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Casa di Alice, nessuna violenza sui ragazzi disabili: assolti cinque operatori

carabinieri web2

Il procuratore di Fermo Domenico Seccia, titolare dell'inchiesta, ha chiesto pene da quattro a sei anni ed è probabile il ricorso in appello.

GROTTAMAMRE – Il caso fece scalpore. Filmati e accuse pesanti a carico degli operatori della Casa di Alice, il centro diurno per ragazzi disabili di Grottammare. Ma ieri è arrivata la sentenza di assoluzione per cinque operatori. La decisione è stata presa dal collegio del Tribunale di Fermo. Sotto processo sono in otto con l’accusa di avere maltrattato alcuni ospiti.

Una sentenza, giunta quattro anni dopo i fatti, che fa discutere, dato che i comportamenti degli operatori furono filmati da telecamere nascoste piazzate dai carabinieri. L'assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” da una parte soddisfa la difesa degli operatori, quattro donne e un uomo, dall'altro pone i legali di parte civile in attesa.

Le indagini erano partite dalla segnalazione di alcuni residenti nei pressi della Casa di Alice. Le immagini delle telecamere, con i pazienti nudi e chiusi a chiave hanno rappresentato l'elemento cardine dell'accusa. Nella sentenza assolutoria potrebbe aver avuto un peso determinante la deposizione di un perito della difesa, il quale ha sostenuto che i metodi utilizzati rappresentavano l'unico modo per contenere i ragazzi e che in ogni caso mancava il dolo di volerli maltrattare realmente.

“Aspettiamo di leggere le motivazioni per poi eventualmente sollecitare la Procura di Fermo a presentare appello per la parte penale e procedere comunque noi a quello che concerne la parte civile” ha commentato l'avvocato Mauro Gionni che assiste tre delle famiglie che si sono costituite.

Il procuratore di Fermo Domenico Seccia, titolare dell'inchiesta, ha chiesto pene da quattro a sei anni ed è probabilissimo il ricorso in appello contro l'assoluzione degli imputati. Giudicata a parte, un'altra educatrice della Casa di Alice era stata condannata nel 2017 a due anni di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di complessivi 38 mila euro in favore delle dieci parti civili, familiari di disabili della struttura che da lei sarebbero stati maltrattati con violenze fisiche e psicologiche.

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