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Salute mentale, a Porto San Giorgio i pazienti si affidano alla dottoressa Shaky, un husky di 4 anni

pettherapy

Per la Regione Marche è una struttura sanitaria a 5 stelle, ovvero eccellente, per i familiari un luogo dove lasciare in sicurezza i propri cari, per i pazienti la speranza di recuperare. È la Comunità residenziale per la Salute mentale gestita dall’associazione Gruppo Famiglia Onlus, presieduta da Anna Arras.

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Un medico a quattro zampe. Per la Regione Marche è una struttura sanitaria a 5 stelle, ovvero eccellente, per i familiari un luogo dove lasciare in sicurezza i propri cari, per i pazienti la speranza di recuperare. È la Comunità residenziale per la Salute mentale gestita dall’associazione Gruppo Famiglia Onlus, presieduta da Anna Arras. Da 40 anni punto di riferimento per il territorio, la struttura si trova a Porto San Giorgio e si occupa della cura e la riabilitazione psicosociale di soggetti adulti di ambo i sessi con problematiche psichiche e psichiatriche. Un’equipe qualificata opera da anni: educatori professionali, pet therapist, infermieri, psicologi, psicoterapeuta, neuropsichiatra e medico di base.

Ma siccome bisogna sempre crescere e innovarsi, ecco l’arrivo della ‘dottoressa’ Shaky. È una Siberian Husky di quattro anni “già in possesso – spiega l’associazione - dei requisiti per poter operare e per le peculiarità comportamentali e caratteriali”. In coppia con lei, come nei migliori telefilm, c’è Giorgio Monterubbianesi, educatore professionale e conduttore in Pet Therapy. Un tandem integrato con l'equipe prescrittiva e quella operativa.

Il sistema sanitario crede molto nella attività curativa con gli animali. I primi utilizzi, per scopo terapeutico, risalgono a fine ‘700 dalle osservazioni di William Tuke che studiò gli animali da cortile e la loro influenza su persone con disturbi psichiatrici a livello di autocontrollo ed equilibrio emotivo. Negli Stati Uniti, dopo il secondo conflitto mondiale, vennero utilizzati gli animali con i soldati che avevano riportato danni fisici, emotivi e stati di shock. Ma è il 1953 l’anno chiave, con Boris Levinson che inizia a parlare di Pet Therapy. “Egli notò come la presenza del cane ha influito sulla mediazione relazionale facilitando il rapporto terapeutico. I benefici del rapporto uomo-animale agiscono a più livelli, biologico, fisiologico, psicologico e sociale” proseguono i gestori della Comunità residenziale.

Quando di parla di Pet Therapy non bisogna immaginare un cane vicino al paziente. Perché è un insieme di tecniche in cui l’animale è il referente della relazione e il conduttore un mediatore fra l’animale e il fruitore. Pet in inglese significa animale da compagnia, ma anche, come verbo, accarezzare. Con il cane in particolare, animale emotivo che tende a risolvere i conflitti, si riescono a compiere numerose attività, che variano in base alla tipologia di attività, essendo tre le categorie di intervento: attività assistite dagli animali; educazione assistita dagli animali; terapie assistite dagli animali.

“Se nelle prime gli interventi sono di tipo ludico-ricreativo, nel secondo campo di intervento si prevedono progetti educativi, rieducativi e culturali nelle terze categoria sono interventi individualizzati sul paziente a supporto delle terapie tradizionali per la cura di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o plurime”. Per queste cure, non si possono utilizzare tutti i cani ma devono avere delle caratteristiche specifiche e acquisire la necessaria abilitazione. Un cane deve essere equilibrato, prevedibile e non deve avere reazioni repentine né in eccesso né in difetto, di fronte alle situazioni in cui è chiamato ad operare. Un cane deve essere come la dottoressa Shaky.

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