11252017Sab
Last updateVen, 24 Nov 2017 7pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Porto San Giorgio, una città in crisi che non ha ancora capito come affrontare il futuro

lungomarepulito

Ci sono due problemi evidenti. Il primo, fotografato dal deficitario natale, è che le persone a Porto San Giorgio non ci vanno più con piacere. La seconda è che la crisi dei consumi ha colpito l’ex perla del commercio più di altre realtà.

di Raffaele Vitiali

PORTO SAN GIORGIO – La chiusura temporanea del Caffè 900, storico locale di Porto San Giorgio, deve aprire una riflessione. Ma non tanto sulle vicissitudini del locale stesso, che dal 1949 accompagna la vita dei sangiorgesi, quanto sullo stato di salute della cittadina costiera.

Ci sono due problemi evidenti. Il primo, fotografato dal deficitario natale, è che le persone a Porto San Giorgio non ci vanno più con piacere. La seconda è che la crisi dei consumi ha colpito l’ex perla del commercio più di altre realtà. Due situazioni che I lavori nel centro cittadino hanno sicuramente acuito. Innegabile, perché se alla mancanza di voglia di fare acquisti si aggiunge anche la difficoltà di parcheggiare o di passeggiare, il gioco è fatto. Ed è un gioco a perdere per tutti.

Ma è anche vero che Porto San Giorgio ha una sola strada per recuperare la posizione perduta ed è quella di tornare attraente. Come riuscirci? Di soluzioni negli anni se ne sono adottate diverse, amministrazione dopo amministrazione, e solitamente erano indirizzate a una sola strategia: fare eventi, spendendo soldi per qualcosa che durava un attimo. L’amministrazione Loira ha deciso di cambiare tattica e ha puntato sulla riqualificazione. Un progetto a lunga gittata che come nelle aziende guarda allo sviluppo negli anni e non a risultato del girono dopo. Giusto o sbagliato? Una scelta chiaramente politica che magari premierà la prossima amministrazione, che potrà anche pedalare lungo la prima ciclabile sangiorgese.

Perché è indubitabile che una piazza, seppur ‘finta’ visto che i mezzi ci passeranno comunque, arricchirà una città fatta di strade e viali. E la dimostrazione arriva dai negozianti che insistono sul viale della stazione: “Posso dire che finalmente da un paio di settimane la gente è tornata a guardare la mia vetrina, sono fiduciosa per questo periodo di saldi” commenta uno dei più interessati dai lavori.

Potevano finire prima? Impossibile? Si potevano fare scaglionati? Forse, ma sarebbe stato antieconomico e avrebbe solo spalmato i disagi nel tempo. Chiusure necessarie? Ascoltando chi sta in via Verdi la riposta è assolutamente ‘no, per il Comune non c’erano alternative.

Sta di fatto che oggi, con una pazza riaperta, ma da completare, e le vie vicine che ritrovano luce, c’è un caffè storico che chiude. Non lo ha fatto prima, lo fa oggi quando i lampioni sono quasi al loro posto. Scelta aziendale, come quella del comune è politica. Entrambe sbagliate? I conti si fanno in casa, con la differenza che quelli del Comune sono i conti dei cittadini. E cominciano a essere costosi. L’obiettivo della riqualificazione è offrire a turisti e fermani una passeggiata più piacevole. Per fare cosa? Comprare è il sogno dei commercianti. Ma di vetrine sfitte ce ne sono troppe. Tutta colpa del Comune? Non solo, anche se una politica fiscale pro commercio, come chiesto dall’opposizione, andrebbe valutata. Perché gli affitti dei negozi, ed evitiamo di parlare di quelli degli appartamenti, sono altissimi, superiori a Civitanova. Follie di una realtà che non ha capito che il mondo è cambiato. Una realtà che ancora pensa di dover fare concorrenza a Fermo, dimenticando che il capoluogo ha il doppio degli abitanti e quindi, in tempo di tagli senza fine, anche di risorse. 

@raffaelevitali

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.