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Porto San Giorgio, le imprese muoiono: -65 in un anno. La Cna: "Cresce solo il terziario"

cnaciaba

L'assessore CiabattonI: "“Abbiamo una città molto complessa. Città piccola ma molto concentrata, con una grande multiculturalità".

PORTO SAN GIORGIO – La fotografia dell’economia di Porto San Giorgio la scatta Giuliano Rocco. La Cna ha studiato ogni aspetto della città e non è stato facile: “Una indagine (Dati camera di Commercio, Aci, Istat e Anci) indispensabile per gli addetti e per la collettività per conoscere lo status delle attività. Una base per ragionare anche sulla città che immaginiamo”.

Sviluppo economico e sociale si intrecciano alla buona politica e al buon vivere. “Il calo complessivo delle imprese è provinciale. Nella Provincia di Fermo sono 19026 le imprese. A Porto San Giorgio domina il commercio, 33,1% e 551 imprese, e poi le costruzioni con il 12,1% per 201 imprese” spiega Rocco.

L’ultimo anno è stato pesante. Tra imprese attive e chiuse, la differenza rispetto all’anno scorso è -65 per Porto San Giorgio, il 9%. Fermo è sceso dell’11,2%, Porto Sant’Elpidio del 12,3%. Complessivamente nei 40 Comuni ognuno ha un saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni. A questi dati negativi si aggiunge che solo a Porto San Giorgio negli ultimi due mesi hanno chiuso altre nove imprese, “ma l’estate di solito porta nuove aperture”.

A Porto San Giorgio ci sono 104 imprese ogni mille abitanti che danno occupazione a circa 5mila persone. 72 imprese imprese legate al settore agricolo e 36 della pesca, 30 vongolare e sei pescherecci. A questo si abbinano i servizi di ristorazione: bar e ristoranti con 153 attività non hanno rivali. Dalla nascita della Camera di Commercio nel 2009, fino al 2011 c’è stato un aumento delle imprese, poi è iniziato il declino. “Manca ancora l’onda lunga del terremoto. Il rischio è che il turismo calando comporti poi una riduzione di imprese”.

“Crescono gli imprenditori stranieri, secondo la nostra stima – prosegue Rocco - ci sono 140 imprese gestite da stranieri. La metà degli stranieri residenti, sono 972 in città, lavora nelle imprese di qualche concittadino”. A prevalere sono i rumeni, 34.9%, seguiti da albanesi, 13.4, e polacchi, 8.4%. Non solo imprenditori stranieri da Paesi in difficoltà, ma anche figli di italiani espatriati in Germania e Francia negli anni ’70 e che oggi aprono attività a Porto San Giorgio.

Il calo maggiore, dal 2009 al 2016, con 24 imprese, è nel settore agricoltura, “ci preoccupa perché causa terreno incolto, fossi non curati, assenza di manutenzione”, e pesca che hanno smesso. Calo nel manifatturiero, del 12,8%, e nel commercio del 9,4%. Nel 2016 il calo principale è stato nel settore commercio, -35 imprese, costruzioni, -9, e manifatturiero (abbigliamento e calzature) con -8. Ha frenato la ristorazione, con un -6, “ma solitamente riaprono in estate”. C’è anche qualche segno positivo nel settore servizi: assicurazioni +5 e istruzione, asili, +3, comunicazione +10 e alloggio +14.

Tutte insieme le imprese sangiorgesi fatturano oltre 500 milioni di euro all’anno. “Abbiamo una città molto complessa. Città piccola ma molto concentrata, con una grande multiculturalità. Città a vocazione turistico commerciale? Vero, ma in realtà poi c’è molto altro. Quello che emerge dallo studio è che non c’è un blocco sociale di riferimento con interessi omogenei” sottolinea l’assessore Catia Ciabattoni. Difende la sua città l’assessore al commercio e turismo: “Sembravamo la pecora nera della Provincia, la Cna fotografa una realtà diversa. Secondo Unioncamere sono tre i Comuni che hanno subito la perdita maggiore: Porto Sant’Elpidio -12,3, Porto San Giorgio -11.9 e Fermo -11,2%. Resta il fatto che dobbiamo uscirne”.

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