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Le star del Pitti: Tmb e la giacca lavabile, Melchiorri e la scarpa tracciabile

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Un’idea che Melchiorri ha avuto dopo aver visto un sistema simile adottato da un maglificio che spiegava i filati e le lavorazioni

FIRENZE – Tra Patrick Dempsey e Paolo Ruffini, le vere star del Pitti Immagine sono arrivate dalle Marche. La giacca che si lava in lavatrice Cda un lato, la scheda che mappa ogni passaggio della scarpa dall’altro. Due delle grandi novità del Pitti Uomo sono made in Marche. La prima è frutto del genio della Tmb, azienda maceratese di abiti, la seconda è invece frutto dell’idea di Giampietro Melchiorri, titolare dell’Alexander Hotto di Montegranaro.

Per gli esperti della moda la giacca sartoriale Zg Washable, che si può lavare in lavatrice, è una delle più rivoluzionarie novità di Pitti Uomo 95 che oggi chiude i battenti. Già Tombolini aveva puntato sul tema del viaggio, realizzando pratici blazer da mettere in valigia e tirare fuori perfetti, senza pieghe e sgualciture. Una qualità che si unisce a quella della leggerezza dei tessuti e alle tante combinazioni cromatiche, in una palette che abbina beige e marrone con accenni d'arancio, blu e marsala, bianco con tocchi di giallo senape, verde-viola come le colline delle Marche. I capi lavabili in lavatrice conservano tutte le loro caratteristiche: touch morbido e feel naturale, effetto stretch, tenuta termica e traspirabilità.

Melchiorri invece ha aggiunto un dettaglio all’interno delle scatole delle pregiate scarpe in cuoio. “La qualità è alta, nelle mie scarpe come in altre e allora bisogna trovare dei valori aggiunti”. Il suo, in questo caso, è una pergamena che racconta la scarpa, una vera e propria scheda che traccia ogni passaggio. Come se fosse l’etichetta di un pesce: “Bisogna far capire anche con questo perché una scarpa di qualità costa più di un’altra. Per me è un modo per rimarcare il made in Italy, a cui tanto teniamo ma che ancora è una battaglia lontana dall’essere vinta”. Un’idea che Melchiorri ha avuto dopo aver visto un sistema simile adottato da un maglificio che spiegava i filati e le lavorazioni. “Così ho fatto io partendo dalla pelle, passando per la colorazione, il controllo qualità, il taglio e orlatura e la lavorazione finale”. Ma non solo, perché la vera chicca è che sulla scheda è attaccato un pezzetto di pelle chiara: “Questa è la pelle originale che poi lavorata diventa come quella che il cliente vede”. Il risultato è andato oltre le aspettative: "I buyer sono rimasti colpiti, è un ulteriore modo per raccontare la nostra scarpa e questo, soprattutto all’estero, è un davvero un valore aggiunto”. 

Raffaele Vitali

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