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Amandola

Terremoto, la maxi richiesta all''Europa, 23 miliardi, non può fermare la nascita della zona franca

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Sul turismo i danni indiretti “stanno assumendo dimensioni rilevanti" sottolinea Baban, vicepresidente Confindustria. E, dunque, andrebbe introdotta una misura di “compensazione”.

AMANDOLA – Da una parte l’immensa somma, 23 miliardi, dall’altra le richieste rimaste inevase per poter ripartire. È il mondo che ruota attorno al post sisma e alla sua ricostruzione non ancora, in realtà, avviata.

LA SOMMA

I conti li ha fatti ilDipartimento della Protezione Civile che ha trasmesso a Bruxelles, tramite la Rappresentanza permanente d'Italia, il fascicolo completo relativo alla stima dei danni e dei costi causati dagli eventi sismici che dal 24 agosto 2016 hanno interessato l'Abruzzo, il Lazio, le Marche e l'Umbria al fine di attivare il Fondo di Solidarietà dell'Unione Europea (FSUE), che ha lo scopo di sostenere gli Stati membri dell'Ue colpiti da catastrofi naturali.

I danni ammontano a 23miliardi e 530 milioni di euro, di cui 12,9 miliardi si riferiscono ai danni relativi agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici. La stima comprende danni diretti, sia pubblici sia privati, quelli che hanno provocato la distruzione di edifici, di infrastrutture, di raccolti e anche quelli che hanno colpito industrie e imprese, il patrimonio culturale, le reti di distribuzione dell'energia, del gas, dell'acqua, e i costi eleggibili, sostenuti dallo Stato per far fronte all'emergenza; questi ultimi in particolare comprendono i costi per il ripristino delle funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell'energia, dell'acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell'istruzione, per gli alloggi provvisori e per i servizi di soccorso rivolti alla popolazione colpita, per la messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e per la protezione del patrimonio culturale, nonché per il ripristino delle zone danneggiate.

LA ZONA FRANCA “CHE NON C’E’”

Bisogna sostenere le attività economiche locali nelle zone del Cento Italia colpite dal terremoto. E allora serve “una seria riflessione sull'opportunità di istituire le cosiddette 'zone franche urbane’, già istituite in seguito agli eventi sismici dell'Aquila e dell'Emilia”. Lo ribadisce il vicepresidente di Confindustria e presidente della Piccola industria, Alberto Baban, nel corso di un'audizione in Commissione Industria del Senato, in occasione della quale ha parallelamente sottolineato la necessità di integrare l'area del cratere, di calcolare anche i danni indiretti subiti e di accelerare le procedure di ricostruzione. Per Confindustria, infatti, altri “aspetti importanti riguardano i danni subiti dalle imprese in termini di impatto economico sulla loro attività, non solo i danni diretti, cioè determinati dalla chiusura (definitiva o temporanea) dell'attività, ma in particolare i danni indiretti, cioè generati dalla riduzione del giro d'affari indotta dal complessivo ridimensionamento dell'attività produttiva e della domanda locale”. Sul turismo i danni indiretti “stanno assumendo dimensioni rilevanti». E, dunque, andrebbe introdotta una misura di “compensazione”.

Da qui la richiesta delle zone franche: “Uno strumento con finalità di mantenimento e rilancio di attività, soprattutto di micro-imprese, in zone particolarmente disagiate e a rischio di degrado e basato su meccanismi di riduzione della fiscalità, statale e locale. È necessaria l'adozione di misure per l'accelerazione delle procedure e la definizione di una macchina amministrativa efficiente e dinamica, in grado di dare risposte coerenti alle esigenze di adeguamento e miglioramento sismico. Per questo andrebbe anche rafforzata la capacità amministrativa degli uffici pubblici coinvolti”.

Raffaele Vitali

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