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Il presidente dei geologi: "Il lago di Pilato non esiste più: cancellato dalla siccità"

lago pilato monte vettore 041

Il Lago è stato monitorato per tutto l'anno dopo il sisma del 24 agosto 2016.

MONTEFORTINO – Il terremoto non c’entra, il lago di Pilato è stato cancellato dalla siccità. A dirlo è il presindete dell’ordine dei geologi delle Marche, Pietro Farabollini. Quello che rappresenta uno dei più importanti ecosistemi glaciali relitti dell'Appennino, nel cuore del Parco dei Monti Sibillini, non esiste più. Lo documenta uno studio analitico che Farabollini ha presentato all’Ansa, la principale agenzia di stampa italiana.

Il Lago è stato monitorato per tutto l'anno dopo il sisma del 24 agosto 2016; è stata misurata a più riprese la temperatura in quota (22 gradi alle 12:30 del 23 agosto), e sono state scattate fotografie a intervalli regolari, in particolare fra giugno e agosto, quando si è registrato un deficit di precipitazioni pari al 60-70%. Il responso è inequivocabile: “I famosi «occhiali» del Lago, gli anelli concentrici a quote decrescenti sul fondo delle due conche non esistono più, evaporati a causa delle alte temperature e della totale assenza di precipitazioni”.

Per il geologo, che ha scattato le foto insieme al collega della Regione Marche Gianni Scalella, il materiale detritico fine in loco dimostra che «è improbabile che esistano inghiottitoi e canali carsici sotterranei», vista la natura glaciale dell'area e lo spessore dei depositi detritici. Massi e detriti caduti dalle pareti circostanti, e depositati all'interno dei laghetti, testimoniano che "la sequenza sismica ha esclusivamente aumentato lo spessore dei depositi di detriti della valle probabilmente sollevando il livello di base dei laghetti". Ad una stima altimetrica grossolana, sono circa un metro più in alto rispetto al vecchio livello di base. Tutto questo fa ipotizzare che al di sotto del detrito possano esserci "lenti e/o lingue di ghiaccio che consentirebbero comunque la persistenza della forma glaciale e soprattutto garantirebbero condizioni di umidità fondamentali" per la sopravvivenza dell'abitante più noto del Lago, il crostaceo Chirocefalo del Marchesoni

r.vit.

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