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Dionisi e gli altri: 1500 vigili del fuoco da un anno in azione tra le macerie

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Il pompiere di Ascoli: “Un ricordo che porterò con me per sempre. Come potrei dimenticare quei bambini tirati fuori e il volto sfinito della nonna che, quando si è resa conto che i piccoli stavano bene è svenuta fra le mie braccia, vinta dalla paura, dalla gioia e dall'emozione”.

 

AMANDOLA – Spesso sono i primi ad arrivare. In molti contesti sono gli unici che possono intervenire: sono i vigili del fuoco. Dalla prima scossa del 24 agosto a oggi, i pompieri hanno compiuto 197.544 interventi: 1.136 per salvataggi di persone, 61.159 per recupero di beni dalle abitazioni e di merci e attrezzature dalle attività commerciali distrutte, 89.986 per sopralluoghi, verifiche tecniche sulle strutture e la messa in sicurezza degli edifici, a cominciare da quelli che hanno consentito il ripristino della viabilità principale. Un anno fa, quando alle ore 3.36 si registrò la prima scossa di terremoto, il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco dispose la mobilitazione di tutte le strutture operative con squadre che raggiunsero subito, pur nella difficoltà dei collegamenti stradali interrotti, i centri colpiti. Già nelle prime ore erano operativi sul campo 1.500 vigili del fuoco supportati da 400 automezzi, 8 elicotteri, 2 droni e 40 sezioni operative complete di 10 unità di comando locale. E ancora: mezzi speciali, squadre Saf (specializzate in tecniche speleo-alpino-fluviali), team specialistici Usar (urban search and rescue) per la ricerca di persone sotto le macerie, unità cinofile, addetti al servizio telecomunicazioni e alla comunicazione in emergenza.

In mezzo a loro c’era Danilo Dionisi, vigile del fuoco di Ascoli Piceno, l’uomo che passava dalle macerie ai briefing con la stampa, essendo da anni il riferimento per il comando di Ascoli e Fermo. Quanto accaduto a lui nella notte de 24 agosto è diventato parte del libro scritto da Luca Cari, responsabile della Comunicazione in emergenza del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco: «Maledetto Appennino». Dionisi fu uno dei primi ad arrivare ad Arquata del Tronto, uno dei primi a immergere le sue forti mani tra la polvere, muovendo sassi, per raggiungere le persone sepolte di cui sentiva solo la voce. Lavorando senza paura e senza sosta, assieme ai colleghi, ha salvato la vita a una nonna e ai suoi due nipoti. “Un ricordo che porterò con me per sempre. Come potrei dimenticare quei bambini tirati fuori e il volto sfinito della nonna che, quando si è resa conto che i piccoli stavano bene è svenuta fra le mie braccia, vinta dalla paura, dalla gioia e dall'emozione”.

La gioia è arriva dopo la paura, quella che ha colpito anche il vigile del fuoco mentre raggiunta la donna la vedeva esanime. “ma scuotendola ha ripreso vita. E così abbiamo cominciato a scavare un tunnel per raggiungere ei nipotini. Ma non sapevamo dove fossero”. Dionisi a quel punto si è infilato nel cunicolo, alle sue spalle il collega Rocco Girolami. Avanza, ma qualcosa va storto: il cunicolo artificiale s'è fatto più piccolo. “Sono rimasto incastrato, non potevo andare né avanti né indietro. È arrivata un'altra scossa, il muro ha cominciato a tremare e ho temuto venisse giù. I miei colleghi mi hanno tirato per le gambe e sono uscito”. Entra Rocco, poi di nuovo Danilo Dionisi ed ecco che i bambini tornano alla luce. “Grande merito alla nonna, se i due bambini oggi sono vivi lo devono anche alla nonna che col corpo li ha protetti durante la scossa più forte”. Ma di certo lo devono ai vigli del fuoco, come tanti altri salvati in quelle ore terribili.

Raffaele Vitali

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