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Confindustria e sindacati uniti. Sette milioni per un solo scopo: creare lavoro nei comuni terremotati

arquata mariani

"Come Confindustria metteremo a disposizione i nostri esperti e dipendenti per una prevalutazione dei progetti in modo da migliorarli o definirne le potenzialità” aggiunge Mariani.

di Raffaele Vitali

ARQUATA DEL TRONTO – “Abbiamo scelto un luogo simbolo per presentare questo progetto. Partiamo da Arquata del Tronto per raggiungere quante più zone possibili colpite dal sisma”. Simone Mariani, presidente di Confindustria centro Adriatico è seduto al tavolo con i vertici di Cgil, Cisl e Uil per un non consueto asse datori di lavoro – lavoratori. L’unità ha prodotto una raccolta fondi di quasi sette milioni di euro. “Il dipendente ha donato un’ora, l’impresa le ha raddoppiate. Noi ora dobbiamo produrre iniziative e progetti meritevoli. Abbiamo avviato un tavolo di lavoro interno. Faremo conoscere l’iniziativa attraverso seminari come questo di Arquata, unendo sindaci, associazioni e imprenditori che devono produrre progetti realizzabili e concreti. Come Confindustria metteremo a disposizione i nostri esperti e dipendenti per una prevalutazione dei progetti in modo da migliorarli o definirne le potenzialità” aggiunge Mariani supportato dal presidente regionale Bruno Bucciarelli.

Sette milioni di euro che non finiranno in nuovi blocchi di cemento o mattoni, come precisa Davide Martina, rappresentante del Comitato sisma centro Italia che è il motore dell’iniziativa: “Noi non finanziamo l’acquisizione di beni fine e se sessi, ma quelli che avranno un impatto diretto sui lavoratori e sulla creazione della nuova occupazione. Noi faremo arrivare in maniera diretta un beneficio alle famiglie dei lavoratori”. Questo perché i soldi raccolti sono frutto proprio di chi ogni giorno, otto ore al giorno, fatica e produce dentro le imprese. “Non finanziamo mattoni, mentre non c’è limite all’acquisizione di beni, consulenze e servizi”.

“Veniamo da un territorio che dal 2008 ha perso 7mila lavoratori. Da oggi bisogna ripartire: area di crisi complessa, zona franca urbana e ora questi sette milioni. Spero che il Comitato Sisma Centro Italia dirotti i finanziamenti principalmente nelle Marche, che ha avuto il 64% dei danni. Speriamo di portare almeno un paio di milioni di euro di progetti tra Ascoli e Macerata” chiosa Pacetti, Uil. I fondi sono divisi in progetti legati a comuni e associazioni, “per un welfare legato a servizi sociali, che interessano anche attività ricreative e culturali”, e alle imprese, “con un approccio diverso, con azioni per creare reddito e nuove opportunità di lavoro” aggiunge Martina. “Si parla di investimenti tra i 100 e i 200mila euro, con il Comitato che contribuisce fino a 40mila euro”. Soldi diretti che verranno dati in due trance, subito il 40% quando si parla di progetti imprenditoriali, fino all’80% alle associazioni.

Il Comitato Sisma Centro Italia è composto da Confindustria Cgil, Cisl e Uil con l’obiettivo di produrre lavoro. È questa la parola che torna più spesso, anche negli interventi dei tre sindacalisti. “Dopo l’emergenza bisogna pensare alla ripartenza. Ma non c’è ricostruzione se non c’è sviluppo economico e quindi lavoro. Sono numerose le risorse che stanno arrivando e che si abbinano a quelle dell’area di crisi complessa. Ora vanno usate al meglio per produrre occupazione e qualità della vita”. per farlo, si punta sull’unità d’intenti, una cosa tutt’altro che scontata, come ricorda Maria Teresa Ferretti, Cisl: “L’unità con Confindustria è molto importante. Stiamo cercando di valorizzare la partecipazione, che è l’elemento chiave”.

L’unità di intenti parte dalla volontà del presidente Mariani che conclude soddisfatto: “Non ragioniamo su aziende grandi o piccole, noi diamo la possibilità di partecipare a tutti. Posso pensare che non parliamo alle micro imprese, ma so che lavoriamo per agevolare un percorso di sviluppo nell’area montana, a cui sono particolarmente legato”. Il progetto è partito con la benedizione di monsignor D’Ercole, che ha ospitato il primo seminario dentro il centro Agorà di Borgo di Arquata, ed è terminato con le parole di Michele Franchi, vicesindaco di Arquata: “Va snellita la burocrazia, altrimenti proseguiamo con un trend che non funziona e anche chi vorrebbe investire qui poi scappa. Non tuti sono Della Valle. Arquata aveva 1300 abitanti, ne sono tornati 700. Non possiamo essere soddisfatti, dobbiamo lavorare, anche con progetti mirati e finanziati da questa iniziativa, per ridare speranza, futuro e quindi desiderio di tornare tra i Sibillini”.

Non saranno fondi a pioggia e neppure così facili da ottenere, ma se il progetto sarà scelto, la garanzia di avere i soldi è totale: “Abbiamo cercato di semplificare i meccanismi decisionali, sul sito del comitato sisma centro Italia verranno pubblicate le graduatorie e i punteggi dei progetti selezionati. Seguiremo con i nostri occhi quello che verrà fatto. Ci sarà una presenza costante perché vogliamo che qui nasca lavoro. Non abbiamo scelto settori merceologici, ma solo obiettivi chiari che si possono raggiungere con l’internazionalizzazione o la creazione dei brevetti fino all’acquisto di prodotti tecnologici, tutto quello che possa rendere questa zona attrattiva come altri. Il cambio di passo – conclude Martina – è che noi partiamo dalla resilienza. Diteci la vostra proposta di reazione e la vostra proposta di futuro e noi interverremo”.

@raffaelevitali

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