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Assemblea pubblica per la rinascita gialloblù: "Montegranaro ha tre certezze: San Serafino, le scarpe e la Sutor"

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Il commercialista Ballini chiarisce ogni dubbio, anche al super tifoso Perticarini: “La 997 è una società con pendenze tributarie. Il nostro accordo prevede che in futuro quando noi, tutte le persone socie, vorremo acquisire la famosa matricola avremo la possibilità di prenderla a titolo gratuito". VIDEO

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – “Nata nel 1947, poi chiusa e di nuovo iscritta nel 1955 con la benedizione di un sacerdote. Perché far morire qualcosa che vive da oltre sessant’anni? Non si può non credere nella Sutor”. Dietro al tavolo della Giunta, nella sala consiliare di Montegranaro, non siedono i politici, ma nove persone, il direttivo che ha preso le redini della nuova società che punta tutto sulla città, sull’azionariato popolare, sull’anima gialloblù delle persone: Giuseppe Lanciotti, Sergio Lupetti, Lucio Melchiorri, Claudio Ballini (commercialista), Mauro Gismondi, Cesare Ciarpella, Cesario Caminonni, Fabrizio Vitali, Molly Pizzuti e Robertino Paniccià. Ma sono le presenze in sala che parlano, perché dopo anni tornano in pubblico due volti storici dei Rangers: Marco Perticarini e Jonny Forti. Oltre a Walter Ferretti, alias Papagnò. Non c’è la folla in sala consiliare, quella rimane nei ricordi dei giorni difficili legati alla fine della serie A, ma un centinaio di persone, incluso il vicesindaco Ubaldi, sono un inizio.

“La Sutor è una ricchezza di tutti. A Montegranaro ci sono tre cose: San Serafino, i calzaturifici e la Sutor”. Spiega Cesare Ciarpella. “Per noi era il primo pensiero quando organizzavamo gli incontri e gli appuntamenti. Prima si guardava il calendario, poi si decideva. La Sutor ha accompagnato la nostra vita e noi vogliamo che sia così per i giovani di Montegranaro”. Da comitato promotore a società, con la nomina di Molly Pizzuti a presidente. Tutto gestito da Claudio Ballini, il commercialista, che ha guidato i passaggi garantendo la regolarità. “Noi vogliamo creare una Sutor di tutti, vogliamo far riavvicinare i tifosi a questa squadra. Vi invito a starci vicino e a metterci la faccia. L’unico modo per far rivivere la Sutor è stare con noi. È un bene comune, ricordiamolo. Forza Sutor” è il messaggio della neo presidente Pizzuti.

“Noi abbiamo messo entusiasmo e tempo in questo progetto. Perché ci crediamo. La Sutor per noi, specialmente per chi ha la mia età è una cosa importante. Un amore incondizionato, non ci siamo messi dei limiti, senza perché” ribadisce Lucio Melchiorri. “Noi ci crediamo e questo ci farà spendere anche soldi. Ma se non lo facevamo ora, la Sutor non l’avremmo vista più”.

Siamo alla Sutor 3.0: nata, rinata con dieci anni di serie A che hanno fatto sognare grazie alla Triade, e risorta oggi. “Noi non spendiamo tempo contro nessuno, lo facciamo a favore della Sutor e lo faremo coinvolgendo tutta la città” ribadisce Melchiorri che chiede pace in città: “Basta, oggi ripartiamo. Mettiamo una croce su qualcosa che ci ha diviso. Ricordiamoci che dieci anni di serie A li abbiamo fatti e la Sutor non è fallita, cosa che in altri campi è invece avvenuto”.

LA SOCIETA’

Come è nata la spiega Claudio Ballini. “È stato sottoscritto un contratto in cui, da oggi, la squadra ha un nuovo consiglio direttivo. Le quote sono da 50, 100, 500 euro. La denominazione Sutor è a tempo indeterminato e gratuito con la condizione che resti sempre a Montegranaro. Altrimenti ci sono delle penalità”. Il consiglio direttivo è stato nominato e rimarrà in carica fino al 30 giugno 2021. “Tutte le persone che vorranno aderire e diventare soci diranno la loro e discuteranno dei bilanci ai direttivi. Poi, come in tutte le cose, le decisioni le prenderanno i nove membri del direttivo. I mezzi ci sono, la volontà c’è”.

PODEROSA E ‘NO’ FUSIONE

“Mettersi insieme per un campionato di alti livelli senza disperdere risorse e pubblico?” domanda un partecipante all’assemblea che parla di “situazione controproducente con due società ambiziose”. La risposta la dà il commercialista, almeno sulla fusione: “Quando si fondono due squadre, scompare quella che sta più indietro nel campionato. E comunque l’accordo vieta la fusione per far mantenere il nome S.S.Sutor compresi i titoli sportivi e i marchi”.

Poi un messaggio ai tifosi e a chi parla di divisione: “Noi giochiamo il sabato, da noi si entra gratis, noi chiediamo piccoli contributi per fare un campionato. Le nostre sponsorizzazioni sono piccole cifre, contiamo più sull’azionariato popolare. Nulla che mini chi sta più in alto” ribadisce Ballini. Sul nodo collaborazione “noi siamo aperti a tutti, massima collaborazione e di certo non siamo un ostacolo. La domanda è giusta – prosegue Melchiorri - ma la storia dice altro. Perché non è stato fatto cinque anni fa, dieci anni fa?”. “Se non c’era la Sutor, difficilmente avremmo avuto altre squadre in serie A” prosegue Gismondi.

LA MATRICOLA

“La 997 è una società con pendenze tributarie. Il nostro accordo prevede che in futuro quando noi, tutte le persone socie, vorremo acquisire la famosa matricola avremo la possibilità di prenderla a titolo gratuito. Vale sempre la clausola di restare a Montegranaro. Sull’accordo stipulato è previsto che in qualsiasi momento volessimo acquisire la società ci è concesso e dipende da noi”. E la proprietà non può ripensarci: “Solo noi possiamo usare il nome S.S.Sutor, mai potremo venderlo, altrimenti c’è una penale di 250mila euro” ribadisce il commercialista.

SQUADRA E GIOVANI

“La stagione attuale costerà 90mila euro. A fronte di questo ci sono anche quote di 500 euro a posta. Una parte delle risorse verrà raccolta tra di noi, poi vedremo come reagirà la città. Di certo se non riceveremo risposte il progetto sarà fallito” conclude il commercialista. “Questa squadra è stata fatta, noi entriamo in corsa. Ognuno di noi ha già pensato di mettere una somma, sappiamo di doverci sforzare. Però crediamo davvero nell’azionariato popolare. Il discorso delle mille quote da 50 euro sarebbe il massimo. Dietro la Sutor ci sono imprenditori che non stanno nel direttivo e ci danno un appoggio importante, perché come noi sono legati a questo nome storico” ribadisce Cesare Ciarpella.

L’ambizione per il direttivo non è salire di categoria, anche se in campo si va per vincere: “Vogliamo ricreare uno spirito sportivo in città. E questo significa ritrovarsi al palazzetto e divertirsi”. Il sogno finale è il settore giovanile, “ma questa è una sfida vera, perché vivaio significa attenzione al sociale, significa futuro, significa futuro”. E proprio da qui potrebbe partire la collaborazione con la Poderosa in primis e poi altre realtà, anche perché la società proprietaria della 997 ha bisogno di un settore giovanile per vivere (e per incassare i premi Nas, ndr). “Il settore giovanile lo dovremo fare, se insieme alla Poderosa meglio ancora” è la chiusura del gruppo che ha ottenuto il primo risultato: Perticarini ha dato la sua quota.

 Non è un dettaglio, è la riprova che il progetto ha convinto, anche tante vecchie bandiere che hanno mandato un messaggio letto da Gismondi.

@raffaelevitali

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