “Per una volta hanno vinto determinazione, coraggio, professionalità e trasparenza. Questo dal 2010, da quando organi esterni e revisori interni certificano ogni azione”. 

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