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Amandola

Ricostruzione ferma, appello dei sindaci al Governo che non c'è: "Deroghe e sanatorie. E cratere più piccolo"

alessandriniprotcivile

Il senatore Cangini tuona: "Purtroppo Di Maio perde tempo a specchiarsi. Qui servono aggiustamenti normativi".

AMANDOLA – E alla fine hanno preso carta e penna. Stanchi dello stallo, che potrebbe diventare apatia vista la difficoltà di far partire un Governo, i sindaci dei comuni terremotati nelle Marche, n special modo i maceratesi, hanno scritto ai parlamentari eletti nelle Marche affinché portino la voce del territorio a Roma. La richiesta è semplice: cambiare le norme. Tante le ragioni. “Troppo ampio il cratere con 138 Comuni che non sono stati colpiti o danneggiati in eguale misura”. Questa situazione comporta “ritardi sulla messa in sicurezza, sul ripristino della viabilità comunale e interprovinciale, sul conferimento delle macerie, il rallentamento della ricostruzione leggera e pesante, il rischio di una ricostruzione a macchia di leopardo, un elevato numero di improcedibilità delle domande di ricostruzione poiché la maggior parte delle difformità non sono sanabili, mentre la Zona Franca Urbana non ha prodotto alcun aiuto concreto per i Comuni montani dell'Appennino”.

I sindaci chiedono l'immediata emanazione di nome correttive per individuare “almeno tre fasce di perimetro”. Che i sindaci indicano in “Comuni catastroficamente colpiti, gravemente colpiti, lievemente colpiti”. Nel chiedere questo, gli amministratori fanno un’altra richiesta precisa, che tanti problemi sta creando all’ufficio ricostruzione: “Estendere le norme regionali del Piano Casa anche alla sanatoria delle difformità edilizie e alle compatibilità paesaggistiche, di consentire a tutti l'installazione di manufatti temporanei a uso deposito, e ancora modifica della norma salva Peppina per consentire la permanenza nelle strutture abitative o a uso deposito fino al ripristino dell'agibilità, un periodo di benefici ed esenzioni fiscali non inferiore a almeno 15-20 anni, la semplificazione delle procedure burocratiche e dare più competenze ai sindaci. I primi cittadini paragonano il dramma epocale che ha colpito l'Italia centrale al terremoto dell'Irpinia per motivare con l'eccezionalità del dramma l'ampliamento delle azioni di deroga”.

L’appello ha ottenuto la prima risposta ed è quella del senatore Andrea Cangini, fino a pochi mesi fa direttore del Quotidiano Nazionale, giornale in prima linea nel seguire, e criticare, la ricostruzione. “Purtroppo mentre Luigi Di Maio gioca a fare il premier immaginario ponendo veti e reclamando poltrone, si accresce il malessere degli italiani che chiedono risposte concrete ai loro concretissimi problemi. È di oggi la lettera con cui i sindaci marchigiani colpiti dal terremoto invocano dieci, sacrosanti aggiustamenti normativi per evitare che una disgrazia come il sisma si trasformi in una tortura di Stato ai danni dei loro concittadini. Occorrerebbe un governo, però. Un governo diverso da quello che ha così mal gestito l'emergenza. Occorrerebbe un governo, ma il Grande Narciso del Movimento 5stelle è troppo impegnato ad ammirare la propria immagine riflessa in una pozzanghera davanti a palazzo Chigi”. Resta così per ora una lettera senza futuro l’elenco che si può riassumere in due semplici passaggi: deroghe e sanatorie specifiche per far accelerare la ricostruzione leggera e quella pesante.

r.vit.

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