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Intervista. Laura Latini e la rinascita del Pd: boom di consiglieri a Montegranaro. 'Impariamo a comunicare, vinceremo in Regione'

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La segretaria cittadina è stata confermata consigliere nel Mancini bis: C’è un popolo del Pd che è vivo e ha risposto. Scegliendo tra l’altro tante donne, un bel segnale.

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – Non ancora trentenne, mamma con il libro di favole sul comodino, esperta di marketing e comunicazione aziendale ed eventi, con la passione della politica. Ecco Laura Latini, la segretaria del Pd di Montegranaro che con orgoglio può guardare al domani dopo aver vinto le elezioni a Montegranaro, grazie alla sindaca Mancini, portando in Consiglio quasi tutti i suoi candidati.

Latini, ci credeva davvero?

“Domenica sera sì, lunedì mattina ho dubitato con le 1990 preferenze che aveva preso Mauro Lucentini. Anche se le 4mila della Lega mi hanno fatto capire subito che non tutti lo volevano. E il risultato delle comunali poi lo ha dimostrato”.

Secondo lei cosa cambia nella testa dell’elettore tra nazionale e locale?

“Noi abbiamo lavorato molto durante la campagna elettorale per tenere lontana la politica dalle amministrative. Ma credo proprio che ci sia uno scollamento tra Roma e Bruxelles, che in troppi sentono lontane e non collegate alla propria vita, e la città. A livello nazionale si valuta la capacità comunicativa e in questo Salvini è molto bravo. Ma quando poi si pensa all’amministrazione, al quotidiano la gente non si ferma al sorriso”.

Nel risultato finale della confermata sindaca Ediana Mancini è evidente comunque il ruolo giocato dal Pd, pur senza simbolo.

“Il risultato, lo dico con orgoglio, è gratificante. Abbiamo saputo scegliere persone e direi donne capaci, valide. Abbiamo giocato un ruolo importante e l’ho visto anche durante la campagna elettorale quando molte persone mi hanno chiesto anche chi votare alle Europee. C’è un popolo del Pd che è vivo e ha risposto. Scegliendo tra l’altro tante donne, un bel segnale”.

Cosa pensa del flop del terzo candidato sindaco, Demis Ranalli?

“Non lo considero un flop. Non si può pensare che avendo da una parte e dall’altra decani della politica veregrense partisse già forte. È un progetto giovane che deve crescere. Spero di ritrovarmelo davanti tra cinque anni più forte di adesso. Avevano idee e una bella squadra. E poi ho apprezzato il rapporto umano che si è riuscito ad avere con loro”.

Ma allora è vero che Ranalli è stato il vostro alleato nascosto?

“No, se lo fosse stato lo avremmo messo in lista. Quei 400 voti erano più utili con noi. Non è vero che l’elettorato di Demis toglie solo a Gismondi. La realtà è che c’è scollamento tra politica e amministrazione. Lui era reduce dall’esperienza di Basso. Chi lo ha votato per quel periodo, non avrebbe mai votato Gismondi. I suoi voti sono più nostri”.

Cosa può portare il Pd dentro questa amministrazione che è un po’ meno multicolore?

“L’esperienza e il modo di fare dell’ultimo vero partito d’Italia. La capacità di fare gruppo e non alzare i toni. E di prendere anche chi non aveva esperienza e vorrebbe rispondere agli attacchi personali, facendolo parlare di politica. Noi abbiamo scelto di non essere protagonisti con il simbolo, non abbiamo schierato come la Lega i big. Noi non dovevamo contarci, ma portare idee, non cerchiamo l’uomo forte ma il gruppo”.

Lei è una segretaria giovane ed era alla prima vera prova. Che voto si dà?

“Mi do un 7. Come segretaria anche 8”.

Guardando al futuro, arrivano le regionali. Il Pd ha la forza di mantenere la Regione?
“Abbiamo tanta competenza politica. Quello che manca, ma non è nuovo, è la capacità comunicativa. Non solo con gli elettori, anche tra di noi. La storia di ognuno non può diventare il limite. Ma sono sicura che possiamo farcela, non ho un giudizio negativo dell’amministrazione Ceriscioli. Vedo errori e limiti, ma anche tanti pregi e vantaggi. Le Marche son una delle regioni più virtuose, anche a livello sanitario”.

Per molti Zingaretti è un buon segretario, ma serve un leader. Chi sarà secondo la segretaria di Montegranaro?

“Non ne vedo davvero di uomini forti. Non c’è nessuno che abbia carisma. Ma serve, soprattutto a livello comunicativo. Zingaretti per essere un buon segretario deve crescere anche come leader, è ancora troppo silente”.

Guardando a uno dei big, Calenda meglio dentro il Pd o con un nuovo partito come sta progettando?

“Probabilmente con un nuovo partito. Purtroppo il Pd deve invertire un’impressione data alla gente di essere il ‘potere forte’. Va sfatata l’immagine. Se non lo si fa in tempi utili, questo farebbe crollare anche Calenda e non possiamo permettercelo. Forse è meglio che si muova fuori, anche perché io credo ancora nel progetto originario di Veltroni. Ma bisogna lavorare tanto”.

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