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Amandola, 60 anni di Polizia Stradale. Il ministero dell'Interno: "Non chiuderà e potendo crescerà di personale"

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‘Voi ve lo siete meritato questo distaccamento’. E per fortuna che è rimasto, tornando con il ricordo ai drammatici momenti del sisma. E oggi insieme guardiamo al futuro con maggiore tranquillità”.

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Buon compleanno Polizia Stradale di Amandola. Non manca nessuno nella sede inaugurata il 12 settembre 1991 e anche la città fa festa con la Lamborghini Huracan della Polizia e il pullman azzurro dove si tengono lezioni sulla sicurezza stradale dedicate ai più piccoli. Un giorno importante che vive di storia, presente e tanto futuro. E quello, al distaccamento di Amandola, lo garantisce Giovanni Busaccca, neo direttore del servizio di Polizia Stradale per il Ministero dell’interno. Una promessa davanti a sindaci, da Smerillo a Santa Vittoria, Provincia, c'era il vicepresindete Pompozzi, e Regione, con assessore Cesetti e consigliere Giacinti.

La dirigente compartimento Emilia Romagna e Marche ricostruisce la storia del distaccamento che soffia sulle 60 candeline. “La Polizia stradale è cresciuta insieme al territorio con l’obiettivo di garantire la libertà e sicurezza di circolazione. Come Amandola che nel tempo ha registrato un decremento di popolazione, oggi sono 3500 gli abitanti, pure il distaccamento ha visto un depotenziamento, l’organico oggi è di 11 unità. Poche, ma preziose per il lavoro che svolgono e per i lavori: dedizione, spirito di sacrificio e umanità”.

E lo dimostrano i fatti. E il ricordo va al terremoto. “Il centro divenne zona rossa, come ancora oggi alcune zone. Tante scosse e poi la nevicata. E qui è emerso il nostro ruolo, come quando si è reso necessario evacuare l’ospedale cittadino in cui gli uomini del distaccamento si sono distinti. Oggi festeggiamo il 60esimo anche per questo è uno splendido esempio concreto di quello che significa una amministrazione che si vuole fare ‘gente tra la gente’ con il motto di esserci sempre”.

Pur non potendo contare su un numero consistente di operatori, la Stradale è un solido punto di riferimento per i cittadini. “Rappresentiamo uno stato che vuole essere vicino alla gente nel momento del bisogno”. Crescono i servizi, si è passati nel giro di due anni da 580 pattuglie a 755 del 2017. “Un’unità operativa splendida, 709 verbali per mancato uso di cinture, 175 per guida in stato di ebbrezza, 177 per uso di cellulari alla guida. Questi sono comportamenti pericolosi, quelli che costituiscono la causa di sinistri e mortali” prosegue la dirigente ringraziando il comandante Nazareno Raimondi. Il sindaco prendendo la parola tocca due temi chiave: il numero del personale e il rischio chiusura. Ma prima un amarcord: “La neve e l’auto della polizia (VIDEO) è la foto storica ricordo che ognuno di noi, da bambino, aveva nella mente. Come il motore della moto Guzzi che usciva dal garage, per noi era il segno della presenza dello Stato: a 63 anni ancora è davanti ai miei occhi”.

Entra poi nel merito il sindaco: “Questo presidio è la prova di un’area interna che tiene alta la testa e vuole andare avanti. Voi incarnate sicurezza, coesione sociale e in questo territorio la vostra funzione è ancora più sentita dalla città. Ricordo il 2015 quando mi ricevette il capo della Polizia. Sentire parlare un sindaco che portava la testimonianza di un territorio per un distaccamento con amore, lo convinse: ‘Voi ve lo siete meritato questo distaccamento’. E per fortuna che è rimasto, tornando con il ricordo ai drammatici momenti del sisma. E oggi insieme guardiamo al futuro con maggiore tranquillità”. Nodo numeri: “Pochi ed efficienti. L’efficienza per me è scontata, lo siete da 60 anni. Lancio un invito: togliamo il ‘pochi’. A noi piacerebbe molti ed efficienti. È fondamentale la presenza della pattuglia la sera per il territorio. È fondamentale averla per sentirsi sicuri”.

Gli spunti trovano in Busacca le risposte: “Le strategie del Ministero spesso dimenticano il cuore che le popolazioni mettono. Tolgo l’ombra che il sindaco ha fatto aleggiare. La strategia è nazionale e mira a ridurre gli incidenti mortali. La missione nostra è prevenirli, per questo esistiamo che ci si auna strada grande o piccola. In questa strategia Amandola, qualche tempo fa, poteva essere messa in secondo piano. Ma questo piano è diventato il primo. Non c’è più l’ombra e io sono qui a dimostrarlo. Ci sono state delle contrazioni, che non dipendono dal livello tecnico. Siamo invecchiati, ovunque: Speriamo ‘che non siano sempre pochi’ lo dico anche io. Di certo, se potremo aumentare i numeri, ci ricorderemo- ribadisce al sindaco - del suo cuore e del suo affetto”. Pochi o molti, la Polizia Stradale ha una rete interprovinciale che permette a pattuglie di andare anche fuori zona, in questo caso oltre i confini del comando di Nadia Carletti. Il tutto per ridurre i morti sulle strade, che nel 2017 sono pericolosamente aumentati da 3400 a 3800.

La presenza di Busacca è la nota lieta per il prefetto D’Alessandro, affiancata dal vice di Ascoli Piceno: “Avere qui il direttore del dipartimento di Polizia è la riprova della vicinanza a questo territorio e a chi lavora in questo distaccamento. Amandola nel 2017 è diventata città, dopo un’articolata istruttoria, e si trova ai piedi dei monti Sibillini. La sua collocazione, lontana dai capoluoghi di provincia, la contraddistingue per essere un centro urbano più isolato di altri. e quindi bisognoso di istituzioni e forze di polizia, la cui assenza potrebbe fortemente pregiudicare la popolazione locale e dei comuni più piccoli della comunità dei monti Sibillini. Il mio augurio è di continuare a perseverare nell’azione. Il lavoro di ognuno di noi è quello che può mettere in sicurezza il territorio”.

C’è entusiasmo dentro il distaccamento, ma anche emozione mentre scorrono le foto storiche. su tutti alla fine arriva la benedizione di monsignor Pennacchio, che racconta l’esperienza familiare con lo zio che è stato uno dei primi assunti della Polizia Stradale, nata 70 anni fa. “Il mio pensiero lo dedico alla strada. Gesù lungo la strada ha svolto la gran parte del suo ministero. Insegnava, guariva, gioiva lungo la strada. E penso all’episodio della resurrezione di una bambina: stava rientrando in città e incrocia un corteo funebre. E lungo la strada la gioia di chi lo seguiva, per i miracoli fatti, incontra il dolore. E lui si ferma e ridà la vita alla bimba. Indipendentemente dalla fede di chi opera sulla strada, si deve essere consapevoli che lungo la strada si guarisce, si cura, si interviene per salvare qualcuno, si educa, e chissà quante volte ai giovani avete dovuto fare anche da insegnanti per farli crescere, e si soffre, come accadde a Gesù. Buon lavoro”. 

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Fede, giovani e integrazione: i primi pensieri fermani di monsignor Pennacchio

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