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Il post voto. Ceriscioli: "I cittadini non hanno voluto il cambiamento". E sul terremoto ora che succede?

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La Ferretti preferisce parlare dei contenuti della riforma, “che non risponde alle esigenze, che pure ci sono, di aggiornamento della Carta Costituzionale”, come la semplificazione del bicameralismo, e in compenso riduce “gli spazi di democrazia e il suffragio universale”.

FERMO – “I cittadini non hanno voluto questo cambiamento”. Luca Ceriscioli, presidente della regione Marche è deluso, ma con il consueto pragmatismo del professore di matematica prova ad analizzare quanto accaduto: “Le dimissioni del Governo Renzi aprono un'incognita non da poco anche sul dopo terremoto. Il Governo ha preso tanti impegni significativi che riguardano la ricostruzione, le risposte ai bisogni più immediati. Per noi viene meno quello che era stato l'interlocutore principale. Con il nuovo governo si dovrà ricominciare, per far sì che si impegni almeno nella stessa misura con la quale con grande generosità e impegno si era speso il governo Renzi. Ora viene meno un rapporto fra le Marche e il Governo che è stato molto importante”.

E proprio i Comuni terremotati sono stati al centro di uno dei risultati più incredibili, con il No che oggi commentano con tono timoroso. “Cosa accadrà ora nei nostri comuni distrutti?”. Molto dura - e franca - Cristina Gentili, la combattiva sindaca di Bolognola, dove il no ha raggiunto una maggioranza bulgara, il 76,9%, anche se la percentuale va tarata su 65 votanti (50 no e 15 sì) dei 119 aventi diritto: «Io sono di estrema destra e non ho mai parteggiato per Renzi. Per il resto lo pensavo più 'con le palle’: doveva ammettere di aver sbagliato, dire 'ho perso la battaglia’, ma restare, perché non è questo il momento di lasciare il Paese senza governo. “Nel mio Comune - aggiunge - non ho dipendenti - ho un ragioniere e un ufficio tecnico che lavorano a mezza giornata, questo è il problema”.

“Auspichiamo che tutti ci mettano buon senso - rileva Giancarlo Sagramola, sindaco Pd di Fabriano, dove il sì si è fermato al 45,34% -. Speravamo di approvare il decreto terremoto alla Camera senza modifiche. Ora cercherò di interessare i parlamentari marchigiani per farlo approvare nei tempi giusti”. Per il sindaco di San Severino Marche (dove il no si è attestato al 58,8%) Rosa Piermattei il futuro “è un'incognita: mi auguro che non si vadano a cambiare le cose già iniziate”, mentre il primo cittadino di Fiordimonte (il no al 59,55) Massimo Citracca, più che alle analisi politiche pensa ai problemi: “Non ho un tecnico, un ragioniere. Nessuno si impegna a sanare questa situazione, lo scoraggiamento è totale”.

“Mi auguro che non vengano cambiati o stravolti i programmi - afferma Luca Giuseppetti, sindaco di Caldarola, dove il sì ha vinto, seppur di poco, con il 50,2% -. Ho timori per la fase che si apre, che la macchina amministrativa-statale rallenti proprio in un momento così difficile: dopo la guerra, per noi questo è stato l'evento più catastrofico”. E sul referendum: “Ha prevalso l'ideologia della Costituzione sulla volontà di ridurre gli sprechi”. Guarda al risultato nazionale con apprensione anche il sindaco di Montegallo, microcomune dove pure ha vinto il sì (56,5%), Sergio Fabiani: “Il risultato demoralizza, ma bisogna accettare quel che viene dalle urne. Per noi l'imperativo è ripartire”.

Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino, dove invece si è affermato il sì con il 53,7%, si mostra piuttosto tranquillo: «Non so se sono incosciente, ma confido nel buon senso e nelle istituzioni. Renzi non ci ha fatto mai mancare la sua vicinanza, ma sono certo che anche con un altro governo il percorso andrà avanti comunque».

Chi brinda sono i rappresentanti di partiti che si erano schierati per il no come Forza Italia («missionecompiuta» posta su Fb il consigliere regionale Piero Celani), Fdi-An (il coordinatore regionale Carlo Ciccioli parla di «manipolazione» da parte di Renzi) e il capogruppo regionale di M5s Gianni Maggi, secondo il quale siamo di fronte ad una «vittoria degli italiani che ha smascherato l'inganno di Renzi”. “Letture politiciste e scomposte” secondo la presidente dell'Anpi Tamara Ferretti, l'associazione nazionale dei partigiani in prima linea contro la proposta di riforma costituzionale. La Ferretti preferisce parlare dei contenuti della riforma, “che non risponde alle esigenze, che pure ci sono, di aggiornamento della Carta Costituzionale”, come la semplificazione del bicameralismo, e in compenso riduce “gli spazi di democrazia e il suffragio universale”. Una posizione, la sua, che rende evidenti e visibili le differenze tra le varie componenti del fronte del no.

@raffaelevitali 

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