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Amandola

Macerie del terremoto, l'area scelta da Amandola spacca la montagna. Ciaffaroni: "Impensabile buttarle nel Parco"

ciaffaroni

"Ove possibile – prosegue Carlo Bifulco - sarebbe meglio individuare un’area al di fuori del Parco, come proposto dal sindaco di Montefortino.

di Raffaele Vitali

AMANDOLA - Come un gambero, la ricostruzione fa più passi indietro che avanti. L’ultima grana esplode sull’area di smaltimento delle macerie. Individuata per il Fermano a pochi chilometri da Amandola, dopo l’avallo iniziale dell’Ente Parco, lo spazio era piaciuto alla Regione. Ma ora si scopre che non tutti erano d’accordo, neppure l’Ente parco, nella scelta di Casa Innamorati come location per le macerie di tutti i comuni della Provincia. E a mettere nero su bianco il disaccordo è il sindaco che da quell’area si trova a poche centinaia di metri, Domenico Ciaffaroni di Montefortino, che alla conferenza dei servizi in Regione in cui è stata decisa la location, a detta sua, neppure venne invitato.

“Il luogo individuato dal Comune di Amandola è inidoneo perché, innanzitutto, si trova all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, lungo l’unica strada di accesso a luoghi di pregio come la Gola dell’Infernaccio e il Santuario dell’Ambro”. Ma non è solo questa la motivazione: “Vicino a quell’area passano due corsi d’acqua, il fosso Lera e il fiume Tenna. Il luogo non è baricentrico e non ci sono neppure manufatti idonei allo stoccaggio. Tra l’altro, quella è una ex cava e per riuscire ad avere spazi disponibili bisognerà scavare tra i 10 e i 20mila metri cubi di materiale inerte, cosa che renderebbe quel luogo una cava, situazione vietata dalla legge sui parchi” scrive il sindaco agli ingegneri della regione Marche.

Insomma, un sito scelto che proprio non convince. Ma siccome non è una questione di quale comune ospiti le macerie, Ciaffaroni avanza anche una proposta, per un differente luogo di stoccaggio sempre all’interno del territorio di Amandola: “Consiglio la zona industriale di San Ruffino. Un’area urbanizzata con tanto di strade e fognature e illuminazione. Un’area inutilizzata dalla sua nascita negli anni ‘80”.

Tutti questi dubbi, suggerimento incluso, hanno allarmato l’Ente parco, che inizialmente aveva dato parere favorevole, illuso dal fatto che le macerie sarebbero rimaste nell’area individuata dal Comune di Amandola per poco più di un anno. “La nota inviata dal Comune di Montefortino a noi e alla Regione – scrive il presidente nella sua missiva alla Protezione Civile – va presa in considerazione. Per rendere l’area idonea, infatti, servirebbero ingenti scavi, violando la legge. Ove possibile – prosegue Carlo Bifulco - sarebbe meglio individuare un’area al di fuori del Parco, come proposto dal sindaco di Montefortino. Quando ci venne proposta l’area in località Casa Innamorati era stata indicata come unica possibilità. E per questo, nel rapporto di leale collaborazione tra Istituzioni, questo Ente si era reso disponibile a valutare la proposta. Oggi, dopo la presa di posizione di Montefortino, chiediamo di rivalutare quanto già disposto”.

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