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Steca, la famiglia diventata impresa che cresce e ridà al territorio

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Donata un'automedica alla Croce Azzurra, Basso: “Un mezzo per noi fondamentale. Ci sarebbe bastato un contributo e invece la famiglia Steca ci ha stupito. Siamo felici, la Croce azzurra riesce a coinvolgere”.

di Raffaele Vitali

MONTE URANO – “Dal 2008 abbiamo raddoppiato il nostro mercato”. Detta così, sembra una cosa facile. Ma Federico Steca guida una azienda che partita da edilizia e metano ha saputo innovarsi. Prima l’energia, poi un business sconosciuto al territorio, il recupero degli pneumatici. Una accoppiata che ha permesso alla azienda di Monte Urano, che si trova a due metri dal confine con Fermo, di crescere.

“E quando cresci, la prima cosa che pensi è di ridare a chi è meno fortunato di te. Soprattutto di ridare a quel territorio che ti ha permesso di raggiungere traguardi”. È nata così l’idea di donare un’automedica alla Croce azzurra guidata da Robin Basso. Che passo dopo passo sta rinnovando il parco macchine visto che la generosità del territorio calzaturiero è incredibile.

Questa volta è la famiglia Steca a stupire, cosa che spesso fa nel silenzio, con una Opel Zafira nuova di zecca completamente accessoriata, pronta a svolgere la sua funzione di Potes H12. “Un mezzo per noi fondamentale. Ci sarebbe bastato un contributo e invece la famiglia Steca ci ha stupito. Siamo felici, la Croce azzurra riesce a coinvolgere”.

Ed è vero. Federico Steca è un imprenditore fortunato. Non tanto per la crescita aziendale, frutto di scelte e non di sorte, ma perché sta riuscendo a completare uno dei compiti più difficili: il ricambio generazionale. Tre figli, Paolo, Nicolò e Lucilla, tutti coinvolti nell’impresa, che ormai vive di due filoni, il settore energia e quello degli pneumatici. “Siamo gli unici nelle Marche a occuparci del riciclo di questi pezzi. E nel farlo creiamo materiale per campi da calcio, per asfaltati, per piste, per l’isolamento termico. Quando abbiamo deciso questo investimento, parliamo di milioni di euro, avevamo fatto una lunga indagine di mercato. Volevo differenziare il nostro business, intuendo il declino dell’edilizia”. È nata così la nuova fabbrica di 16mila metri, con macchinari e uffici, a Campiglione

Ecco l’imprenditore che sa leggere il futuro e ha visione. Lo stesso imprenditore che oggi guida un gruppo con 32 dipendenti e che può, col sorriso e l’abbraccio di amici e concittadini, donare un’automedica, tra gli applausi di sindaci, consiglieri regionali, forze dell’ordine, imprenditori, incluso il presidente di Confindusitra Fermo, e volontari. “Abbiamo scelto la Croce Azzurra perché è come aiutare ogni cittadino, è il primo sostegno alla nostra salute, è sicurezza” ribadisce Lucilla Steca.

Si cresce e si dona, si cresce e non ci si limita a difendere le posizioni: “È vero – conclude Nicolò Steca – siamo circondati da colossi, ma noi abbiamo qualcosa che ci differenzia: il servizio, la vicinanza, l’essere sul posto pronti a rispondere alle esigenze. Non esistono call center alla Steca, mentre continuano a cresce gli uffici sul territorio proprio per renderci indispensabili”. Strategia. Il grande magari può provare a sbancare la borsa dell’energia, ma non potrà mai competere sul servizio: “Siamo una azienda a misura d’uomo. Non abbiamo mai pensato di vendere i nostri 15mila clienti, perché sappiamo quello che possiamo dare. Ed è tanto e sarà sempre di più, perché essere circondati da grandi player per noi è diventato uno stimolo a fare meglio e non sbagliare”.

@raffaelevitali

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