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Maxi operazione della Guardia di Finanza: due fermani evasori totali dentro il mondo di Hermes

Guardia di Finanza auto

Le attenzioni investigative hanno determinato l’individuazione di precisi elementi in virtù dei quali poter configurare, nei confronti di tre società da questi uomini gestite l’omissione della presentazione delle dichiarazioni d’imposta sia ai fini delle imposte dirette, sia ai fini dell’Iva per tre anni.

FERMO – Due fermani, un 66enne e un 55enne, B.G. e L.C., in mezzo a un gruppo di piceni e teramani sono i protagonisti della complessa indagine, denominata Hermes, di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno che ha scoperto i componenti di un sodalizio criminoso particolarmente specializzato nella perpetrazione di reati di natura fiscale.

“Evasori totali” li definisce la Finanza ascolana. Le attenzioni investigative hanno determinato l’individuazione di precisi elementi in virtù dei quali poter configurare, nei confronti di tre società da questi uomini gestite l’omissione della presentazione delle dichiarazioni d’imposta sia ai fini delle imposte dirette, sia ai fini dell’Iva per tre anni.

Indagini finanziarie in tre regioni, Marche, in Abruzzo e in Umbria, sono riuscite a ricostruire ciò che effettivamente era stato attuato negli anni dal sodalizio criminoso attraverso la gestione “occulta” delle tre imprese, costituite ufficialmente nelle province di Ascoli Piceno, Teramo e Perugia, ma, di fatto, tutte operanti nel sambenedettese.

!Imprese che, una volta conseguiti gli scopi per cui erano state costituite, erano state poi riversate nelle mani di classici “prestanome”, anche al fine di confondere le effettive soggettive responsabilità di chi, invero, nelle pregresse gestioni, aveva avuto un ruolo attivo finalizzato esclusivamente ad accumulare patrimoni illeciti, di una certa consistenza, attraverso la reiterata perpetrazione di diversi reati fiscali, nell’ambito di un più ampio meccanismo fraudolento pianificato in ogni suo dettaglio”.

A guidare l’indagine la procura di Ascoli che ha portato alla ricostruzione particolareggiata non solo delle posizioni fiscali delle società, ma anche di quelle relative ai flussi finanziari delle medesime, degli amministratori “di fatto”, di quelli “ufficiali” e di un’ulteriore serie di persone direttamente o indirettamente coinvolte negli episodi focalizzati dalle Fiamme Gialle e verso le quali sono stati circoscritti gli accertamenti patrimoniali, che hanno consentito di individuare le concrete destinazioni dei proventi illecitamente acquisiti negli anni.

Per gli indagati denunce e sequestri preventivi di beni per complessivi 470.000 euro, rappresentati da sei immobili ad uso abitativo siti nelle province di Ascoli Piceno e di Teramo e da 29 rapporti di conto corrente, depositi e titoli, individuati presso Istituti di credito di Ascoli Piceno, Teramo, Fermo e Milano.

Una indagine che ha la sa origine nell’operazione “Sugar fraud” del 2014 che scoprì un altro disegno criminoso finalizzato al depauperimento degli asset aziendali di tre imprese e alla distrazione di consistenti somme di denaro e altri valori. Un disegno, anche all’epoca, sventato dalla Guardia di Finanza di Ascoli Piceno attraverso l’esecuzione di misure di custodia cautelare in carcere di due persone del teramano e di arresti domiciliari per altri due soggetti di Ascoli Piceno e di Teramo.

Il servizio in rassegna testimonia l’impegno e l’incisività che la Guardia di Finanza, quale Forza di Polizia economica e finanziaria, assicura nel peculiare e prioritario comparto del contrasto all’evasione fiscale e agli illeciti penali di natura fiscale, le cui concretezze hanno portato ancora una volta a garantire il recupero di beni e valori per significativo importo mediante l’aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti.

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