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Intervista. Il mare visto da Petrunelli, Capitaneria: 'Credere nel porto. Troppa pesca sottocosta. Erosione, una sconfitta per tutti'

battello capitaneria

Il comandante del Circomare sangiorgese lascerà a settembre: Prima, però, voglio mgliorare il livello di qualità di servizio di salvataggio a Porto San Giorgio, garantendolo senza soluzione di continuità. Senza la pausa pranzo, come fanno a Fermo e Porto Sant’Elpidio. LE PAROLE DEL SINDACO LOIRA

di Raffaele VItali

PORTO SAN GIORGIO – Anno importante il 2019 per Ciro Petrunelli, il comandante del Circomare di Porto San Giorgio, “la città con una delle migliori vongole dell’Adriatico”. Entro settembre lascerà la guida di questa importante base della Capitaneria di Porto. Ma tanto ha ancora davanti da fare.

Comandante, come procede la sua vita stanziale, dopo gli anni in nave?

“Ritmi professionali e familiari sono cambiati. Posso anche affermare, diversamente da quello che pensavo, che non c’è poi una differenza operativa rispetto alla mia attività precedente. Ho molte azioni diluite nel tempo. Il vantaggio però è la base fissa, a bordo ti muovevi e cambiavi porto”.

Il Circomare di Porto San Giorgio è da sempre formato da molti giovani, è un vantaggio?

“Un grande vantaggio. Si è sempre mantenuta una base con esperienza, più pronta. Il giusto mix con i giovani ci permette di essere molto operativi. Si riesce a formarli, una sfida in più anche per me. In ogni comando precedente ero sempre il più giovane, ma con il grado più alto. Non facile farsi seguire, ma era uno stimolo”.

I giovani portano tecnologia, modo di ragionare diverso anche dentro la Capitaneria?

“Hanno cambiato il nostro modo di comunicare. Abbiamo le nostre chat su WhatsApp, abbiamo esperti di tecnologie che sanno fare cose per altri inimmaginabili. E anche a livello di fotografia e video abbiamo fatto dei salti in avanti di qualità. Lo scopriamo spesso proprio nel rapportarci con l’informazione”.

Quanti uomini e donne a disposizione?

“L’ultimo è arrivato il 27 dicembre. Non ho personale femminile per una questione logistica, l’impossibilità di avere spazi divisi. Con un locale nostro, con una Capitaneria di proprietà arriverà”.

La Questura a Fermo ha cambiato qualcosa per voi?

“Nulla, noi collaboriamo ma non facciamo parte dell’organizzazione del sistema di sicurezza nel senso stretto. Poi collaboriamo, penso all’operazione Spiagge sicure. Il nostro comando provinciale resta San Benedetto”.

Possibile un comando provinciale a Porto San Giorgio?

“Non lo escludo, ma è vincolato a una crescita parallela del porto e della sede all’interno del porto. Serve la logistica. Se cresce il porto, cresce anche la Guardia Costiera”.

Oggi come oggi, il porto come sta visto da voi?

“È stabile, ma al di sotto delle sue potenzialità. Chiaro che la situazione è incancrenita. Siamo vicini a un bivio, ma sono fiducioso perché so che l’amministrazione ci sta lavorando. E il punto di svolta sarà il nuovo Piano regolatore portuale, sia turistico sia peschereccio. Complicato fare progetti senza avere in mano lo strumento pianificatore. Noi faremo parte del tavolo con la Politecnica delle Marche che si sta occupando del nuovo Prg”.

Problema imboccatura, la sabbia aumenta?

“Siamo a dicembre e se ne parla poco. Immagino che durante la stagione invernale peggiorerà. E quindi non escludo di dover rivedere l’attuale provvedimento che disciplina l’accesso in porto, ma sono fiducioso sul prossimo dragaggio. I fondi ci sono, attendiamo la chiusura delle pratiche burocratiche. Ideale farlo tra aprile e maggio. Lo auspico e me lo auguro professionalmente”.

Ma lei se ne va?

“Quasi sicuramente nel 2019 me ne andrò, spero con delle buone notizie e dei passi in avanti”.

Come si affronta l’ultimo anno di sede. Con quali stimoli?

“Sono ancora più importanti. Quando arrivi serve tempo per conoscere il territorio, le persone, le dinamiche. Nel secondo anno hai una idea e puoi incidere e lasciare un segno. È stimolante”.

Il 2018 del Circomare. Partiamo dal mare?

“Primo obiettivo era essere presenti in mare, non solo d’estate. I pericoli sono tanti. I risultati mi hanno soddisfatto. Abbiamo sventato diversi rischi: dall’utenza diportistica che per svista, dimenticanza o furbizia non rinnova l’assicurazione, non si dota dei sistemi di sicurezza, non verifica l’integrità del battello, e due sono affondate ma siamo arrivati in tempo: dai pescherecci, cercando di sensibilizzare. Tutte le volte che saliamo in un peschereccio in porto, andiamo oltre il compitino verificando anche la sicurezza del luogo di lavoro, per evitare di scoprirlo dopo un incidente. Piani di sicurezza, sorveglianza sanitaria, ho cercato di fare prevenzione. Che è la mia parola d’ordine con bagnini e uomini del Circomare”.

C’è ancora il ‘nero’ nel lavoro in mare?

“Va diminuendo. Esiste. Nell’ultima operazione di dicembre (leggi) uno dei verbali è stato per un marittimo non regolarmente imbarcato. Dimenticanza? Il fatto è che c’era. Comunque, crescono i controlli, ma anche la cultura”.

Dal mare alla filiera, anche se non siete i Nas. Come vi muovete?

“Noi controlliamo dal produttore al consumatore. Poi ci avvaliamo di Asur e Nas, ma già il lavoro sulla tracciabilità porta alla luce di irregolarità. Sono tanti i comportamenti non virtuosi, ma gli illeciti sono in calo, di quasi il 50% a livello locale”.

Stupito in negativo da qualcosa?

“Sono stato colpito dalla pesca sottocosta. La ritenevo un’evoluzione culturale del pescatore rispettare le distanze. Abbiamo fatto un passo indietro. A terra, non transigo e invece accade, è la frode, in particolare quando un prodotto solitamente congelato supera la data di scadenza ma viene usato nel ristorante. E non sono i ristoranti cinesi a farlo, come molti dicono”.

Terzo capitolo, inquinamento costa e fiumi. Come sta il Fermano?

“Stiamo migliorando. In particolare sul fosso Valle oscura e Petronilla, che sono dei piccoli torrenti, abbiamo avuto problemi. Lavoriamo in sinergia con Amministrazione, Regione, Arpam e Ciip per risolvere in maniera definitiva il problema. Con la pioggia abbiamo valori batterici non confermi sulla riva. Cause? Non per forza legate a violazioni. Nel 2019 voglio la soluzione. Abbiamo trovato qualche scarico illecito, in abitazioni nuove. Inaccettabile, mentre uno potrebbe capire, ma non giustificare, una casa di trent’anni fa. La vittoria è il collegamento dei condomini alle fogne e un plauso a Porto Sant’Elpidio che, dopo le sanzioni, ha investito sul fosso dell’albero 30mila euro per nuove condotte che non esistevano.

Erosione della costa. È anche una sua ‘sconfitta’?

“Non ho una competenza diretta della gestione della costa da un punto di vista morfologico. Ma come capo del circondario non posso non considerare la situazione di Porto Sant’Elpidio una sconfitta. Da un punto di vista professionale è un’occasione di crescita. La situazione è critica e non consueta. Ho dato un aiuto e un sostegno agli imprenditori con soluzioni condivise per non perdere la sicurezza ma tendono conto delle criticità. Ho fatto sopraluoghi, mi sono confrontato. Il futuro si decide in stanze diverse da quelle del Comune e del mio ufficio. Non è neppure detto che tutto si risolverà con una scogliera emersa. L’attività antropica, scogliere e pennelli, ha influito sulla difesa della costa”.

Ma gli chalet erosi si possono spostare?

“È una soluzione per Porto Sant’Elpidio, non è satura rispetto a Porto San Giogo che ha impegnato la percentuale consentita dalla legge per le concessioni. Quindi in maniera astratta, c’è questa possibilità. E credo che vada considerato, ancora di più se sarà confermato il blocco della Bolkestein”.

Comandante, pronto per il mega concerto di Jovanotti?

“Ci faremo trovare pronti. È un’altra sfida professionale. In piena stagione balneare che coinvolgerà spiaggia e area di balneazione. Un’occasione di crescita per tutta la squadra”.

Obiettivi del 2019?

“Migliorare il livello di qualità di servizio di salvataggio a Porto San Giorgio, garantendolo senza soluzione di continuità. Senza la pausa pranzo, come fanno a Fermo e Porto Sant’Elpidio. Deve adeguarsi questa città, lo chiede il comando regionale che sta discutendo con la regione un nuovo regolamento generale. Ma prima dell’obbligo sarebbe meglio adeguarsi”.

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