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Il caso. Pignorate dalla Cpm le quote del Comune della Farmacia comunale. "Quanta incapacità da Mancini e Perugini"

gastone gis

“Due mesi per risolvere il problema e poi scatta il pagamento” spiega Gismondi. “Il 25 maggio siamo convinti che l’Amministrazione sapesse già del pignoramento, questo continua a dimostrare che manca la trasparenza.

MONTEGRANARO - Il 25 maggio in Consiglio comunale intervenne l’assessore Aronne Perugini sul tema dei debiti fuori bilancio: “Riteniamo che il contenzioso sia infondato con la Cpm e quindi stiamo resistendo anche di fronte al possibile pignoramento”. Il problema è che quel possibile è realtà, come sottolineano Gastone Gismondi, Annalina Zengarini, Mauro Lucentini e tutto il gruppo Viviamo Montegranaro.

“Due mesi per risolvere il problema e poi scatta il pagamento” spiega Gismondi. “Il 25 maggio siamo convinti che l’Amministrazione sapesse già del pignoramento, questo continua a dimostrare che manca la trasparenza. Una persona normale di fronte a un decreto ingiuntivo non usa le entrate della farmacia comunale per coprire le opere pubbliche”.

Cosa intende il consigliere comunale di minoranza lo spiega riferendosi alle scelte politiche annunciate dall’amministrazione Mancini che ha previsto la vendita del 20% delle Farmacie, quota in possesso del Comune. “Nel piano triennale opere pubbliche i soldi previsti dall’incasso servirebbero per coprire il tetto del capannone comunale e gli studi per la vulnerabilità sisma delle scuole”. “Ora che accade? Ci fermiamo con le tensostrutture, ci rivendiamo i sanpietrini di viale Gramsci?” ironizza Mauro Lucentini.

Cosa accadrà ora? “Al prossimo Cda della farmacia non andrà il comune, o forse da auditore, ma saranno invitati i detentori del pignoramento, e quindi la Cpm” spiega Gismondi. “Non si blocca la vendita, ma andrà a beneficio di chi ha pignorato il comune” ribadisce l’ex sindaco.

Stando alla legge, spiegano i componenti di Viviamo Montegranaro, si possono vendere le quote, ma sempre se il pubblico è parte della gestione. Ma oggi il 20% del Comune diventerebbe del Cpm. “rischiamo così di creare vendita e gestione illegittima”.

Debito vecchio di Gismondi? Non proprio, in realtà è nato con i lavori agli impianti di riscaldamento dell’asilo sotto Gianni Basso: “120mila euro tenuti sotto copertura durante la mia amministrazione con un mutuo”. Poi ci fu la rottura della cisterna, sempre sotto l’asilo nido. “Per toglierla la ditta chiese 110mila euro, somma allora contestata dall’Amministrazione ritendendo il prezzo non congruo”. La scelta di Gismondi fu di appellarsi all’assicurazione, che ha gestito il ‘sinistro’. Oggi siamo alla richiesta di rimborso per oltre 300mila euro. “E di questo rischio, oggi realtà per il pignoramento che si può verificare facendo una semplice visura alla Camera di Commercio, il Comune spende e spande per opere inutili. Siamo senza parole”. Senza contare l’amara conclusione sulla scelta di vendere: “La Farmacia garantiva 15mila euro all’anno di entrate. Tolta l’illogicità della scelta, dimostra l’incapacità della gestione pubblica di questi amministratori”.

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