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Amandola

Sibillini, ricostruire non basta. Metodo e priorità secondo Istao e sindaci: lavoro e viabilità per i borghi

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Durante Diamanti a Tavola il convegno organizzato dal Comune assieme a Symbola per ragionare sul fattoe il da farsi.

AMANDOLA – Fabio Renzi, segretario generale di Symbola, Franco Capponi, sindaco di Treia, Moira Canigola, “presidente della Provincia che ringrazio per il lavoro che sta facendo per il rilancio delle aree interne”, Vittorio Salmoni, Istao, Guido Castelli, Fabrizio Cesetti: ringrazia tutti Adolfo Marinangeli prima di dare il via al convengo ‘Uscire dall’emergenza, avviare la ricostruzione’ con in sala il senatore Francesco Verducci. “Amandola è la città simbolo del territorio colpito dal terremoto, ma anche per la voglia e l’energia con cui vuole uscire dal periodo più difficile. Abbiamo bisogno di una ricostruzione attenta, mirata e che passi per le infrastrutture e le strutture pubbliche. Ma che poi deve tendere al tessuto sociale” introduce Moria Canigola che sull’area interna dei Sibillini punta “per aiutare il rilancio del territorio e delle sue attività”.

Amandola dopo Treia, dove a dicembre si provarono a mettere alcuni paletti indispensabili per la ricostruzione, passando per Franco Capponi, coordinatore della commissione Anci terremoto. “Un milione di turisti, 10% di turisti stranieri nel 2015 sui Sibillini. C’è poi il nodo abitanti: in 25 anni non sono calati, ma sono 630mila immigrati, principalmente albanesi e rumeni, che ci permettono di non far scomparire luoghi. Ecco che servono nuovi servizi, nuove politiche vadano oltre le politiche di risarcimento per avviare politiche di sviluppo” spiega il segretario di Symbola. Che cita come possibilità il digitale di prossimità, “un modo per far rincontrare questi territori, un tempo culla della civiltà, con la modernità”.

Una delle linee guida è ‘accelerare’. “Ormai è finita la fase del commissario nazionale. È bene che le Regioni abbiano più potere e una responsabilità diretta. Perché competenze di pianificazione strategica le ha la regione. E poi servono le competenze degli enti locali per gli interventi diretti. Serve un coordinamento strategico, partendo dal dove era e dove sarà, a livello ministeriale che abbia le regioni come riferimento. Se poi si vuole mantenere il commissario, sappiamo che ci troveremo a fronteggiare sempre dei limiti evidenti”.

Friuli esempio positivo, Marche-Umbria 1997 simbolo di celerità e legalità, Emilia Romagna modello regionale. “Nelle Marche invece ora è arrivata la centralizzazione totale. Modello diventato improponibile dopo il 30 ottobre, con il dramma che ha colpito le marche”. Da allora otto leggi per arrivare a un quadro normativo più vicino alle necessità. “Anca invasiva rispetto alla ricostruzione, a oggi è un peso per gli enti locali. Avevamo chiesto di avere dei bandi tipo e su questi impostare la ricostruzione. E invece, ogni bando dovrà essere sottoposto alla validazione dell’Anca” ribadisce Capponi. “Con i tempi di risposta dell’Anac” aggiunge Renzi.

Nel tempo chiarita la questione zona franca urbana, “provvedimento necessario ma tardivo”, e un’accelerazione della ricostruzione leggera, “sono più le schede B di quelle E, quindi si potrebbe far rientrare metà della popolazione”. E poi c’è la questione degli ‘abusi sanabili’: il 30% delle operazioni di ricostruzione non possono essere espletate, perché ci sono difformità edilizie. “In Emilia venne data una deroga alla Regione per regolamentare questo aspetto. Nelle Marche no, perché in Parlamento non si è trovata l’intesa non capendo che una sanatoria non è un condono. Ma questo è un tema chiave”.

Altro nodo: l’ufficio speciale di ricostruzione non ha il personale necessario a un anno dalla sua nascita. “Mancano anche regole scritte e sono stati fatti pochi vademecum e i pochi che ci sono sono confusionari. Su questo dobbiamo lavorare e noi sindaci siamo pronti a essere un interlocutore. A hi stava a Roma fino a oggi ha preferito decidere da solo”. Capponi conclude il suo intervento con una serie di incompiute necessarie: eliminazione vincolo di acquisto di immobili da parte degli enti locali, accelerazione delle procedure di approvazione dei progetti, trattamento fiscale delle donazioni in stile art bonus, sospensione regole finanza pubblica fino al 2020, prevedere ulteriori bandi straordinari di servizio civile nelle zone rosse, equiparare i comuni del cratere, istituzione fondo per lo sviluppo economico e sociale dei piccoli comuni.

Infine le richieste al Commissario: “Finanziamento secondo piano opere pubbliche e beni culturali. Risolvere il collo di bottiglia della stazione unica appaltante, la Suam regionale. Staccare dalle leggi ordinarie un evento straordinario come il terremoto per ridurre i cavilli. Modificare l’ordinanza sulle assicurazioni, per cui abbiamo ricorso al Tar del Lazio contro il commissario”.

Dopo il quadro ‘di stallo’ di Capponi, si prova a guardare al positivo con l’Istao e Vittorio Salmoni, in prima linea per il ‘patto di sviluppo’ voluto dalla Regione. “Non si ricostruisce dov’era e come era, ma con una integrazione di ricostruirne fisica con idea di sviluppo economico. E quindi il primo punto è dare nuovi elementi di attrattività, turismo ma prima il lavoro, ai borghi dell’Appennino. Poi c’è l’infrastrutturazione data da mobilità sostenibile, da qui il completamento della Pedemontana, sia materiali che immateriali con le connessioni. Terzo step, la mobilità ciclabile e pedonale. Ecco la riconnessione dei territori. Poi ci sono il terzo e quarto punto legati al patrimonio culturale e architettonico”. A seguire c’è il paesaggio e la risorsa esterna alle città, ai borghi: patrimonio vegetale, energie rinnovabili, patrimonio animale e una ricettività con ristorazione con filiera corta. “infine la gestione dei dati. Nel 1997 abbiamo fatto lavori incredibili di cui non è rimasto praticamente nulla. Oggi, a partire da domattina tutto quello che si fa deve essere tracciabile e ricondotto in un database a disposizione” prosegue Salmoni.

Manca un polo tecnologico scientifico nelle Marche e questo potrebbe essere il momento giusto per farlo nascere. “Attenzione alla persona è qualcosa che va oltre il paino di ricostruzione, ma che non si può rendere secondario. A questo si lega il rilancio produttivo con la manifattura che è rimasta indietro e che deve essere collegata alle nove tecnologie e con l’edilizia che deve diventare 4.0 adeguando il sapere delle aziende al futuro” conclude il responsabile area Territorio Istao.

Verducci prende parola, dopo aver incassato una serie di critiche. “Amandola continua a crescere. aver riaperto la Rsa è un simbolo di un territorio che si rimpadronisce del proprio futuro partendo dai servizi essenziali. Su un tema voglio fare chiarezza: dobbiamo pensare a questo territorio per un progetto che metta in sicurezza le comunità pensando lo sviluppo delle comunità. Un punto politico che, al netto di cose che non hanno funzionato, non può essere ideologico. Cambiamo quello che non funziona, anche in virtù del susseguirsi delle scosse. Ma rivendico il tema nazionale della vertenza terremoto. Questo non significa non dover dare più forza alle Regioni e alle amministrazioni comunali, come fatto negli ultimi interventi normativi. Ma tutto deve restare vertenza nazionale, altrimenti non ce la facciamo. Il tema è continuare a dare vita al nostro entroterra, all’appennino. Non possiamo perdere queste aree, sono la nostra spina dorsale”.

Sicurezza e progetti. Si riparte da qui. O forse si prosegue da qui.

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