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Pochi grassi e molte proteine, il latte dei Sibillini è tra i migliori d'Italia. "Qualità e genuinità tra Fermo e Ascoli"

latte di mucca

Nelle Marche si producono circa 77 5mila quintali di latte. Numeri che comprendono il latte di bufala (circa 30 mila quintali) e quello di pecora (circa 5.260 quintali). In parte è destinato alla produzione di formaggi, yogurt e altri derivati.

Non bisogna stupirsi che poi nascano formaggi di alta qualità da Fontegranne a Sabelli, o yogurt invidiati anche dai produttori trentini, le Marche vantano uno dei migliori latte d’Italia. A certificarlo è la Coldiretti in occasione del Latte Days, iniziativa mirata a sensibilizzare il consumo consapevole.  Rivolgendosi agli studenti dell’Agraria, Simone Mariani, numero uno di Confindustria Centro Adriatico e Ad Sabelli, ha ricordato che “il mondo dei consumi fuori casa continua a crescere anno dopo anno, segnando record a livello mondiale, così come fa il comparto del food italiano, che ha un particolare appeal internazionale. Sfruttate al massimo questi anni di formazione e dateci dentro perché state mettendo le basi per il vostro futuro e quello delle nostre aziende".

Tra i più nutrienti con una bassa percentuale di grassi (3,51% solo il latte della Valle d'Aosta ha valori più bassi) e un'alta percentuale di proteine (3,67%, il miglior dato tra le produzioni regionali). “Per questo bisogna consumare latte locale” rilancia la Camera di Commercio che ha promosso lo studio. "Una ricchezza nutrizionale- aggiunge Gino Sabatini, presidente della Camera di commercio regionale- che è anche una ricchezza della nostra regione: il latte e i suoi derivati prodotti nelle Marche, infatti, sono sinonimo di qualità e genuinità, grazie all'elevata professionalità degli allevatori, di numerose piccole aziende agricole, a cui dobbiamo produzioni di eccellenza conosciute e apprezzate anche fuori dai confini nazionali, e di un sistema industriale, che con la digitalizzazione, ha una straordinaria capacità di penetrazione nei mercati mondiali".

Nelle Marche si producono circa 77 5mila quintali di latte. Numeri che comprendono il latte di bufala (circa 30 mila quintali) e quello di pecora (circa 5.260 quintali). In parte è destinato alla produzione di formaggi, yogurt e altri derivati ma parecchio finisce in bottiglia: 269.240 quintali di latte intero, 398.376 quintali di parzialmente scremato, 21.447 di scremato e 74 quintali di burro. Un lavoro quotidiano per conseguire la qualità con gli allevatori marchigiani impegnati con quasi 11 mila vacche da latte (+ ,7% nel 2017 rispetto all'anno precedente) e che va difeso dall'arrivo di latte di provenienza estera che, a prezzi stracciati, invade e avvelena il mercato.

Per difendere il lavoro degli allevatori, Coldiretti Ascoli Fermo, con il presidente Armando Marconi e il direttore Alessandro Visotti, ha da tempo posto l'accento sulle produzioni del territorio nel segno del chilometro zero, del rapporto diretto con i produttori e sta lavorando per creare filiere territoriali per dare ai consumatori un prodotto genuino, trasparente e, al tempo stesso, difendere il lavoro aumentando la redditività delle aziende agricole. “Auspico la semplificazione delle norme che pesano sulla filiera lattiero-casearia e un sostegno con politiche più adeguate, perché riesca a essere sempre più competitiva" aggiunge il sindaco di Ascoli Piceno, membro nazionale dell’Anci.

Raffaele Vitali

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