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Fine del fermo, la Capitaneria vigila sui pescatori: caccia al pesce per non perdere altro lavoro

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In Italia 2 pesci su 3 consumati nei territori interessati dal blocco vengono dall'estero. Nonostante il lavoro dei pescatori, basti pensare a vongolare e pescatori di cozze, nel fermano che vengono bypassati per cercare il mitile di forma perfetta, ma magari di minor qualità.

PORTO SAN GIORGIO – Una lunga notte quella dei pescatori, da San Benedetto a Porto San Giorgio, scendendo verso sud, sono tornati in mare i pescherecci in tutto l'Adriatico per rifornire dall'inizio della settimana i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco. Cinque lunghe settimane di stop e ora “via libera - sottolinea la Coldiretti - lungo tutta la costa adriatica a fritture e grigliate a "chilometri zero" realizzate con il pescato locale e meno rischi di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto congelato o straniero delle stessa specie del nazionale se non addirittura esotico e spacciato per nostrano”.

In Italia 2 pesci su 3 consumati nei territori interessati dal blocco vengono dall'estero. Nonostante il lavoro dei pescatori, basti pensare a vongolare e pescatori di cozze, nel fermano che vengono bypassati per cercare il mitile di forma perfetta, ma magari di minor qualità. “Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo – sottolinea Coldiretti Impresapesca - bisogna verificare sul bancone l'etichetta, che per legge deve prevedere l'area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma ci si puo' anche rivolgere alle esperienze di filiera corta che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica”.

Con il ritorno in mare dei pescherecci, a San Benedetto sotto l’occhio vigile di  Mauro Colarossi, nuovo comandante della Capitaneria a di Porto, Coldiretti Impresapesca rilancia anche il suo appello affinché cambi “questo strumento di gestione (il fermo) che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi”. Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione, la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro.

r.vit.

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