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Più buyer, ma non basta. La proposta: "Uniamo Micam e LineaPelle"

I presidenti delle sezioni calzaturiere di Femo, Ascoli e  Macerata fanno il punto. Di Battista riassume: "Il segno finale è più. Ma dobbiamo capire che i prezzi vanno abbassati".

micam post uniti


di Raffaele Vitali

FERMO – Come è andato il Micam? “Il segno è positivo, ma non basta”. Struttura interna, look e date da spostare verso marzo e la terza di settembre, oltre a una immagine più internazionale che spazzi via il provincialismo ancora attaccato al marchio: sono queste le richieste post fiera. A dirlo sono i tre presidenti della sezione calzaturiera del distretto più importante d’Italia: Valentino Fenni, Ascoli, Giampietro Melchiorri, Fermo, e Claudio Sagripanti, delegato di Macerata. “Ci stiamo preparando all’accorpamento e ci stiamo scaldando collaborando su ogni passaggio” esordisce Melchiorri.

“theMicam per me è la manifestazione indispensabile. Che è un termine diverso dal solito grande che usiamo. La dimostrazione viene anche da chi ha lo showroom e nonostante ciò partecipa al Micam”. La fiera ha chiuso con 32.703 visitatori. “E sono tornati i russi, come dimostra il +13%. Vedere il segno più dà fiducia, ma non nascondiamo che i buyer arrivati sono quelli con una struttura più consolidata, capace di superare le difficoltà del rublo, il crollo del petrolio e le sanzioni”.

Il Fermano. “I nostri calzaturieri hanno visto un aumento di interesse. Ma prima di brindare vediamo quanto interesse diventerà ordine” ribadisce Melchiorri che sottolinea il successo di due padiglioni, il 5 e il 7. Meno soddisfazione per i padiglioni 1-3 e 2-4. “Questo quanto emerso parlando con gli associati”. Come mai? “Incide il fattore prezzo, essendo il 5 e 7 più appetibili, avendo prodotti più concorrenziali”.

Altra novità sono state le collezioni, “più universali e aperte a ogni mercato”, con seconde linee più abbordabili, “ma c’è anche chi ha abbassato i suoi prezzi per andare incontro alla svalutazione del rublo”. Da qui l’aumento di interesse secondo Melchiorri.

Il Maceratese. “theMicam resta la manifestazione regina”. Non cambia idea Claudio Sagripanti rispetto a Melchiorri. “Gds e Düsseldorf hanno ridotto gli spazi e diventano sempre più fiere regionali, ecco che il Micam non può arretrare, ma anzi deve investire maggiormente anche a livello di marketing”. Sagripanti ricorda che 1400 espositori sono 1400 opinioni: “Bilanciamo le voci, a me il 5-7 risultano in difficoltà. Il dato di fatto è il ritorno dei visitatori anche di aree scomparse. Tradurle in ordini è la scommessa, perché il rublo a 90 non stimola gli acquisti”. Il d-day arriverà a fine estate, quando il campionario diventa produzione. “Lo sforzo sui prezzi riguarda tutti. E questo non è un dato positivo, perché significa che i margini sono quelli che ti permettono solo di restare in piedi. Ridurre il 3-5-10% significa entrare in difficoltà. E allora chi può lo capisca, che sia la politica o la banca”.

Il trend generale è che la Cina aumenta le esportazioni in valore, mentre l’Italia riduce prezzi. Nelle Marche la produzione cala del 4% e siamo al 30% di cassa integrazione: “Questi numeri ci fanno stare con i piedi per terra, perché una inversione di tendenza non è detto che duri”. Creatività e innovazione restano le due armi: “Se poi più che parlare di cifre parlassimo di infrastrutture, di burocrazia, di costi non necessari, saremmo un settore estremamente più competitivo. Manca un adeguato supporto della politica”.

Sagripanti lancia la poposta: “Dovremmo mettere insieme Micam e Lineapelle, far coincidere l’ultimo giorno. Porterebbe a un risparmio di costi enormi. Molti buyer sarebbero felici. Affittare tutta la fiera dovrebbe portare anche a un forte risparmio per Assocalzaturifici. Purtroppo non facciamo sistema”. A settembre ci si avvicina in realtà alla proposta, con le due fiere che si sfiorano, ma ancora non coincidono.

Il Piceno. “Noi fabbricanti andiamo pieni di speranze, ricchi di campionari. Siamo il centravanti del sistema. per cui dobbiamo accrescere la rete. Prioritario è spostare le date più avanti. Gds si sta suicidando, non arriviamo anche noi a quello. Servono 15 giorni di spostamento. La presidente Pilotti sta facendo il possibile, ma i contratti sono quasi blindati. Quindi paghiamo scelte sbagliate del passato”. Sui padiglioni, Fenni sottolinea il vuoto del 2-4 e l’ottima performance di 5-7. “La scelta delle ditte deve essere migliorata”. Il presidente di Ascoli accende il faro sul dramma del bambino “lasciato da solo in mezzo alla desolazione”. È la crisi nella crisi: “Chi si occupa di questo prodotto sta vivendo una crisi enorme. Soffrono la concorrenza più di altri” ribadisce Sagripanti. E poi il problema posizione: “Non posso avere a fianco un turco che vende le scarpe a 20 euro in meno delle mie” tuona Fenni. “Se si mischia il produttore da 50 euro con quello da 20, il prezzo è discriminante” ribadisce Melchiorri.

Unioncamere Marche. “Ma il segno è meno o più? Partiamo dai dati: il segno è +. Se per tenersi i clienti dobbiamo abbassare i costi, va fatto. Un tempo compravamo pelli senza pensare agli sprechi, oggi razionalizziamo anche gli acquisti e calare il prezzo è possibile. Non è svendere. Il bimbo soffre? La crisi – sottolinea Graziano Di Battista - ci porta a tagliare nel settore che dura meno e soprattutto comporta che chi produceva solo per i piccoli oggi fa anche scarpe da uomo o da donna”. Se arrivano più buyer il ruolo chiave questo distretto lo gioca. “Annarita Pilotti, con la sua irruenza. gli inviti li ha fatti arrivare. Altrimenti non si spiegherebbe il ritorno dei russi.

Il futuro è roseo? “Speriamo nei fondi della regione per l’innovazione che premia i campionari. Ma sia chiaro, i campionari son sempre innovativi. Poca burocrazia e semplificazione per non mettere in difficoltà gli imprenditori è quanto chiedo” conclude Di Battista. 

@raffaelevitali


Pignoramento da 300mila euro al Comune di Montegranaro: eslpode la grana Cpm

La vicenda riaccende lo scontro politico tra l'attuale sindaco, Ediana Mancini, e l'ex Gastone Gismondi.

montegranaro


MONTEGRANARO – Si amministra con avvocati tra aule di tribunale penali e civili a Montegranaro. Anche quando si parla di Cpm o Calepio. Due casi diversi su cui però incombe la giustizia ordinaria: da un lato per il risarcimento civile, dall’altro per l’esposto dei consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle.

La notizia del giorno è il pignoramento notificato al Comune per un importo di 302.000 euro “riguardante il mancato pagamento di lavori commissionati dalla precedente Amministrazione alla ditta CPM dal 2009 e negli anni immediatamente successivi”. Le parole sono del sindaco Ediana Mancini che introduce il problema che si è trovato sulla scrivania. Trovato in realtà nel pignoramento, ma conosciuto fin dall’elezione.

“Si tratta di una situazione anomala, con fatture non emesse nell'immediato di cui una, quella dell'importo più consistente, addirittura nel periodo settembre/ottobre 2013 a cavallo tra la mancata approvazione del bilancio e la discussione della successiva mozione di sfiducia nei confronti dell'ex sindaco Gastone Gismondi. Successivamente, tali debiti non sono stati riconosciuti fuori bilancio dall'allora Commissario prefettizio. Sin dal nostro insediamento, datato giugno 2014, ci siamo attivati per cercare una soluzione concreta, partendo da una serie di verifiche, necessarie per appurare se le richieste della CPM fossero fondate o meno. L'essere arrivati a conclusioni diverse da quelle della ditta ci ha spinto ad avviare una trattativa per giungere ad una proposta compatibile a quanto accertato: 200.000 euro la cifra da noi ipotizzata, poco più di 300.000 la loro richiesta” ribadisce la Mancini.

Ha trattato quindi il Comune. Cosa che non aveva fatto l’allora sindaco Gastone Gismondi? “Falso” sottolinea l’ex primo cittadini, che in poche battute ricostruisce la vicenda che non emerge dal comunicato dell’amministrazione. “All’asilo nido, nel 2013, sentivano un odore di carburante all’interno della scuola. Sotto terra, dopo i controlli da me predisposti, scoprimmo un serbatoio bucato che causava le esalazioni. È arrivata l’Arpam e a seguire la Cpm che ha provveduto a rimuovere il serbatoio. A quel punto abbiamo aperto il sinistro con l’’assicurazione perché un bene del Comune si è rotto. Finito il lavoro, la ditta ha presentato la sua fattura: 90mila euro”. Ed è qui che è nato tutto il problema: “Una somma elevata, tropo per il Comune, congrua per la Cpm che aveva anche bonificato il terreno. È iniziata una discussione sull’importo e ho lasciato tutto all’assicurazione. La stessa procedura l’ha seguita il commissario. E per altri due anni loro, quindi?”.

Quindi ora si deve pagare. “E la colpa di certo non è mia, visto che ci sono tre avvocati in Giunta. Forse loro non sanno che se una ditta fa causa poi non dovrebbe più lavorare per il Comune? E invece, loro trattano. Ed ecco le conseguenze” prosegue Gismondi.

Una trattativa complessa, che ha visto impegnati in prima linea il vicesindaco Endrio Ubaldi, l'assessore ai Lavori Pubblici Aronne Perugini, il legale e i tecnici: “Inaspettatamente, la ditta ha scelto la strada del pignoramento presso terzi, mettendoci in grande difficoltà, pur essendoci due cause ancora in corso. Considerando che la CPM è ancora nostra fornitrice per gli impianti di calore, confidavamo infatti – sostiene Ediana Mancini - in una maggiore comprensione nei confronti di un'Amministrazione sempre rispettosa ed impegnata nella ricerca di una soluzione a situazioni pregresse, non imputabili a questa giunta”.

Colpa di Gismondi? “Noi abbiamo avviato le procedure per dire se dovevano essere pagati o no. Lo scandalo – conclude l’ex sindaco - è a distanza di tre anni non sapere a che punto fosse il sinistro. Questi non dovevano parlare con la Cpm ma lavorare con gli uffici e una volta avuto ragione agire o in caso di torto pagare”.

Resta il fatto e quanto già pagato dall’amministrazione Mancini in due anni: “Abbiamo risolto questioni gravi e annose, riconoscendo oltre un milione di euro fuori bilancio, con oltre 600.000 euro già pagati e con i residui da pagare fra questo ed il prossimo esercizio finanziario”. Nel mentre la discussione a Montegranaro passa dalla richiesta danni alla querelle politica, la Cpm è finita al centro di una inchiesta, esplosa questa mattina con perquisizioni condotte da 55 carabinieri, che riguarda l’appalto per l’illuminazione pubblica nel viterbese.

r.vit.

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