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Loira all'attacco: "I sangiorgesi non sono dei pecoroni che credono che il Caffè 900 chiude per colpa del Comune"

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Il primo cittadino: “Il ‘900 è la nostra attività commerciale più importante. Bisogna fare una analisi sociologica della città. Ho il rispetto massimo per questo Bar, ma non accetto che chi lo gestisce imputi a noi colpe proprie".

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Morto San Giorgio? il sindaco Nicola Loira non ci sta e parte dalla chiusura del Caffè 900, che arriva dopo mesi di lavori in cui lui sostiene di essere stato supportato da tutti i commercianti. “E’ la storia della nostra città ed esempio di professionalità e qualità”. Questo nella storia. “Ma ora si intreccia a un attacco all’intelligenza e all’immagine dei cittadini”. Per farlo, però, non vuole entrare nella polemica che sui quotidiani ha coinvolto l’amministrazione: “E non rispondo ai miei oppositori che privi di contenuti quando vedono un osso da mordere si gettano usando il refrain ‘per amore della città’ quando invece la denigrano”. Attacca l’uso dei social, “che hanno una portata planetaria e non cittadina”.

L’affondo vero è per chi considera “i sangiorgesi come una comunità di pecoroni, poco dopo essere sbarcato in città”. Velate, neppure troppo, parole contro la proprietà “che ha parlato di chiusura dovuta al Comune e ai cantieri”. Anche perché i lavori secondo Loira vanno proprio nella direzione opposta: “I lavori la città li attende da tempo. Forse si è dimenticato come erano i marciapiedi di via Verdi o vicolo Cialdini, di come era la pubblica illuminazione in piazza, fatta di fari da cantiere. Insomma, noi in un attimo siamo passati dalle critiche per la situazione del centro al ‘che li avete fatti a fare’ fino a sindacare l’organizzazione del cantiere”.

Una città di capi cantiere per il sindaco. “I modi e termini di effettuazione di lavori, per quanto tecnicamente possibile li avevamo discussi e concertati con gli esercenti. Tre incontri con la ditta”. La richiesta fu di farli dopo l’estate, poi la richiesta di aspettare la fine di settembre: “E noi abbiamo atteso. E ora riapriamo pure in anticipo. Quindi se i lavori fossero iniziati a settembre forse il Natale in piazza lo avremmo vissuto”.

Li rifarebbe domani stesso i lavori: “Non dimentichiamo i sottoservizi che abbiamo rimesso a nuovo. Abbiamo pulito i fossi, che non potevano più ricevere e convogliare le acque” prosegue il primo cittadino. Tornando alla chiusura del Caffè, il sindaco ricorda che l’accusa iniziale era “non spendete soldi per fare al piazza al ‘900” e ora è diventata “con i lavori avete fatto chiudere il Caffè”. Insomma, una città con tendenze bipolari: “Abbiamo ridato smalto e decoro al centro cittadino”. E lo ribadisce con forza il sindaco, nel caso non fosse chiaro, quanto consideri lo storico bar: “Il ‘900 è la nostra attività commerciale più importante. Bisogna fare una analisi sociologica della città. Ho il rispetto massimo per questo Bar, ma non accetto che chi lo gestisce imputi a noi colpe proprie. Vorrei rivivere questo momento con figure come Marcotulli, Marcattili, Mancini: commercianti che per decenni hanno portato creatività, professionalità e lungimiranza imprenditoriale”.

Il passato serve al sindaco per ricordare l’evoluzione storica di Porto San Giorgio: “Negli anni ’60 eravamo la città tra le più belle e attrezzate. Poi è iniziata al vocazione commerciale con il cambio urbanistico. Per comprare si andava a Porto San Giorgio e Ancona. Ma non tutto dura, perché altri si sono attivati, dall’entroterra alla costa. Sono nate le multisale cinematografiche vicino ad arterie chiave con la chiusura di sale tradizionali. Colpo letale la barriera di Campiglione. E poi la chiusura delle discoteche Flexus e Zen. Fino ad arrivare alla crisi economica che in un contesto cittadino poco accessibile è diventata letale”.

Un excursus per dire che “dobbiamo ridare una città che può essere frequentata. Si può contestare la politica turistica e di accoglienza, ma non si può scaricare sull’amministrazione ogni vicenda umana, privata o aziendale. Noi proseguiamo e inizieremo a breve via Giordano Bruno, con un investimento di centinaia di migliaia di euro, poi le mura castellane, degradate e insicure per la frequentazione, fino all’intervento su viale dei Pini con il nome della ditta che arriverà venerdì”.

Basterà per riprendere vita? Lo sviluppo commerciale purtroppo è frenato anche dagli altissimi affitti dei locali commerciali: “Ma su questo la mia posizione è marginale. Anche se studiamo azioni fiscali. Ma non si creda che sia così facile”.

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