08192019Lun
Last updateLun, 19 Ago 2019 12pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners

La verità di Tajani agli imprenditori fermani: 'Sanzioni, made in e Cina: il problema non è l'Europa ma il governo italiano'

tajamelchio0

Seduto al finaco di Demis Ranalli, candidato sindaco, punta sul made in Italy: “Non c’è possibilità di trovare un accordo in Consiglio. È l’Italia che deve trattare. Ho evitato che si cambiasse il testo, togliendo l’articolo 7 sulla tracciabilità".

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – Il gotha dell’economia lo aspettava alle 14.30 all’hotel Horizon di Montegranaro. Da Milano sono arrivati i vertici di Assocalzaturifici, Annarita Pilotti e Tommaso Cancellara, da Fermo quelli di Confindustria, Giampietro Melchiorri e Giuseppe Tosi, poi tanti imprenditori. Quelli che non amano perdere tempo, le fabbriche anche se a fatica nel Fermano ancora lavorano. Ma civilmente hanno atteso che dopo 70 minuti iniziasse a parlare il senatore Andrea Cangini, per riempire l’infinita attesa. Alle 1607 arriva il roll up con il volto del presidente del Parlamento Europeo, è il primo segnale dell’avvicinamento. Ma solo alle 16.40 Tajani entra all’hotel Horizon. Nel pomeriggio a dominare è il tema ‘Cina’, ma non mancano i cavalli di battaglia: made in, accordi commerciali, terremoto e credito.

“Il problema di questa regione sono le infrastrutture” esordisce il commissario regionale Marcello Fiori. E di quelle infrastrutture deve essere rimasto ingabbiato Tajani. “La sciagura della chiusura delle Province ha tolto manutenzione alle strade. Oggi sappiamo che il gran senso non chiuderà, è una buona notizia. Ma serve solo a ridurre i problemi che partono dall’assenza di un aeroporto. È questo il primo settore in cui investire, speriamo che questo Governo vada a casa presto. Tra l’altro le Marche non hanno neppure una infrastruttura digitale degna, nelle Marche non si comunica, non si può lavorare”.

“Siamo il partito della coerenza” ribadisce il senatore Andrea Cangini che vede Forza Italia proiettata nel futuro grazie a un passato riconoscibile: “Siamo gli unici, gli altri o hanno perso le radici o cercano di cambiarle”. Il suo vero avversario sono i grillini, lo fa capire in un paio di passaggi: “CI fanno vivere con il sospetto e la colpa verso chi crea sviluppo e maneggia denaro. Il nostro punto di vista è diverso perché abbiamo valori liberaldemocratici in cui l’impresa è la condizione di sviluppo e lo sviluppo è creazione di posti di lavoro”. parla della via della Seta: accordo strategico non commerciale con u paese che ha vocazioni imperiali e che presuppone di mettere parte delle infrastrutture al servizio di un altro Paese che non ha nella propria cultura il rispetto per le diversità. Un approccio razzista quello cinese verso l’Occidente. Si sentono superiori, spinti dalla forza del denaro. Lo stanno facendo in Africa, poi in Grecia e quello che vorrebbero fare in Europa, dove però si è piegata solo l’Italia pregiudicando anche i rapporti con gli Usa. Esponiamo così la nostra manifattura a grandi rischi. Se la logistica sarà controllata dai cinesi, se arriveranno container di merci cinesi, ci sarà anche la merce che noi vorremmo tenere lontana da negozi, strade e tavole visto che è contraffatta e prodotta senza rispetto per i lavoratori”. Impossibile non parlare di terremoto: “Una immensa tragedia nazionale. Non c’è differenza tra i gialloverde e il Pd. La logica della burocrazia vince. I comuni dei borghi resteranno spopolati se passano anni dalla tragedia alla ricostruzione. Abbandonare le terre, recidere le radici non è mai un bene”. E sul terremoto insiste anche Fiori: “Parliamo di un fallimento dello Stato. Sono 650mila le persone coinvolte lasciate sole dallo Stato. Dopo tre anni gente negli alberghi o che prende il Cas, mancano attività commerciali: San Benedetto è cresciuta dell’8% come residenti, come biasimare chi ha scelto di lasciare definitivamente il comune danneggiato? È lo Stato che ha fallito”.

Alle 16.40, finalmente, Antonio Tajani entra nella sala, rimasta piena nel rispetto del ruolo di presidente del Parlamento Europeo. Il primo imprenditore a intervenire è Giampietro Melchiorri: “Accendo una luce sulla Cina, noi imprenditori siamo preoccupati. È un mercato importante, ci investiamo, ma è anche l’avversario più insidioso, dove le regole non esistono, con pratiche commerciali sleali”. Tre domande: chi controlla che la produzione sia frutto di imprese che rispettano i lavoratori? Chi garantisce le regole? Chi tutela le nostre imprese? “Ogni giorno siamo soggetti a copie, contraffazioni, produzioni finte. La tutela dei brand, dei marchi è quasi impossibile e se riesce, poi il sistema cinese trova il modo di eludere le regole. Emblematico il caso di Premiata (in sala il titolare Mazza, ndr) a cui è stato usurpato il prodotto e anche il nome. Ha senso lavorare con la Cina che investe miliardi per accrescere il suo soft power? Temiamo i dazi nella guerra Cina-Usa, ma al contempo non possiamo accettare una deregulation che ci potrebbe schiacciare”. Angiolo Mannini è la voce dei giovani che hanno preso in mano l’impresa di famiglia facendola crescere a livello internazionale con tanto di start up interna: “Parlo dei finanziamenti per le Pmi, che sono il 90% delle imprese europee e valgono il 50% dei fatturati. Nelle Marche sono 150mila, 18mila nel Fermano, in continuo calo. Il piccolo imprenditore per stare al passo, per investire in innovazione, ha bisogno di finanziamenti. Tanto fatto dalla Bce, ma le mosse sono rimaste nelle banche che le hanno usate per aumentare liquidità. Noi crediamo nella politica, ma servono risposte rapide”. Il made in Italy non può mancare e lo ricorda Enrico Ciccola: “Lei mi disse alcuni anni fa che serviva l’impegno del Governo italiano dentro il Consiglio europeo. Ci lavoro da tre anni e presto avrà un documento realizzato dall’Eurispes, finanziato da Camera di Commercio e Assocalzaturifici”. E per Assocalzaturifici si alza Annarita Pilotti: “Parlo delle sanzioni alla Russia. Si dovrebbero rinnovare o togliere a fine luglio. Ci siamo spesi tanto per toglierle. È diventato un mio obiettivo eliminarle, hanno creato disastri”. Altri passaggi hanno riguardato i rapporti commerciali con Canada, Mercosur e Stati Uniti, bene con Giappone e Corea: “Battetevi per noi, per raggiungere rapporti utili per l’Italia”.

Vetrina per Demis Ranalli, che parla prima di Tajani: “Gli imprenditori qui sono passati dal fare le calzature ai passacarte: sono oberati dalla burocrazia. Faccia il possibile presidente, noi sappiamo che lei ci è vicino. L’Europa, grazie a Tajani, capirà che ha bisogno di Montegranaro. Il nostro know how è un valore aggiunto, perché quello che facciamo noi, negli altri Paesi non ne hanno idea”.

Antonio Tajani parte dalla Cina: “Siamo di fronte a un’offensiva mondiale da parte id un Paese che non è una democrazia compiuta, che non è un’economia di mercato, che non ha regole per la tutela del lavoro e dell’ambiente e che fa concorrenza sleale, visto che cresce del 5% e deve tornare all’8%. E lo fanno puntando sul mercato dell’Ue attraverso il dumping”. Un timore giusto quello di Melchiorri: Acciaio, ceramiche e moda sono settori colpiti direttamente. Abbiamo approvato normative anti dumping, grazie a un emendamento di un parlamentare italiano di Forza Italia”. Il no di Tajani al 5G italiano ai cinesi è chiaro: Significa regalare i nostri dati, che è come dare la Banca d’Italia. La Cina sta facendo quello che facevano i romani: realizza infrastrutture o le allarga e lo fa con la via della seta che l’Italia, commettendo un errore gravissimo, ha considerato come un’opportunità. Cedere il porto di Trieste è regalare la porta di accesso dell’Europa ai cinesi. Il governo francese, che è più astuto, ha venduto beni mobili, aerei, noi stiamo vendendo porti, da cui non se ne andranno più. L’offensiva cinese è iniziata, tenete gli occhi aperti. Purtroppo questo governo di dilettanti allo sbaraglio che non consce contenuti di politica industriale e commerciale. No hanno esperienza, altrimenti non direbbero certe coese”. Sulle sanzioni Tajani torna a tre anni fa: “Primo consiglio europeo, il premier Conte si è espresso senza discutere a favore delle sanzioni. E a decidere le sanzioni sono i governi. Dopo le promesse in campagna elettorale, hanno votato a favore. perché non contano, perché litigano con tutti, non sono rispettati. Non abbiamo alleati, perché si pensa solo all’Italia, così abbiamo perso partite importanti. Se si è isolati e si pensa che un selfie sia un’alleanza, non c’è futuro”.

In Europa serve competenza: “Non mi piacciono i leader che si candidano per poi non andare in Europa. Dopo Craxi, Andreotti e Berlusconi non abbiamo più avuto leader di caratura europea”. Sul credito un passaggio: “Abbiamo permesso alle banche di tenere una riserva minore erogando prestiti alle Pmi. Questo permette alle Bcc di avere più soldi per i prestiti, allargando il tetto a 2,5mlioni. Non basta, anche perché manca una strategia di tutela nazionale”. Infine, il made in Italy: “Non c’è possibilità di trovare un accordo in Consiglio. È l’Italia che deve trattare. Ho evitato che si cambiasse il testo, togliendo l’articolo 7 sulla tracciabilità. Per ora ho convinto la commissione. I tedeschi sono favorevoli al made in, ma non prevedere il marchio del luogo dove c’è stata la principale trasformazione. I tedeschi favorevoli solo se si accetta il luogo dell’ultima trasformazione. Cosa su cui alcuni dei grandi del tessile son favorevoli. Ma non credo sia la scelta giusta. Magari puntiamo al made in su alcuni settori. Col cambio del Governo tutto si è fermato, ma riprenderemo la battaglia”. Il motto è semplice: “Bisogna essere duri, non violenti. Insultare gli alleati è inutile, i risultati si raggiungono insieme. l’Europa va criticata, non annientata”.

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Pettinari: la mafia si combatte con piccoli gesti

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.