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Presidenti da serie A. Ronny e Riccardo Bigioni, i fratelli che hanno trasformato la Poderosa nella Pallacanestro Montegranaro

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Bisogna partire da quel nome per capire cosa significhi la promozione in serie A della Poderosa Basket. Bisogna ripartire da un anno fa, dalla delusione per le Final Four diventate un incubo dopo un altro grande anno.

 

di Raffaele Vitali

Montegranaro – Il volto della felicità è quello di Ronny e Riccardo Bigioni. I fratelli del basket, gli imprenditori che assieme al padre Dino e alla sorella Roberta hanno creduto che il giocattolo di famiglia potesse diventare la Pallacanestro Montegranaro.

Bisogna partire da quel nome per capire cosa significhi la promozione in serie A della Poderosa Basket. Bisogna ripartire da un anno fa, dalla delusione per le Final Four diventate un incubo dopo un altro grande anno.

Una lunga estate che, come ha detto Ceccarelli (leggi), posizionava la Poderosa un momento in serie A e un altro in B. In quei giorni convulsi, i Bigioni hanno deciso che era il momento di trasformare il costoso giocattolo costruito con passione nel primo pezzo di un nuovo mondo.

Nuovi colori, il giallo e il blu che a Montegranaro significano solo basket, e poi il nome con il richiamo alla città. Una operazione di coinvolgimento di quel popolo orfano della Sutor e dei suoi anni di gloria, dei play off contro Milano e di giocatori come Childress e Minard.

Operazione vincente? Per gli osservatori esterni senza dubbio. Ma i tifosi hanno faticato a capire. Forse non si fidavano, vedevano nei Bigioni ancora qualcuno che giocava per se stesso. E invece, loro ci credevano davvero. Hanno resistito alle critiche, hanno posizionato un enorme striscione lungo la curva storica della Bombonera: hanno dato un’anima gialloblù alla società.

E i trecento tifosi che hanno riempito lo spicchio del PalaTerme (la partita), un impianto da invidiare e che Montegranaro non avrà mai, sono stati la risposta più bella. Hanno cantato dal primo momento, hanno realizzato coreografie, hanno dedicato un coro proprio ai Bigioni mentre tutti saltavano e si abbracciavano in mezzo al campo.

Lacrime agli occhi. Lacrime di gioia, lacrime di sacrifici, lacrime che nella festa neppure hanno avuto la gioia di poter condividere con il padre Dino, bloccato a casa. Lui che ogni domenica è il primo a entrare al palasport sedendosi al solito posto in tribuna, dritto alla linea del centrocampo. Ma Dino tifava da casa, collegato alla tv. E anche questo è un segnale: il ritorno dell’attenzione mediatica. Che Fermo Tv abbia deciso di comprare i diritti è la fotografia di qualcosa che si muove attorno auna squadra che fino a oggi ha avuto spazietti sui quotidiani e articoli su questo quotidiano online.

Hanno vinto i Bigioni. Hanno vinto quando hanno scelto Alessandro Bolognesi come general manager, provando a dire ‘anche Montegranaro può far crescere un dirigente’. Hanno vinto scegliendo Gabriele Ceccarelli che, parole di Bigioni, “l’anno scorso era il vice coach più antipatico d’Italia”. In realtà Ceccarelli va conosciuto, bisogna entrarci in sintonia, superare lo sguardo glaciale e la postura dritta che diventa una barriera. Questo hanno fatto i Bigioni in un rapido colloquio a inizio estate. Quando ancora molte società non sanno neppure che budget avranno, loro chiudevano il contratto più importante.

Hanno vinto quando hanno deciso di firmare per due anni, e quindi garantirselo per la prossima stagione in A2, il miglior playmaker del campionato. Sono andati a prenderlo a Pesaro Eugenio Rivali. Lo hanno convinto con la serietà della famiglia, che per EuGenio è determinante. E poi ci hanno abbinato la carta Giorgio Broglia, il capitano pesarese che piace alle suocere, perché è il classico bravo ragazzo.

Hanno vinto, infine, quando a gennaio si sono guardati allo specchio e si sono detti che non bastava quello che avevano costruito con il coach e i tifosi. Serviva qualcosa di più, con un nome e un cognome precisi: Nelson Rizzitiello. Ognuno porta il suo mattoncino in una squadra di basket, sport che in questo non ha eguali. Ma Rizzitiello ha messo qualcosa in più: l’attitudine alla vittoria. Lo vedi in campo, è diverso dagli altri. Ha un solo obiettivo: la vittoria. Che non significa che deve fare trenta punti, ma magari 9 in fila e un paio di urli e colpi agli avversari.

Serie A, con il dettaglio del 2 vicino. Ma in quel 2 si trovano Treviso, Bologna, Ferrara, Roma, Jesi e tante altre piazze storiche che attendevano il ritorno di Montegranaro, una città di 13mila abitanti che fa le scarpe a tutti.

Ultimo dettaglio, passato inosservato: la Poderosa Pallacanestro Montegranaro non è più la Dino Bigioni. Perché anche a questo hanno rinunciato i fratelli Ronny e Riccardo. Hanno lasciato la vetrina a qualcun altro, lo volevano fare da anni. Poi, in questa stagione perfetta è entrato il mondo leggero di Xl Extralight. Nome difficile da usare in un titolo, lo sapeva anche Maurizio Vecchiola quando ha investito sul gialloblù poderoso. Ma non importava, la squadra della famiglia era davvero diventata la squadra di tutti.

Si spera che ora lo capiscano a Montegranaro, a Civitanova Marche, prima opzione della società, o a Porto San Giorgio, che ha l’occasione di tornare a brillare con il basket ma dovrà mettere in campo risorse imprenditoriali. I Bigioni ci hanno creduto anni fa. E oggi hanno vinto. Ad maiora.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com 

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