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Renzi alla Romit ascolta e rilancia: "I problemi del distretto calzaturiero riguardano tutta l'Italia. Incluso il made in"

renzi ciccola
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Un rapido giro tra le manovie dell’impresa che produce scarpe per le grandi griffe mondiali, due parole con i dipendenti, poi un tavolo di discussione ristretto con i sindacati, Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici, e i vertici delle altre associazioni di categoria, dalla Cna a Confartigianato. (video)

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – L’azienda è stata tirata a lucido. Un ulivo troneggia all’ingresso, vuole essere il simbolo di un distretto calzaturiero che porta con sé la storia e la resistenza. Che ormai è diventata resilienza di fronte a condizioni di mercato sempre più complesse. La gente pian piano si affolla, fino a che una grande Audi non entra nel cancello della Romit, l’azienda di Enrico Ciccola. Dentro ci sono Matteo Renzi e Matteo Richetti. Il tandem che ha fatto nascere la prima era dell’ex premier è tornato saldo alla guida del Partito Democratico. “Sono qui, in u distretto che ha perso la metà della sua forza lavoro in quindi anni, ma abbiamo tutto per riprenderci. Cina, India, Stati Uniti hanno voglia d’Italia. Il Governo deve mettervi in condizione per arrivare nel mondo, proseguendo sula crescita dell’export che ci ha reso negli ultimi sei mesi il primo Paese europeo” sottolinea l’ex premier.

Un rapido giro tra le manovie dell’impresa che produce scarpe per le grandi griffe mondiali, due parole con i dipendenti, poi un tavolo di discussione ristretto con i sindacati, Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici, e i vertici delle altre associazioni di categoria, dalla Cna a Confartigianato. Ascoltano e prende appunti, Renzi e Richetti. Poi il passaggio nella sala che Ciccola ha liberato per dare un palco a Renzi e alle sue parole. ‘Destinazione Italia’ si chiama il suo viaggio in treno e Italia è il brand che gli imprenditori della moda chiedono di promuovere attraverso il Made in Italy, che deve diventare una priorità in Europa. Renzi lo sa, ma durante il suo mandato da premier non ha inciso. Ci riuscirà ora?

“Non sono una verginella, sono stato in prima linea. Ma non ne potevo più e volevo colmare le chiacchiere che facciamo tra i palazzi e la discussione dei Paesi reali” esordisce così l’ex premier che vive le sue giornate tra padre, “vado in motorino per Firenze e incontro i genitori dei compagni dei miei figli”, e la segreteria del Pd a Roma. “Le persone mi pongono temi completamente diversi da quelli di cui discutiamo a Roma. Si parla delle malattie che tornano visto che ci sono sempre più anziani, mi parlano delle badanti, mi parlano di chi perde il posto di lavoro a 52 anni mentre noi pensiamo solo ai giovani”.

L’intro gli serve per scaldare la sala gremita di persone, con un’ala colorata di azzurro, come il camice dei dipendenti della Romit. E a loro, ma soprattutto ad Annarita Pilotti, che lo ha illuminato sulle problematiche e le mosse prioritarie da fare, che Renzi regala la frase più importante: “Il problema del distretto calzaturiero non è un problema delle Marche, o del Fermano maceratese, ma dell’Italia. Questo dobbiamo far capire a tutti”. La battaglia per una riduzione del cuneo fiscale e una vera defiscalizzazione dei campionari, “al momento si parla solo di defiscalizzazione dell’incremento nell’investimento per il campionario” ricorda la Pilotti nello scambio di opinioni con Ivan Scalfarotto, oltre all’eliminazione delle sanzioni alla Russia “devono essere la priorità” conclude la presidente di Assocalzaturifici.

“Sono qui non per fare campagna elettorale, ma per prendere nota. L’attenzione al settore calzaturiero e a questo distretto – e scherza sui confini labili dell’area – è forte. Stiamo dando le prime risposte, ma vogliamo fare di più: inseriremo la defiscalizzazione dei premi di produzione, vogliamo incentivare all’imprenditore che va bene dando sconti fiscali a chi dà anche ai lavoratori.

Il passaggio sul made in strappa applausi: “Ho incontrato una dipendente, mi ha risposto 37 anni. Io le ho detto: lo conosco da 37 minuti e già ho capito cosa significa averci a che fare. Per questo il made in sarà una mia priorità”. Sorridono tutti, ma il segretario del Pd torna serio: “In Europa solo se capiamo che questa è una battaglia comune, e non politica, possiamo riuscirci. In Francia quando devono pensare ai propri interessi non si ricordano cosa significhi destra e sinistra. Quindi, ogni forza deve lavorare per lo stesso obiettivo, perché la battaglia per il made in è pazzesca”. Promette impegno e non può deludere chi c’era in quella sala. Due lavoratori lo avvicinano: “Non raccontarci favole, il made in è fondamentale, se no perdiamo il lavoro”. Gli stringe la mano Renzi, scatta qualche selfie con i dipendenti, prima di volare fuori scortato da vigorosi buttafuori che come primo obiettivo hanno quello di allontanare i microfoni dei giornalisti. Non c’è tempo per domande e risposte, “ma ho preso appunti ribadisce andandosene.

Ed è vero, perché dalla Pilotti a Ciccola, passando per il sindaco di Montegranaro Mancini e il Tavolo per lo sviluppo provinciale, sono quattro i report finiti nella cartellina che Renzi e Richetti si leggeranno sul treno che li porterà in giro per l’Italia. Ad accoglierlo i vertici del Pd, con il senatore Francesco Verducci in pole. Poi sono arrivati l’onorevole Paolo Petrini e via via i volti di punta, da Nicolai a Giacinti, da Cesetti a Pompozzi fino a Coman e Ferracuti. Anche numerosi imprenditori, da Marino Fabiani a Giuseppe Lanciotti, inclusi quelli in difficoltà come Giannini di Donna Serena e Silvano Sassetti. Mancano però i giovani dentro la grande sala, ma questo sarà uno dei temi di riflessione di Renzi durante il viaggio. Deve ricreare il clima da prima Leopolda se vuole mantenere le redini del Paese. Non sarà facile, ma come conferma un lavoratore: “Almeno è determinato e ci ascolta. Vediamo”. 

IL PENSIERO DEI DIPENDENTI (LEGGI)

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