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Amandola

Tre milioni per riportare Rsa e Medicina dentro l'ospedale. La ricetta di Livini, Asur, per Amandola

amandolaingorgocroci

La donazione di oggi rientra in questa strada: un ecografo Palmare un Gev Scan donato dal Crald dell’azienda sanitaria di Ravenna. “Un macchinario utile. È stato donato alla postazione del 118 per poter fare anche esami rapidi ai pazienti soccorsi fuori dalla struttura".

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Amandola al centro dei pensieri dell’Asur. “Riattivare l’spedale è una priorità” esordisce il direttore dell’Area Vasta 4 Licio Livini.

“Stiamo cercando di accelerare i tempi. Ho chiesto l’autorizzazione in Regione per recuperare una parte e portare i servizi in ospedale in attesa di tempi migliori, che potrebbero combaciare con l’ospedale nuovo”. La stessa strategia usata a Fermo con il Murri che viene costantemente migliorato in attesa che il nuovo nosocomio di Campiglione prenda vita. “Vogliamo riportare le degenze, oltre agli ambulatori. La necessità è riportare la Medicina e la Rsa” prosegue Livini. In questo modo sarebbe davvero riaperto l’ospedale. “Tra un mese, intanto, riparte radiologia”.

Il direttore dell’Asur ha prospettato due soluzione alla Regione. “Una è il recupero di tutta la struttura con un impegno economico importante; una è il recupero di una parte dell’ospedale che nel giro di un anno verrebbe riattivato. Per questa seconda opzione servono, a una prima stima, 3milioni. In questo modo riporteremmo la Medicina, la Rsa e la dialisi”. Si starebbe più stretti, ma ci si starebbe tutto. “Su questo aspetto indicazioni progettuali, essendo un impegno economico che va oltre le mie competenze”. Per i lavori, nel caso in cui arrivasse l'ok, servirebbe almeno un anno.

Si potrebbero usare i 5 milioni dei russi destinati all’ospedale nuovo? “Questa questione l'ha trattata la Regione direttamente, se sono usabili solo per il nuovo non lo so. Di certo per il nuovo passerà qualche anno, se tutto andrà liscio. Nel mentre non possiamo rimanere accampati”.

Recuperare il vecchio è la possibile risposta ai disagi. “E poi io comunque devo spendere per mettere in sicurezza quella struttura, quindi meglio farlo per far ripartire i servizi”. Diverso il discorso della scuola: “Una soluzione alternativa su cui lavora il Comune per la Rsa. Ma io lavoro sul nosocomio”

E la donazione di oggi rientra in questa strada: un ecografo Palmare un Gev Scan donato dal Crald dell’azienda sanitaria di Ravenna. “Un macchinario utile. È stato donato alla postazione del 118 per poter fare anche esami rapidi ai pazienti soccorsi fuori dalla struttura. È poco più grande di un telefonino. È stata una bella azione che ci è stata proposta da loro: utile e solidale”.

Un problema, in mezzo a tanta progettualità, è quello del personale che comincia a calare: “Siamo in difficoltà con il personale del punto di primo intervento. Non è molto appetibile come location, perché il medico deve fare molti chilometri. Ci sitiamo recuperando per recuperare i dottori. Ma sono certo che se riattiviamo la parte dell’ospedale come da me sperato, questo permetterebbe il rientro del personale su Fermo”. Meno disagio per i dipendenti oggi trasferiti sul capoluogo e meno costi per il sistema.

@raffaelevitali

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