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Papa Francesco sotto attacco, il vescovo di Ascoli in difesa: 'Assurdo chiedere le dimissioni. Siamo con lui'

Giovannidercole

Non entra nel merito delle accuse a Francesco: “Prendiamo sul serio l'invito del Papa ai giornalisti, l'appello alla loro professionalità nel leggere quel testo da cui è possibile comprendere la strumentalizzazione e l'assurdità della richiesta di dimissioni".

ASCOLI PICENO – Papa Francesco è sotto attacco della destra cattolica. E il primo difensore a mettersi davanti alle telecamere è il vescovo più mediatico, quello che accompagna gli italiani sulla Rai ogni mattina, Giovanni D’Ercole: “Non si era mai vista una richiesta al papa di dimettersi orchestrata come una vera e propria operazione mediatica e politica, sfruttando la visibilità del viaggio in Irlanda”.

Il caso è scoppiato dopo la rivelazione del dossier in cui l'ex nunzio a Washington, mons. Carlo Maria Viganò, accusa papa Francesco di aver protetto l'ex arcivescovo di Washington accusato di abusi sessuali su seminaristi. Leggendo il testo, scrive D'Ercole, “è possibile comprendere la strumentalizzazione e l'assurdità della richiesta di dimissioni. Vogliamo bene a papa Francesco come abbiamo amato i suoi predecessori. Non sei solo a lottare contro gli abusi di minori perpetrati da chierici infedeli”.

Non entra nel merito delle accuse a Francesco: “Prendiamo sul serio l'invito del Papa ai giornalisti, l'appello alla loro professionalità nel leggere quel testo da cui è possibile comprendere la strumentalizzazione e l'assurdità della richiesta di dimissioni. È bene che tutti sappiano - precisa mons. D'Ercole - che è stato proprio papa Francesco a comminare all'anziano ex cardinale americano protagonista del caso la sanzione più dura: l'esclusione dal collegio cardinalizio, unita al divieto di celebrare in pubblico. Decisione che forse è avvenuta in questo modo rarissime volte nella storia”.

«Riconosciamo in lui - ribadisce - la nostra guida e il nostro pastore». «Il Papa per me vostro vescovo - scrive ancora ai fedeli il vescovo -, che vengo dalla scuola di San Luigi Orione, è 'il dolce Cristo in terrà, garanzia della nostra fede. In questo momento vogliamo ripetergli il nostro attaccamento più cordiale e fedele nel modo più vero, affettuoso e utile: pregando quotidianamente per lui. Con la tua Lettera al popolo di dio - ricorda ancora - ci hai invitato a pregare, a fare penitenza e digiuno, a collaborare tutti insieme per far sì che mai più avvengano abusi e coperture. Noi come figli che amano il loro padre, ti diciamo di sì”.

Se D’Ercole parla, il grande accusatore, Carlo Maria Viganò, non smette e rilancia. Lo fa attraverso un'intervista, da un luogo che non rivela, e respinge le critiche che gli sono state rivolte. Ci tiene a evidenziare che la sua unica volontà è quella di far emergere "la verità" e sostiene di aver parlato "perché oramai la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa". Non basta. Rimanda al mittente le accuse di "cospirazione", "complotto" e "trame" e precisa di non essere lui il corvo. Ma questo non gli evita di confermare le accuse ai tre cardinali incaricati delle indagini sul caso Vatileaks (Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) e di tirare una stoccata a Bergoglio. "Perché - tuona - i giornalisti non chiedono che fine ha fatto la cassa di documenti che, l'abbiamo visto tutti, fu consegnata a Castelgandolfo da papa Benedetto a Papa Francesco? Tutto è stato inutile?". Sull'umore di Papa Bergoglio si rincorrono voci e smentite. Chi lo dà "rammaricato" e chi lo dipinge "sereno". All'Avvenire il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, commenta con una battuta: "Vi sembrava amareggiato domenica sera sull'aereo? Per favore...".

Negli ambienti vicino al Santo Padre si cerca di smontare pezzo pezzo le macchinazioni, bollandole come "volgarità". Quello che è certo è che tra i cattolici conservatori americani, e non solo loro, in trincea contro il Papa argentino, ora sono usciti allo scoperto. Della sua chiesa riformatrice contestano tutto: dall'immigrazione ai temi ambientali. Ma Papa Francesco vaavanti a teta alta, forte della meditazione mattutina del Pontefice scelta un mese dopo la sua elezione nel 2013: 'Niente chiacchiere, niente paura'. Anche perché per lui parlano i fatti, come ha ricordato durante il suo viaggio in Irlanda: “Le autorità ecclesiastiche non hanno saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini. Sono andato in Irlanda proprio per farmi carico del dolore e dell'amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto che le autorità ecclesiastiche in passato non abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini". Per supportarlo D’Ercole ha chiesto ai fedeli di dedicare la preghiera del 2 settembre a Papa Francesco, la ‘guerra’ dentro la curia, dossier contro fede, è appena iniziata.

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