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La sneaker ha casa a Grottammare, Fenni fa camminare il Micam: "Qualità e prezzo: si può fare"

fenni micam

L'imprenditore di Grottammare sta attento a ogni dettaglio per restare competitivo. “Magari ho la fodera di tessuto e non di pelle. Ma questo significa 20 euro in meno all’acquisto in fabbrica e 60, almeno, in negozio”.

di Raffaele Vitali

MILANO – Valentino Fenni è uno dei volti del piceno che fa scarpe e fa numeri degni del miglior fermano.

“Una produzione completa, uomo, donna e bambino. Da alcuni anni ci siamo concentrati sullo sportivo”.

Sportivo dal distretto del cuoio, come si fa a essere competitivi?

“Attenzione agli acquisti, minor guadagno, fiere selezionate”.

Su cosa si riesce a risparmiare senza perdere la qualità?

“Magari ho la fodera di tessuto e non di pelle. Ma questo significa 20 euro in meno all’acquisto in fabbrica e 60, almeno, in negozio”.

Ma si perde in qualità?

“Proprio no, l’esempio è Golden Goose, uno dei top, che mette la fodera di tessuto. Chiaro che parliamo di un prodotto che può far sudare leggermente di più il piede, ma se tutti mettono le Adidas significa che il problema non c’è”.

Quale mercato per la sua Meliné?

“L’Europa, con Francia  e Germania in particolare”.

Come mai loro?

“Sono conquistati dal rapporto qualità-prezzo, dalla gestione di ogni problema, che si spera non ci siano mai, ma che sappiamo risolvere velocemente”.

Sempre fatto sneakers?

“Venivo dai tronchetti, dai bikers, questa è l’evoluzione logica in base alle richieste di mercato. Vitello bianco e tanti accessori sono le linee guida. La donna è sempre il top aziendale. L’uomo lo produciamo perché la richiesta era arrivata, copriamo una fascia di prezzo dimenticata dal made in Italy”.

Lei produce anche per il bambino, come sta questa fetta di mercato?

“E’ la seconda stagione che la produco, sta funzionando. Abbiamo una buona risposta”.

Italia?

“Per noi vale il 20%, siamo protagonisti in piccoli negozi”.

Terzismo è il futuro?

“E’ arrivata la firma che mi ha chiesto di produrre una linea per lei. Non lo considero terzismo, lo considero un cliente che sceglie le nostre capacità manifatturiere”.

Quanti dipendenti a Grottammare?

“Siamo in 15, lavoriamo con molti artigiani esterni”.

Quanto investe in stile, nelle linee?

“Nel settore nostro l’innovazione è nelle mani, non è nelle macchine. Per questo non sono così convinto per Industria 4.0. Quello che ci servono son sgravi per assunzioni, altrimenti è meglio che produciamo la rottamazione dei vecchi dipendenti. Perché sono loro la nostra vera forza innovativa. Ma questo non è chiaro”.

Richieste dagli imprenditori, basta il Made in?

“E’ una tappa. Deve andare di pari passo con la defiscalizzazione, con aiuti concreti. Non chiediamo contributi a fondo perduto, ma il rinnovo delle macchine deve riguardare il furgone, come una premonta. E poi c’è la regione Marche, vorremo una pianificazione migliore delle risorse per le fiere. Ci troviamo con una edizione finanziata e quella di sei mesi dopo no. Questo ci crea grandi problemi, va tutto deciso prima e meglio”.

Cosa pensa del web e del mondo social?

“Una strada obbligata. Canale pubblicitario necessario, ma al contempo è pericoloso perché brucia tutto in tempi rapidi. La gente si stanca prima e già pensa ad altro. E per questo l’online, che è il futuro, rischia di uccidere il dettaglio. La gente dimentica cosa significa il rapporto tra venditore e compratore. Cambia anche per noi produttori il rapporto, non abbiamo più i feedback dei venditori, ma solo dei like e delle rese sui grandi portali”.

Cosa pensa di questo Micam?

“Come azienda molto positivo, in generale sui padiglioni non ho visto molte presenze”.

Lei sta nel padiglione 5, lontano dal lusso. Vorrebbe un restyling?

“Lo auspichiamo a breve, anche noi siamo figli dello stesso Dio e meritiamo lo stesso trattamento, perché i nostri metri quadri costano come quelli di chi sta nel luxury”.

@raffaelevitali

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