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Amandola

Oggi il centro di comunità, domani l'ospedale: Amandola riparte con l'ultimo regalo del vescovo Conti. "Fede e lavoro insieme funzionano"

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L’arcivescovo Conti, che il 2 dicembre lascerà la guida della diocesi a monsignor rocco Pennacchio, presenta il centro dedicato a Marta e Maria come luogo di accoglienza e di condivisione. E' stato donato dalla caritas nazionale.

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Sole e cielo azzurro, per Amandola è un giorno di festa. Il 21 agosto il primo pezzo di legno, il 14 ottobre l’inaugurazione. “Un centro dedicato alle donne di Amandola che hanno saputo tenere insieme la comunità dopo il terremoto”. Nasce con questo spirito il ‘Centro di comunità Marta e Maria’ realizzato dalla Caritas nazionale assieme alla Caritas regionale. “Lo abbiamo dedicato a due sorelle perché questa vuole essere la cosa dell’ospitalità. Può capitare che ci si divida di fronte all’ospitalità. Marta voleva fare qualcosa di straordinario, non solo apre la porta a Gesù ma va subito ai fornelli, cerca di fare presto bene. Maria invece si mette ai piedi di Gesù e ascolta. Sono due dimensioni della carità” sottolinea monsignor Luigi Conti. Marta rappresenta il Vangelo della carità, quella concreta, l’aiuto, la collaborazione; Maria rappresenta la carità del vangelo. “Il primo è il simbolo della comunità civile, quello che ci fa operare per i piccoli e i poveri. E questo ad Amandola avviene da sempre. Il secondo è invece la carità che non è solo casa e lavoro, ma che è anche parola che fa bene e tocca il cuore”.

Questo vuole essere il centro di comunità che sarà guidato da don Paolo, “instancabile pastore di Amandola” chiosa il sindaco Adolfo Marinangeli. “Se c’è una cosa che caratterizza le Marche è che il terremoto in questa regione è ignorata. Grazie a Dio abbiamo avuto meno morti, ma i danni provocati sono spaventosi rispetto a regioni vicine. Non è quesitone di confronto, è una realtà da affrontare” prosegue il vescovo.

L’arcivescovo Conti, che il 2 dicembre lascerà la guida della diocesi a monsignor rocco Pennacchio, presenta il centro dedicato a Marta e Maria come luogo di accoglienza e di condivisione. “In questa città ci sono volontari che si sono assunti il peso di ascoltare le pene di chi ha perso la sua casa, i suoi cari” conclude il vescovo lasciando la parola a don Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana: “Questa struttura è pagata interamente da Caritas italiana su terreno messo a disposizione dal comune” ribadisce don Pietro.

“Non abbiamo un tesoretto pronto, ma come organismo pastorale organizziamo la carità a seconda dei tempi e dei bisogni raccogliendo le offerte che provengono da vari canali” spiega Soddu. “Noi non costruiamo chiese o case, ma per cimentare l’uno e l’altro. La nostra presenza di chiesa in mezzo alle case è questo centro di comunità. Un luogo dove si incontrano le persone per ricostruire la comunità e rinsaldare il sapersi generare”.

Soddu ricorda un incontro coni vescovi in cui conti disse chiaramente ‘non tutte le diocesi sono uguali e quindi la ripartizione dei fondi deve essere diversa e non legata alla popolazione’. E così la Caritas ha fatto investendo non dove c’erano più persone ma dove c’era bisogno di rinsaldare l’anima. Un lavoro di gruppo reso possibile dai fondi della Caritas, ma anche dalle mani e dalle menti dell’Impresa Altotenna, “impresa amandolese che ha portato il suo genio nonostante il dramma vissuto in prima persona”, all’architetto Postacchini fino all’ufficio tecnico comunale “dove si lavora oltre ogni orario”.

Si commuove Adolfo Marinangeli parlando delle difficoltà di un sindaco che poi la sera torna a casa da solo e ha al suo fianco solo la moglie con cui condividere i dubbi e le difficoltà. “Penso spesso al vangelo di Luca e mi chiedo ‘Marta, ma quando arriva il momento di gioia?’. Ci penso e ritrovo forza per cercare di raggiungerla. Con l’impegno di una squadra incredibile di cui io sono solo la punta”. Lo guarda Conti che con un sorriso e una parola riassume tuto: “Tu sei Marta e io Maria, il laico e il religioso mossi dallo steso obiettivo”. Applaude la comunità che ha ritrovato il suo luogo di ritrovo, di unione.

“Vedo in questa giornata un nuovo step di ripartenza. Sento vicina la Regione con il presidente Ceriscioli e l’assessore Cesetti, amico e aiuto. Questa è la prima inaugurazione, ma so che a giorni avremo la Tac e Radiologia. E poi spero di riportare i nostri anziani ad Amandola prima dell’inverno, con la Rsa nelal ex scuola elementare. Un progetto che Comune e regione, con l’Asur, hanno condotto. E poi il sogno, che vogliamo far diventare realtà quanto prima: il nuovo ospedale che vogliamo veder partire a primavera” aggiunge il primo cittadino.

Dopo 97 volontari dalle diocesi dell’Emilia che hanno aiutato Amandola durante l’estate, ecco il segno tangibile con la nuova struttura donata dalla Caritas: “C’è chi ha definito ‘la capannetta’ questa struttura, ma non tengo il broncio neppure a queste persone che non hanno capito cosa fosse questo luogo” sottolinea il parroco don Paolo.

La giornata la chiude chi ha in mano la ricostruzione di Amandola e delle altre aree terremotate: Fabrizio Cesetti. “Avete un bravo sindaco che riesce ancora a emozionarsi. Dietro questa opera c’è l’altruismo, l’efficienza, l’efficacia e il senso della ripartenza. Stiamo superando la fase più profonda della difficoltà e ci avviamo verso la vera ricostruzione che non è solo dei beni privati, ma anche morale. Il terremoto non ha solo distrutto case e chiese, ma ha separato e diviso le nostre comunità. Amandola è un esempio per tutta la regione su come si affronta il post terremoto. Per questo credo che Amandola meriti una attenzione forte, come gli altri territori. Per questo saremo sempre presente, a partire dalla realizzazione del nuovo ospedale”.

Il centro è dotato di un impianto audio e video, “potremo proiettare anche film grazie alla Sonitus, e un grazie alla Gibas per i lampadari, “che illuminano e consumano poco” riassume don Pietro Orazi

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