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Amandola

Amandola, il nuovo ospedale pronto nel 2020. La garanzia si chiama Brizioli, mister Santo Stefano: "Sarà la nostra Svizzera"

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La certezza sono i 18 milioni di euro stanziati. È l’ospedale dei Sibillini, anche se si trova ad Amandola. “Una struttura leggera, tra legno e acciaio, con una altezza massima di tre piani, con uno sviluppo orizzontale di 7.400 metri quadri”. Dentro ci andrà tutto questo: 60 posti letto più 20 di Rsa.

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Un ospedale a misura d’uomo e del territorio. Nel 2020 si entrerà nel nuovo ospedale di Amandola: “Oggi si concretizza una promessa della politica che ha confermato quello che in momenti di difficoltà e tensione aveva detto”. Il sindaco Adolfo Marinangeli guarda Luca Ceriscioli, presidente della Regione, che aveva promesso e oggi fa fare un passo avanti con la presentazione del rendering e della base progettuale. “Da sindaco oggi si risolve un problema, avremo un fiore all’occhiello della sanità montana”:

Premiato il lavoro dei sindaci, e la presenza del primo cittadino di Montefortino e la fotografia di come i servizi facciano superare incomprensioni personali. “I cittadini chiedono servizi e risposte. Averli garantiti nella nostra attuale struttura, colpita da quattro terremoti, è il segno di una vicinanza che l’Asur non ci ha fatto mai venire meno”. La montagna ci crede e Augusto Curti, sindaco di Force e presidente Cal, lo dimostra: “Parliamo di un investimento corposo. Siamo passati da un rischio smantellamento della sanità montana alla conferma dei servizi. Dobbiamo capire che non possiamo averli tutti, ma avere quelli che servono”.

I TEMPI

Gli step sono stati definiti dopo la donazione del progetto da parte del Santo Stefano guidato da Enrico Brizioli: entro l’anno dare l’incarico per la progettazione, entro giugno 2018 avere il progetto esecutivo, entro dicembre 2018 appaltare i lavori, entro il 2020 aprire le porte.

“Siamo il primo partner economico della Regione dal punto di vista sanitario. Riteniamo di svolgere un servizio importante in totale complementarietà di servizio pubblico, per sostenere i livelli assistenziali e la sanità che deve restare pubblica”. Questa la visione di Brizioli: “Abbiamo deciso di dare un contributo fattivo alla ricostruzione, lasciare senza servizi questa terra significherebbe depauperarla. L’idea del ‘tutto va verso la costa’ è riduttiva. Si perdono vivibilità e si aumentano i problemi di viabilità. Pensiamo ad Amandola e ai Sibillini come la nostra Svizzera”.

La cornice la disegna Alessandro Marini, direttore generale Asur: “Il nuovo assetto sanitario della Regione sta prendendo corpo. E lo fa anche con una sinergia pubblico-privato, vedi il dono del progetto del Santo Stefano. Se siamo qui è anche per il grande lavoro che hanno fatto i nostri colleghi, che nell’emergenza post terremoto hanno saputo rispondere in modo egregio”. Ha funzionato il sistema sanitario nel dramma, si spera che funzioni ora nella programmazione.

Nel merito entra invece Licio Livini, direttore generale Asur 4, che parte dai servizi svolti fino al sisma, quando sono entrati in azione i moduli, i locali dell’ex scuola elementare e con il recupero di alcuni spazi della vecchia struttura. “In attesa del nuovo, il territorio meritava risposte immediate. Alcune le abbiamo date e altre stanno arrivando con la riapertura della radiologia, che sarà operativa dal due novembre con Tac ed ecografia” spiega Livini. Un ulteriore traguardo, che sarà seguito a primavera con la ripartenza della dialisi e il ricollocamento degli ambulatori ancora nei moduli. “Infine, primavera 2019 con il riallestimento degli spazi del reparto di Medicina (se tarda il nuovo, ndr) e Rsa, che partirà in anticipo grazie all’impegno dell’Amministrazione comunale, permettendo il ritorno di chi oggi è stato allettato a Montegranaro”.

Il nuovo ospedale.

La certezza sono i 18 milioni di euro stanziati. È l’ospedale dei Sibillini, anche se si trova ad Amandola. “Una struttura leggera, tra legno e acciaio, con una altezza massima di tre piani, con uno sviluppo orizzontale di 7.400 metri quadri”. Dentro ci andrà tutto questo: 60 posti letto più 20 di Rsa.

“Noi vogliamo dare funzionalità agli spazi. Dal punto di primo soccorso ci saranno due sale operatorie, o meglio salette, poi ci sarà dialisi. Si chiuderebbe così un’area tecnico interventistica. Al piano terra ci saranno tutti gli ambulatori specialistici. Mentre nei due piani superiori vanno gli ottanta posti letto. Poi c’è la palazzina destinata al distretto, con gli spazi per i medici, punto prelievi, il servizio veterinario. La viabilità sarà circolare, con smistamento immediato. Massima flessibilità e leggerezza. I tecnici pensano di poterlo realizzare in meno di 18 mesi, in base alla tipologia di soluzione tecnica per fare la struttura secca. “Nel momento in cui saremo formalizzati come sponsor, entreremo nel dettaglio con Asur e regione. Ma questo è il lavoro che ci stiamo già impegnando” ribadisce Brizioli.

La soddisfazione di Ceriscioli parte dalla donazione: “Ci viene donato un simbolo, uno stimolo a raggiungere il risultato. È una donazione che ci dà una visione più ampia, non è solo un oggetto”. Parla di promessa mantenuta.” Potevamo mettere a posto l’ospedale vecchio, ma abbiamo scelto di dare risalto a una struttura nuova di alto livello. E nel farlo lo abbiamo ampliata. Non solo dobbiamo puntare a tornare a quello che eravamo prima, ma qualcosa in più. Vorrei la mela dei Sibillini e le patate di Palmiano in questo territorio, vorrei che il legame fosse totale. Una risposta alla salute e anche all’occupazione e lavoro. La bellezza di una struttura nuova la trasforma in una piccola clinica. La struttura sarà pubblica, ma il fatto che venga realizzata dal Santo Stefano la renderà dinamica”. Applausi finale nella sala consiliare gremita con in prima fila Petrini, Cesetti, Canigola, Giacinti, Marcozzi, Giannini e numerosi sindaci dell'area montana, incluso Montefortino.

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