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Amandola

Opere d'arte, Franceschini: "Da qui si parte per ricostruire il futuro". Amandola e Fermo deposito per quadri e statue

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“Dentro le chiese ci sono ancora tantissime opere, vanno salvate subito. Parliamo di capolavori del '400. Fino a oggi – sottolinea il presidente della Rete Museale dei Sibillini, Domenico Ciaffaroni - la messa in sicurezza non è andata troppo bene, e mentre si facevano i sopralluoghi i monumenti cadevano".

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Quando i sindaci si muovono compatti vengono ascoltati. Una delle paure del post terremoto era il perdere le proprie bellezze artistiche. Questo non accadrà. E se anche fosse che alcune prendono la strada più lontana, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha promesso che “tutto tornerà al proprio posto”.

La settimana scorsa c’è stato il primo importante chiarimento durante un incontro a Macerata. Qui, il commissario straordinario Vasco Errani, il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio, il presidente della Regione Luca Ceriscioli, l'assessore al Turismo Moreno Pieroni, il segretario generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia, il presidente di Anci Marche Maurizio Mangialardi e della Cem card. Edoardo Menichelli hanno deciso che le opere d’arte saranno stoccate in siti predefiniti il più possibile vicini ai luoghi di provenienza: certe sono la Mole Vanvitelliana di Ancona e Forte Malatesta ad Ascoli Piceno, in via di definizione strutture a Amandola (ex Collegiata); Loro Piceno (Castello di Brunforte); Matelica (Palazzo Ottoni); Fermo (Villa Vitali); Ascoli (Sant'Agostino); Macerata (Palazzo Bonaccorsi); San Severino; Tolentino; Camerino; Treia; Recanati (Villa Colloredo) e Osimo (Palazzo Campana).

I depositi di proprietà ecclesiastica proposti dalla Conferenza episcopale si trovano a Camerino; San Benedetto del Tronto; Macerata; Fermo; Ascoli. E siccome si parla di 1700 opere d'arte recuperate dagli ‘angeli dell’arte’, il lavoro da fare è enorme. “Abbiamo un Ferrari e la teniamo parcheggiata in garage - commentano Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche, e Antonella Nonnis, coordinatrice del gruppo di protezione civile beni culturali -. Troppe opere d'arte sono ancora sotto le macerie e la neve. Nonostante questo, si sta già pensando all'organizzazione di mostre, addirittura fuori dalle Marche, invece di concentrarsi e accelerare i tempi sul recupero. Non riusciremo a parlare di turismo e di futuro dell'Appennino se non portiamo a termine le operazioni di recupero dei beni e, a maggior ragione, se portiamo via le opere dai territori colpiti”.

Una risposta è arrivata dal ministro Franceschini in visita a Camerino: “I beni recuperati dagli edifici inagibili torneranno nei territori d'origine e i centri storici saranno ricostruiti identici a prima. Mi si spezza il cuore a vedere che l'identità di questi luoghi sia così pesantemente ferita”. Dal dolore alla ricostruzione: “Faremo il possibile perché le opere restino nei territori anche nella fase del deposito e restauro. Sui tempi è impossibile dire qualcosa. Basta guardarsi intorno. Parliamo di danni a oltre 3.000 chiese, e parlo solo del patrimonio ecclesiastico, è un lavoro titanico. So bene che i sindaci sono al fronte, perché hanno le pressioni da parte dei cittadini. Un po’ di tensione è normale”. Ma bisogna sbrigarsi: “Dentro le chiese ci sono ancora tantissime opere, vanno salvate subito. Parliamo di capolavori del '400. Fino a oggi – sottolinea il presidente della Rete Museale dei Sibillini, Domenico Ciaffaroni - la messa in sicurezza non è andata troppo bene, e mentre si facevano i sopralluoghi i monumenti cadevano. Non possiamo più permetterci di perdere altri beni”.

@raffaelevitali 

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