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La telefonata, il verricello, la nave da salvare e Papa Francesco: Ciro Petrunelli, comandante della Capitaneria sangiorgese, si racconta

ciropetrunelli

“Sono state tante le missioni di soccorso a cui ho preso parte. Esperienze che mi hanno formato a livello umano e professionale, perché sono per azioni in cui non si agisce mai da soli. Salvare una vita non ha prezzo, è una cosa che gratifica tantissimo e in quei momenti è l’unica cosa che conta”.

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – “Essere il comandante significa gestire i propri uomini, motivarli, addestrarli, farsi seguire. Essere un leader significa far sì che le cose accadano”.

Sguardo fiero, stretta di mano decisa e la voce che non traballa mai. Se non fosse per quando racconta l’incontro con Papa Francesco. Perché anche quando parla del miracoloso salvataggio di una barca piena di siriani in balia delle onde riesce a restare freddo: “Ma questo è uno sforzo, perché se entrassi nei dettagli difficilmente potrei non commuovermi”. Ciro Petrunelli è il nuovo comandane dell'ufficio circondariale marittimo di Porto San Giorgio. È lui che guiderà, almeno per i prossimi due anni, gli uomini della Capitaneria di porto.

Dai salvataggi dei profughi che fuggono dalla guerra a Porto San Giorgio. Una nuova sfida, “Sono arrivato in piena stagione balneare e con la pesca in piena attività e mi sono tuffato in questa operatività”, ma il passato non si può cancellare: “Sono state tante le missioni di soccorso a cui ho preso parte. Esperienze che mi hanno formato a livello umano e professionale, perché sono per azioni in cui non si agisce mai da soli. Salvare una vita non ha prezzo, è una cosa che gratifica tantissimo e in quei momenti è l’unica cosa che conta”.

Ogni volta una nuova avventura in mezzo al mare alla guida di un pattugliatore. Nel Fermano l’arrivo dei profughi è spesso motivo di polemica, per Petrunelli, invece, “l’unico pensiero è salvare persone. Di fronte agli occhi avevo immagini drammatiche, persone in difficoltà che rischiano di perde la vita-. Tanti bambini, spesso in condizioni non ottimali. Il nostro compito è salvare e dare speranza”. La sua crescita professionale passa per porto San Giorgio, da un pattugliatore a una scrivania da cui guida uomini in compiti diversi: “È un impiego diverso che ho fortemente voluto per completarmi a livello professionale. La mia crescita, come capo di un circondario, è fondamentale. Abbiamo mezzi nautici, sono già uscito in mare con il maresciallo Cosimo Carbone, abbiamo attività operative e in più si unisce l’aspetto amministrativo. Tutto si intreccia”.

Sul tavolo ha la foto con Papa Francesco, un momento che ha segnato la sua vita, dopo essere stato uno dei protagonisti del salvataggio che gli è valso una medaglia d’argento: “Capodanno 2015, ero a casa con la mia famiglia. Mi suona il telefono e mi viene chiesto se sono pronto a salire sull’elicottero e calarmi per prendere il comando di una barca alla deriva in mezzo al mare. Ho risposto di sì. Mia moglie, al mio fianco, mi guarda e mi dà dell’incosciente. Lei sapeva cosa mi aspettava, visto che è un pilota di elicotteri. Ma non ho esitato”. Iniziava così l’avventura insieme ad altri due uomini della Capitaneria: “C’era un mercantile partito dalla Siria pieno di Siriani. Gli scafisti, davanti alle coste italiane hanno abbandonato la nave. Ci hanno chiamato dalla barca dicendoci che la nave si sarebbe schiantata contro le coste calabresi. Normalmente si interviene con una motovedetta che affianca la barca e fa salire il personale. Ma le condizioni del mare non erano adatte. Da qui la decisione di farmi scendere con il verricello dall’elicottero. C’era un vento molto forte ed era notte. Ho chiamato due uomini e senza neppure fare gli auguri gli ho chiesto se avrebbero rischiato la vita con me per quelle persone sulla nave. Non hanno esitato. Ci conoscevamo da tre mesi, ma avevano lavorato fianco a fianco a bordo della nave ogni ora”. E dire che Petrunelli ha paura di volare, ma il desiderio di salvare vite umane è stato più forte. “Per questo salvataggio sono stato premiato e ho potuto incontrare Papa Francesco. Ero io lì, ma rappresentavo il lavoro di 11mila uomini che ogni giorno lavorano nel canale di Sicilia. La mia è stata una operazione che ha avuto risalto, ma il lavoro quotidiano è incredibile e spesso non riconosciuto, perché si resta nell’ombra”.

Questo è Ciro Petrunelli, il comandante che condivide la casa con la moglie che guida elicotteri e che dopo la nascita della figlia, “io ero in mare e lei spesso in volo”, ha scelto di intraprendere la carriera a terra con lo Stato Maggiore. “Tutta la mia esperienza porto qui, in questo Ufficio circondariale di grande importanza, con uomini capaci”. Abusivismo, pesca illegale e controlli ambientali, ecco i nuovi compiti per Petrunelli. Non ci saranno verricelli e barconi di profughi, ma resta l’attenzione alla vita umana.

@raffaelevitali

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