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Amandola

Terremoto, un anno dopo: Amandola. Marinangeli: "Responsabilità personali e paura, ma ho riaperto molte strutture e riportato persone"

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Il sindaco: “Il 40% del patrimonio immobiliare è danneggiato. Gli sfollati sono scesi a 650 persone contro le 960 iniziali. La zona rossa è ridotta a una parte di via Nazario Sauro e di via del Labirinto. Questo perché abbiamo riaperto via Roma e via Indipendenza con importanti e rapidi lavori di puntellatura”.

 

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Un anno dopo, Amandola si prepara per la festa del Beato Antonio. E la festa non è un cancellare il terremoto, ma dimostrare che la polvere pian piano viene tolta.

Sindaco Adolfo Marinangeli, come sta Amandola?

“Museo del paesaggio riaperto con i fondi donati da altri comuni, la chiesa riaperta dopo un grande lavoro in emergenza con l’aiuto di tanti volontari. Avrò a breve pronto il deposito per le opere d’arte comunali, della curia e delle monache. E ho finito, grazie a una grande squadra in azione da un anno senza sosta, anche i lavori della casa vacanze del parco”.

Meglio non piangere, quindi.

“Potevamo fare una cerimonia religiosa, ma non dobbiamo guardare indietro. Certo, se avessi avuto delle vittime, come ad Arquata, fermarsi e condividere il dolore sarebbe stato fondamentale. Ma cosa devo ricordare?”.

I danni?

“Il 40% del patrimonio immobiliare è danneggiato. Gli sfollati sono scesi a 650 persone contro le 960 iniziali. La zona rossa è ridotta a una parte di via Nazario Sauro e di via del Labirinto. Questo perché abbiamo riaperto via Roma e via Indipendenza con importanti e rapidi lavori di puntellatura”.

Come ha fatto?

“Appena ci è stata data la possibilità di agire con la somma urgenza, da metà novembre, ci siamo messi al lavoro. Questo ha permesso di far rientrare persone che erano state bloccate solo per la chiusura della strada: il famoso rischio esterno”.

Come procede il lavoro di recupero?

“Di pratiche per lavori già presentate ne contiamo solo sei su oltre mille ordinanze. Due di queste hanno anticipato i lavori”.

Un lungo anno per l’ospedale.

“Con il direttore Licio Livini abbiamo lavorato a fondo: abbiamo ripristinato gli ambulatori, il laboratorio di analisi e abbiamo finito i lavori per radiologia, che dovrebbe essere riattivata i primi di settembre, con lavori fatti dal Comune. Purtroppo non sono iniziati i lavori di recupero della parte danneggiata, a parte una fasciatura della parte alta”.

E poi c’è la Rsa nella scuola.

“Stiamo procedendo nei lavori per adibirlo a Residenza sanitaria. Lavori che procedono spediti ed entro novembre lo daremo a disposizione dell’Area vasta”.

Incompiute, pensiamo alle macerie.

“Fino a oggi è partito un camion di massi, su 40mila tonnellate che abbiamo instrada. Abbiamo il decreto di utilizzo sospeso. Il progetto esecutivo è sul tavolo, la recinzione era stata fatta. Ma è fermo. Nel frattempo il parco ha rilasciato al comune di Norcia la possibilità di fare il centro macerie all’interno del parco nel lato umbro. Per questo ho chiesto di vedere i documenti al presidente del Parco”.

Restano i mucchi di macerie per terra, che ne pensano i turisti?

“Ci sono due tipi di reazione: la curiosità, inizialmente, e poi lo stupore perché la città è aperta, anche se puntellata. È una città viva”.

Non è che ha urlato troppo all’inizio?

“Il timore era l’abbandono e io dovevo tenere alta la visibilità. E poi c’è stata una forte attività del comune che ha cercato di ovviare a tanti processi farraginosi. Ma mai ho venduto qualcosa che none era: la mia paura di perdere l’ospedale è stata reale. Quando si parla di terremoto di Amatrice o Norcia, noi finiamo dietro la lavagna e rischiamo”.

Danni visibili?

“Le case sono scoppiate, ma io non le ho lasciate così. L’ho chiuse con delle tavole, anticipando risorse. Riapro via Roma se puntello tre case: spendo 100mila euro? Preferisco agire e ottenere, come avvenuto con i primi 800mila euro, ottenere rimborsi per la somma urgenza. Ho scelto, ho rischiato. Un conto è puntellarla, un conto è ripristinare la parete di legno. Chi passa vede una casa senza buco e ad Amandola passeggia sereno. Anche per questo sono tornati i turisti”.

Periodi difficili da sindaco?

“Ci siamo sentiti soli, anche a livello psicologico. Problemi enormi davanti, difficoltà solo a pensarli e non trovare soluzione. Prendere decisioni la sera, a casa. Lì è nata la differenza tra chi si è mosso e chi no. Uno dice ‘riapri la zona rossa’. Sembra semplice, ma le responsabilità sono enormi. E pesano”.

Cosa deve fare Amandola da oggi?

“Ricostruzione. Dobbiamo riattivarla e far partire le grandi opere pubbliche promesse. L’ospedale nuovo che deve avere il progetto esecutivo e la cantierabilità entro i primi mesi del 2018 e proseguire il cronoprogramma sul vecchio. Deve partire la circonvallazione: abbiamo fatto la conferenza dei servizi, è stato sottoscritto l’atto, manca solo l’inizio dei lavori della Provincia. Infine, vorrei che il 2018 fosse l’anno dei cantieri per il chiostro di San Francesco, il teatro e il cinema Europa”.

Le scuole di Amandola stanno bene?

“Tutte sotto controllo. Grazie a un contributo di Conad Adriatico abbiamo effettuato uno studio di vulnerabilità e con i fondi del comune e della donazione partiremo con i lavori di miglioramento sismico. La scuola è già sicura, ma in base allo studio faremo ulteriori modifiche per far crescere ancora di più la sicurezza. E lo faremo andando in anticipazione di cassa, in attesa che poi il Governo rimborsi. Questo nel 2018”.

@raffaelevitali

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Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

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