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Videogiochi, dipendenze e social network: don Mario Lusek e le sfide della famiglia 2.0

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Il primo tassello del patto è il Comune, una sorta di cabina di regia, poi ci sono la scuola, la chiesa, le associazioni sportive e quelle culturali: tutti quelli che possono aggregare i giovani. Ciclo di incontri a Porto San Giorgio.

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO – La famiglia 2.0 è una realtà, ma va conosciuta e affrontata. “Il progresso ha molte sfaccettature, alcune violente, e richiede un patto tra le istituzioni e la comunità, in particolar modo con chi svolge un ruolo di comunicazione” sottolinea il sindaco di Porto San Giorgio, Nicola Loira, introducendo i quattro incontri pensati con la parrocchia di San Giorgio.

Il primo tassello del patto è il Comune, una sorta di cabina di regia, poi ci sono la scuola, la chiesa, le associazioni sportive e quelle culturali: tutti quelli che possono aggregare i giovani. “Perché di questo si parla, di tutelare i minori e i più giovani dalle conseguenze negative del progresso e della società”. nessun attacco alla modernità, ma un percorso “che permetta di assorbire il meglio della società”. Nasce così il progetto che da domani ad aprile riempirà per alcune serate, sempre alle 21, la sala Imperatori. Ruolo chiave l’ha giocato don Mario Lusek, entrato subito in modo attivo nella comunità cittadina.

Dove c’è parrocchia c’è Tota Gramegna, l’assessore ai Servizi Sociali e alle politiche per la famiglia. “Lusek si presentò parlando di ‘città che deve stare bene ed essere felice’. Quelle parole mi sono rimaste dentro e questo progetto ne è la riprova”. Il primo step è stato verso i genitori, oggi il discorso si amplia. “Avremo esperti di videogiochi, come Paolo Nanni, che affronterà il tema di Fortnite, un must tra i ragazzini che proprio per questo sono i benvenuti all’incontro. Poi Lorenzo Lattanzi che parlerà di social network. Il 21 marzo Rosita Mori, psicologa del Sert che parlerà delle dipendenze. Ultimo step con Ernesto Diaco il 12 aprile”. Fuori dal cartellone ci sarà anche un appuntamento con una psicoterapeuta di livello nazionale che a teatro parlerà del ‘come educare i figli, come affrontare l’adolescenza’.

Dietro tutto quindi c’è don Mario: “Per essere felici in città, serve il dialogo. Ho avvertito attorno a me un clima di simpatia, per cui ho capito che era necessario uscire dai recinti sacri, immergersi nella vita di città”. È nato così il laboratorio di dialogo con la città, che non può essere solo teoria: “Siamo partiti dall’analisi del linguaggio e oggi puntiamo sulla parola chiave: l’educazione”. Un termine laico, che coinvolge tutti partendo dalla regione. “Dobbiamo trovare una convergenza, se non di mete di obiettivi. La visione è il percorso per una missione congiunta. Noi vogliamo partire e poi coinvolgere più realtà possibili”.

Incontro clou è quello con Ernesto Diaco, un laico che coordina il settore educazione della Cei. “Dopo di lui spero che ci saranno altri soggetti che metteranno a disposizione le proprie competenze. Noi vogliamo creare luoghi competitivi, ma non di sballo”. Incontri semplici, conviviali. Giovanni Ferroni, catechista, aggiunge: “Vogliamo avvicinare i giovani partendo da quello che loro conoscono: i social, i giochi, lo sballo. Noi vogliamo capire i messaggi dei ragazzi e poi tradurli in azioni. Vorremmo aiutare i genitori a cogliere il segnale di disagio che c’è dentro la famiglia”.

Genitori ed educatori, allenatori e studiosi sono il target di riferimento degli incontri. “I destinatari non sono solo quelli che frequentano la parrocchia, noi vogliamo aprirci. Noi abbiamo una visione integrale dell’uomo, che non è solo la visione della parrocchia, ma culturale. Nessuna barriera, puro confronto laico” conclude don Mario Lusek.

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