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Amandola

9 febbraio, cronaca di un nuovo giorno senza ricostruzione. Marinangeli: "Burocrazia, sindaci esclusi e il rischio discariche abusive"

marinangeli ciaffaroni curcio

Nessuna gru, nessuna casetta. E ora? "Pare che ci permetteranno di acquistare gli appartamenti invenduti. È nella bozza di decreto, speriamo venga approvato. Anche se usato, basta che sia agibile”.

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Nove febbraio. Sindaco Adolfo Marinangeli, lo immaginava migliore per Amandola?

“E’ scontato. Me lo aspettavo in base alle promesse fatte all’indomani del 24 di agosto. Qualcuno si è dimenticato che non è iniziato tutto dal 30 ottobre. Comincia a essere un alibi forte”.

Cosa non funziona nella ricostruzione?

“Di certo la catena di comando. Ci sono troppi passaggi e troppa burocrazia. Posso capire che si voleva dare spazio a tutti, ma in un sistema di guerra ci vogliono leggi speciali. E invece qui il soldato in trincea è da solo senza munizioni. Noi sindaci colpiti dal terremoto lo dicemmo subito: Protezione Civile e sindaci, senza nulla in mezzo”.

La paura della corruzione ha frenato tutto?

“O una strategia inziale, visto che forse non c’erano soldi a disposizione. Si è pensato che il sistema democratico potesse essere una copertura a una inefficienza della macchina governativa. Come si faceva a non pensare che il sistema non avrebbe funzionato. Perché non riprendete gli articoli dei primi dieci giorni? Le risposte sono già lì”.

Appalti impossibili?

“Roma, Rieti e via dicendo: luoghi lontani dalla ricostruzione che devono gestire tutto. Impensabile che funzionasse”.

Ma decreto dopo decreto non ci sono stati miglioramenti?

 “Miglioramenti sì. All’inizio i sindaci non dovevano fare nulla, ci vedevano come bamboline da lasciare in vetrina a prendere schiaffi dalla gente, che non capiva la nostra impotenza. Poi, dopo le scosse di ottobre si è cambiato sistema, con i sindaci che diventano centrali. Ma avevamo già perso due mesi. E poi i mesi si sono allungati, con le casette che arriveranno sempre tra sette mesi…”.

E ora?

“Ora pare che ci permetteranno di acquistare gli appartamenti invenduti. È nella bozza di decreto, speriamo venga approvato. Anche se usato, basta che sia agibile”.

Amandola in questo caso avrebbe potenzialità per appartamenti pronti?

“Ce ne sono di liberi. E come ci sono qui in altri Comuni. L’articolo 13 parla di acquisizione, via contabilità speciale, da parte delle Regioni di unità agibili da destinare alle popolazioni che hanno perso casa a causa degli eventi sismici. Al termine della gestione emergenziale, la proprietà degli immobili può essere trasferita al patrimonio di edilizia residenziale pubblica dei Comuni. È quello che chiedevo mesi fa”.

Schede fatte, ma tutto fermo. Come mai?

“Hanno voluto mettere dei lacci assurdi. I tecnici più di trenta incarichi non possono fare. E da qui magari un tecnico, e non ce ne sono tanti, aspettano le ricostruzioni totali e non i piccoli lavori. E poi il sistema, che parte sempre dal controllo dall’anticorruzione, impone una serie di ulteriori passaggi anche dopo che il tecnico ha finito di fare la scheda ed è pronto per i lavori. La fotografia attuale: nulla è partito. Un sistema che andava bene con dieci comuni nel cratere, non con un centinaio”.

A discolpa sui tempi, la neve che ha bloccato la definizione delle aree di sviluppo delle new town?

“Non scherziamo. La neve ha ritardato i soccorsi, le puntellature. Le programmazioni non sono ritardate. Le casette? Un mese fa ci hanno chiesto le aree in cinque giorni. Tutti le abbiamo comunicate, ma nessuno è più tornato. Diverso il discorso dei moduli abitativi, arrivati velocemente tramite la Protezione Civile, con rapidi lavori di urbanizzazione. Una efficienza scomparsa con le stalle, dove tra passaggi apicali, conferenze dei servizi e via dicendo siamo ancora con le bestie sotto il cielo. Si è dimenticato che c’è una emergenza? Ma come si fa a fare una gara d’appalto alla regione Lazio? Chi ha subito danni il 24 agosto, quelli del 30 ottobre non sono ancora stati considerati, sta ancora aspettando. E parliamo di opere provvisorie, mica stanziali. Quando finalmente dalla Regione Lazio arrivano gli schemi, sono tutti sbagliati e con un richiesta: fate voi le opere di urbanizzazione e le fondazioni. Come se non bastasse lasciando la scelta delle imprese alle associazioni di categoria. Capito tutto? No? Neppure noi. Ma il risultato è che sei stalle su sette fatte all’inizio sono ricadute”.

Ma chi paga?

“All’inizio si pensava l’impresa. Ma se sono terremotate e dobbiamo farle lavorare come si fa? E allora hanno detto i sindaci. Ma noi non abbiamo neppure visto la progettazione”.

Almeno tolgono le macerie?

“Sulla carta. Area individuata ad Amandola, ma siamo alla terza conferenza dei servizi e ancora non si è mossa una pietra. Forse non è chiaro, qui nasceranno discariche abusive una dietro l’altra, perché la gente vuole arrivare a casa sua. La gente è stanca, ma che si aspetta? Che ci vuole a fare un decreto d’individuazione dell’area delle macerie. Non vorrei trovarmi con i fossi pieni di materiale edile”.

Che fine hanno fatto le risorse? Che fine hanno fatto le donazioni?

“Stanno in banca a maturare interessi, temo. Non si è speso una lira di quelle nazionali. Quelle che arrivano ai Comuni invece le stiamo usando. Noi documentiamo tutto su amandola.eu Ma perché Stato e Regione non fanno lo stesso? Noi seguiamo le indicazioni di chi dona e facciamo i report. Basta chiarezza, trasparenza e nessuno si domanderà dove stanno i soldi”.

Ultima domanda, situazione strade, mura e fiume?

“Sono scivolati 25 metri di mura storiche. Questo ci preoccupa per tutte le mura. Tratti sono immersi nel verde, complesso fare sopralluoghi. Poi abbiamo fatto un elenco di frane che hanno interessato 13 strade comunali. Alcune sono ancora chiuse in attesa che smetta di piovere. Altre le abbiamo aperte a senso unico alternato. Avanti così”.

@raffaelevitali 

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