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Esplode il caso Zeis Excelsa, a rischio 130 posti: "Pizzuti guardi a Nerogiardini, apre fabbriche per produrre qui"

striscione zeis

I sindacalisti: “Abbiamo fatto incontri con la proprietà. Siamo andati incontro ai piani industriali, alla flessibilità e agli ammortizzatori. Non vediamo un futuro. L’idea che vediamo è un polo commerciale".

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO - “Parliamo di cento e passa famiglie che vivono una situazione drammatica alla Zeis. Sono qui, vorrebbero parlare, ma ci sono le passerelle della politica”. Fiori è un tagliatore e sindacalista della Cgil. Dà lui il là ai lavoratori che poi, fuori dall’assise, spiegano che cosa sta accadendo dentro una delle aziende storiche del distretto fermano, la Zeis Excelsa di Maurizio Pizzuti.

“Abbiamo fatto incontri con la proprietà. Siamo andati incontro ai piani industriali, alla flessibilità e agli ammortizzatori. Non vediamo un futuro. L’idea che vediamo è un polo commerciale. Al Micam vendono, ma per produrre dove? Portare il lavoro in Marocco e Albania togliendo dignità all’Italia” sottolinea Andrea Tamanti, dipendente e sindacalista Cgil. “vedete – proseguono – il triangolo calzaturiero è morto. Ma non per vendite, ma per produzione”.

Cosa stia accadendo dentro la Zeis prova a spiegarlo anche Daniela Broccoletti, Rsa: “Quello che a noi dispiace è la perdita del patrimonio di conoscenze. Non si sta tentando di mantenere la parte produttiva. Possibile che le nostre scarpe non abbiano uno sbocco. Penso sempre a una intervista di Pizzuti al Carlino quando ha detto ‘il ‘know how’ bisogna saperlo portare altrove’. Ora lo sta facendo. Ogni Paese dell’Asia ha un pezzo di Italia. Non è un abbattimento di costo, ma un aumento di utili. Quello che ha cambiato Pizzuti è il modello di business”.

Una situazione difficile da gestire per i dipendenti, che lavorano una quarantina di giorni a stagione, per produrre una linea di vero made in Italy: “Questo a dimostrazione che sappiamo fare e fare bene. Pizzuti lo sa e ci valorizza. Ma quale è la prospettiva futura?”.

I 130 dipendenti sono in contratto di solidarietà per due anni fino al 31 marzo 2018. “Quando gli ammortizzatori non ci saranno più. E così ora molti stanno scegliendo la mobilità volontaria. Tra prepensionamenti e ricollocamento se ne sono già andate 70 persone. Il rischio è che la mobilità volontaria precluda uno smantellamento al temine della cassa”.

L’allarme è stato lanciato, ora la politica proverà a giocare da protagonista: “Chiederemo un incontro a Pizzuti”. I sindacalisti concludono con un esempio di modello da seguire, quello che vorrebbero facesse il mondo Zeis: “Prendiamo come modello Nerogiardini, che costruisce una fabbrica per lavorare qua nel territorio. O Della Valle, che apre un’altra azienda per fare le Hogan. Allora si può, se lo ricordi Pizzuti. Noi non vogliamo essere ricollocati, vogliamo lavorare per lui”. Anche perché a 55 anni dove si possono ricollocare?

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