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Confindustria, Ascoli dice no ad Ancona. Mariani: "Ci uniamo a Fermo"

mariani boccia

“Scelta che non va letta come riduzionista o al ribasso o campanilistica. Abbiamo cercato di dare ancora più valore all’aggregazione unendo due realtà simili”. In questo modo si crea una Confindustria da 700 soci.

di Raffaele Vitali

ASCOLI PICENO/FERMO – Simone Mariani è un presidente decisionista. Prende una strada e la persegue, convinto di raggiungere l’obiettivo. Credeva nella Confindustria unica regionale, “e continuo a crederci”, ma non in un sistema che avrebbe penalizzato qualcuno in favore di qualcun altro. E così, ecco la Giunta più importante, che si è chiusa da poco e che ha preso una decisione storica: “Abbiamo votato all’unanimità il percorso che porterà a riunire la territoriale di Ascoli a quella di Fermo”. Una volontà chiara che non deve far pensare a un ripensamento: “Scelta che non va letta come riduzionista o al ribasso o campanilistica. Abbiamo cercato di dare ancora più valore all’aggregazione unendo due realtà simili”. In questo modo si crea una Confindustria da 700 soci, dimensionalmente più piccola di una a cinque, ma tra due realtà complementari: “Loro calzature, noi agroalimentare, loro internazionalizzazione, noi meccanica. Elementi di complementarietà importanti”.

La voce è squillante, è soddisfatto il presidente di Confindustria Ascoli che ora attende il passo da quello di Fermo, Giampietro Melchiorri, con cui in questi giorni ha condiviso strategie e pensieri. “Questa scelta dimostra ancora una volta la dinamicità degli imprenditori che davanti a una sfida nuova si sentono motivati”. Un percorso di unione che non nasce sulle cariche: “Nessun tipo di preclusione o preconcetto da parte di Ascoli rispetto a posizione di direzione e presidenza. Ne discuteremo più avanti”.

Quello che è certa è la proposta che Ascoli mette sul tavolo di Fermo: “Unire subito le due società di servizi. È la grande novità. Noi diamo la disponibilità immediata già dal mese di maggio a procedere con una nuova organizzazione associativa di rappresentanza. E mettiamo sul piatto la Confindustria Servizi, che è il braccio operativo”.

Cosa ha portato Mariani a questa scelta, il presidente lo spiega senza nascondersi, perché il percorso regionale ad Ascoli era davvero stato avviato: “I punti oscuri c’erano, ma non ci hanno mai ostacolato o distolto dall’idea che si potesse nonostante i punti oscuri addivenire a un progetto unico. Ma avevo posto una condizione. Che per i primi 24 mesi ci fosse la reversibilità. La possibilità da parte di Ascoli, se avesse verificato cose diverse rispetto a quelle paventate e decise, di fare un passo indietro. Invece, per come si è configurata l’associazione di Pesaro, Ancona e macerata, tale reversibilità non è garantita da Confindustria nazionale”.

Quindi, nessun passo indietro sull’idea di aggregazione, e la scelta di puntare su Fermo lo dimostra, ma una diversa idea delle regole messe in campo. “Bene l’aggregazione regionale se c’è reversibilità. Per questo dico che la proposta di andare avanti per essere più forti rimane e ora, se Melchiorri confermerà la volontà comune, lo diventeremo unendoci con Fermo”.

Nessun punto di arrivo. “È una partenza, perché siamo convinti, sia noi che i fermani, che la aggregazione a 5 si possa a fare nel prossimo futuro”. Peccato per Macerata. “vedremo, nulla è chiuso”. Potrebbe sembrare un passo da poco, ma Fermo e Ascoli che tornano a sedersi nello stesso tavolo con l’ipotesi di un aquilotto, simbolo di Confindustria, unico è storia: “Uno degli elementi più stimolanti è poter essere ricordato come il presidente che ha riunito Ascoli e fermo dopo la separazione del 1979. La mia proposta a Fermo viene in maniera forte e con questa forza affronteremo i passi comuni. Quello che lanciamo oggi è un messaggio etico e bello che va verso gli associati e la valorizzazione dei territori”.

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