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Case popolari, Montegranaro chiude le porte agli extracomunitari. 'Dimostrino che non hanno proprietà in patria'

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Tutti d’accordo dopo e parole del sindaco? Non proprio, arriva un’astensione, quella della consigliera e segretaria comunale Pd Laura Latini: “Non sono d’accordo con la mozione".

MONTEGRANARO – Regole dure, con angoli buonisti, ma in realtà stringenti. “Stranieri che sperate di usufruire di un alloggio popolare a Montegranaro, da oggi dovete sapere che dovrete dimostrare di non possedere nel vostro paese di origine un’abitazione, o non più del 50% di una casa”. È questo il sunto della mozione del presidente del consiglio Umberto Antonelli che è passata durante il Consiglio comunale che si è aperto con il ricordo di Livio Botticelli.

Mozione con un punto che ha permesso di votare a favore anche i consiglieri comunali di maggioranza, che è un mix di destra e sinistra: “Il documento che va fornito, via paese di origine, non è obbligatorio per chi è rifugiato politico o proveniente da un Paese in cui è oggettivamente impossibile reperire la documentazione”. Il secondo criterio è in realtà molto aleatorio, ma è lo stesso utilizzato dalla Regione Marche. Si apriranno discussioni politiche sul Paese ‘impossibile o no’ ma è il miglior modo per evitare di dire ‘solo italiani’ o ‘niente extracomunitari’. “Ci adeguiamo al regolamento regionale” sottolinea il sindaco nel motivare il suo ok.

Se si è arrivati a questa mozione è, come ricorda il consigliere comunale di minoranza Gastone Gismondi (Lega), grazie a quanto fatto dalla sindaca di Cecina, che ha portato alla modifica dei regolamenti d’assegnazione, chiedendo appunto la certificazione di proprietà di immobili in modo da evitare sperequazioni. “Spesso capita che un cittadino italiano con un garage di proprietà non possa avere la casa popolare, mentre immigrati con immobili nei paesi di origine non hanno restrizioni. Siamo finalmente contenti che si vada a ridurre la disparità”.

Gismondi chiede anche di più: “Dobbiamo farlo anche in merito ai contributi alle famiglie che il Comune eroga. Il regolamento deve comprendere ogni aspetto”. Tutti d’accordo dopo e parole del sindaco? Non proprio, arriva un’astensione, quella della consigliera e segretaria comunale Pd Laura Latini: “Non sono d’accordo con la mozione, recepita dalla Regione a guida Pd. Ma per costituzione il diritto alla casa è sancito e non fa distingue. È vero che bisogna fare delle leggi e regolamentare, ma poi bisogna vedere l’applicazione. Molti cittadini extracomunitari non potranno mai presentare certificazioni, siamo chiari: la burocrazia escluderebbe persone che potrebbero avere diritto alla casa. Rischiamo di non garantire la nostra stessa Costituzione. Questo regolamento va a favorire un palese disequilibrio a favore di qualcuno, penalizzando una parte”.

Voce dissonante che obbliga la sindaca Mancini a ribattere: “Il problema potrebbe emergere per alcuni Paesi, è vero, ma è una norma regionale. Attenzione, il requisito vale anche per chi è già destinatario di alloggio, per cui chi è al momento in una casa popolare è a rischio se non fornirà il documento”. Non resta che votare: si alzano le mani, compatte, tranne una, quella della Latini. L’applicazione dirà chi ha ragione, di certo gli extracomunitari è meglio che comincino a chiamare le ambasciate e se trovano la linea magari il villaggio da cui sono partiti.

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