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Accoglienza, integrazione, discussione, futuro: tutto in un murales, tutto a Monte Urano

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"L’arte è dubitare, ammirare, arrabbiarsi, conoscersi, confrontarsi. E tutto questo c’è nel disegno di Carloni e c’è nel nostro modo di fare politica che è andare incontro, coinvolgere, aggregare e magari sporcarsi le mani” conclude Loretta Morelli.

di Raffaele Vitali

MONTE URANO – Due mani, un volto e un immenso muro. Monte Urano ha affidato a Claudio Carloni, in arte Cowart, 85 metri della sua città. “Quando ho deciso di fare street art lo si decide o per fare il bello o per comunicare. Siamo bombardati di immagine belle che non ci danno più nulla. Io voglio dare uno spunto di discussione lavorando su una scala” spiega l’artista. Due palmi di mano, disegnate in ogni dettaglio, un volto che unisce il nero al rosa e l’azzurro, e tanto ancora che deve essere svelato dall’estro del writer. “Il palmo delle mani non ti dice da dove viene una persona. Capisci solo quanto ha lavorato, quanto quelle mani sono segnate dalla vita”. Con lui, da settimane, in azione i ragazzi del centro Icaro, protagonisti unici del progetto ‘Why Art? Monte Urano’.

Merito alla regione Marche e a i fondi europei, con il progetto lettera A-Aggregazione. Un ruolo l’hanno giocato i centri di aggregazione dell’Ambito XX che hanno scelto la Street art. “Tre opere per tre artisti diversi arricchiranno i Comuni. Noi abbiamo scelto Carloni” esordisce il sindaco Moira Canigola. Urban Play è il motore, gli sponsor sono stati la benzina per “far rivivere il muro grigio che un tempo era segnato dalla scritta ‘Monte Urano città della calzatura’. Ma i tempi passano e serviva qualcosa di più artistico e coinvolgente, che sapesse mostrare la vitalità della nostra comunità. Volevamo farlo diventare il luogo della visione di Monte Urano e oggi lo facciamo con un’opera d’arte” spiega il sindaco.

Lucia Diomedi, assessore ai Servizi Sociali, e Loretta Morelli, consigliera comunale, sono stati i voti dell’associazione tra i volti fotografati. “Le opere d’arte non si spiegano, non si commissionano, non si scelgono. O si amano o si accettano. L’importante è guardarle con un occhio critico, intelligenza e apertura verso idee diverse”. Parole rivolte a parte della sua città, quella che sui social ha criticato il progetto che è appena alla sua metà di realizzazione.

“La mia tecnica parte da immagini scattate da un bravo fotografo. Poi io le modifico, le evolvo. Ed è nata l’opera. I raggi rappresentano una salita, colori distanti che cercano di vivere insieme. Raggi che verranno resi ancora più definiti nei prossimi giorni”. Tutto è nato su un bozzetto: “Le immagini rappresentano non Monte Urano in sé come città. Ho cercato di capirla, l’ho vissuta e girata prima di iniziare per capirla. In tanti mi parlavano delle difficoltà data dalla crisi economica. Ma è una decadenza che non ho vissuto. E questo mi ha dato gli stimoli per rappresentarla”. Da qui la scelta di disegnare un ‘minestrone culturale’ che racchiuda l’essere italiano. “Integrazione con culture differenti e rispetto. Questo voglio rappresentare. Le mani non volevano essere il simbolo della carità, ma il mostrare la storia della persona, che è nelle sue rughe. Per me è una immagine che educa, che porta a domande, visto che sopra l’immagine c’è la scuola. Educandoli avremo una società più sana nel futuro”.

Le mani sono di tutti, il volto è invece identificativo della persona. “Il volto per me è quello che decide cosa fanno le mani. Posso costruire o distruggere e il volto può essere bello o brutto, ma entrambe le cose danno il senso della persona” prosegue Carloni. “Con questo disegno ci apriamo. La politica ha il dovere di aprirsi, di lavorare per scardinare le chiusure di una società che vorrebbe tenere le porte chiuse a forme di espressione diverse” chiosa Francesco Giacinti.

“La Street art ci permette di ridare vita a luoghi dimenticati o degradati, ma soprattutto ci ha permesso di aggregare i nostri giovani dentro il centro, che per molti è stata una scoperta. Sono venuti in tanti, italiani e non, a riprova dell’ottima idea. Tutti volevano trasmettere qualcosa di proprio”. Calzatura, musica e integrazione sono i tre temi che devono trovare posto nel murales. “Temi che rappresentano Monte Urano, ma che sono il simbolo della vita di ogni luogo” aggiunge Lucia Diomedi. L’aggregazione ha permesso tanti ragazzi di vivere “anche i momenti noiosi con me”, come il tagliare la carta con il taglierino per crear ei livelli necessari alla realizzazione dell’opera. “Questo muro crea un pretesto alle persone per vivere insieme, di cercare nel murales il motivo di una discussione”.

“Siamo a metà dell’opera, i laboratori continuano e i taglierini sono a diposizione al centro Icaro, per cui partecipate, venite e vivete con noi questa avventura” ribadisce la vicepresidente di Urban Play, Annalisa Belleggia, che ringrazia il centro Icaro, Anime di Strade, il club Altritalia, la Perigeo e Mon Amour, che è più di uno sponsor, è una attività che crede nei giovani e in Monte Urano. Chi passerà d’ora in poi a Monte Urano si porrà la domanda: why art? “Non c’è una risposta, ma una consapevolezza che può essere ovunque e non solo dentro un museo. L’arte è dubitare, ammirare, arrabbiarsi, conoscersi, confrontarsi. E tutto questo c’è nel disegno di Carloni e c’è nel nostro modo di fare politica che è andare incontro, coinvolgere, aggregare e magari sporcarsi le mani” conclude Loretta Morelli.

@raffalevitali

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