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Amandola

Intervista a Marinangeli. Amandola, the place to be: Bottura, Decanter e tartufi appena trovati

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Bottura non incassa nulla, ma manda tutto a una associazione che costruisce e gestisce cucine nei Paesi più poveri tra Africa e Brasile. "Lui ha detto sì anche perché ha capito la situazione, il desiderio di ripartire dopo il sisma anche con Diamanti a Tavola".

di Raffaele Vitali

AMANDOLA – Adolfo Marinangeli, cosa significa ‘Diamanti a Tavola’ (2-11 novembre) per Amandola?

“Significa la manifestazione più importante dell’anno, che riesce a superare i limiti fisici dei Sibillini e si proietta in ambito nazionale ed europeo”.

Come si è riusciti a superare i monti che circondano Amandola?

“Ci abbiamo sempre provato. Un anno fa, e non va dimenticato, il sito degli italiani in Russia ci ha promosso. Quest’anno facciamo qualcosa di più, andando anche oltre il turismo locale fatto di inglesi e olandesi. Ora, grazie al finanziamento della fondazione Carisap superiamo davvero ogni sogno”.

Cosa vi hanno chiesto di fare?

“Semplicemente di diventare una manifestazione nazionale. E la presentazione a Roma è stato il primo passo. Tre aspetti sottolineo della Fondazione: ha creduto nella ripartenza del territorio, ha stabilizzato la promozione, tanto che il piano di investimenti è biennale, e ha deciso di far diventare Diamanti a Tavola la manifestazione di rilancio economico del territorio, visto che attorno al tartufo girano tante attività”.

C’è un indotto economico?

“Da chi lo coltiva a chi lo raccoglie spontaneamente. C’è la ristorazione. C’è la residenza, ci sono le escursioni”.

Turismo esperienziale col tartufo, esiste?

“Il turista non può trovarlo, perché serve il patentino. L’associazione tartufai, ricordiamo che questa è una manifestazione fatta dai cavatori, sta per questo costruendo un turismo legato proprio alla ricerca del tartufo, con cane e guida. Un mercato che comincia a funzionare. Anche durante i mesi estivi abbiamo fatto il sold out. Faremo anche una dimostrazione in piazza di ricerca con i cani, per far vivere a tutti l’opportunità, visto che in montagna più di 15 persone per gruppo non possono andare”.

Arriviamo alla chicca, il numero uno degli chef ad Amandola. Un anno fa l’avrebbe mai immaginato?

“Proprio no, perché senza la Fondazione Carisap non avremmo neanche avuto l’idea. La nostra era una organizzazione a livello regionale. Poter chiamare Bottura è il sogno che si avvera”.

Un investimento importante, come lo vivrà la città?

“Abbiamo un accordo biennale. Credo che Amandola sarà contenta, avendo collegato a Bottura la trasmissione Decanter, con Fede e Tinto, che è un riferimento nazionale sulla rai. E poi non dimentichiamo che Bottura ha donato tutto il cachet a una onlus. Insomma, Bottura non incassa nulla, ma manda tutto alla fondazione Food for Soul che costruisce e gestisce refettori nei Paesi più poveri tra Africa e Brasile. Lui ha detto sì anche perché ha capito la situazione, il desiderio di ripartire dopo il sisma. Ci ha scelto tra tante richieste avute, perché ha capito che avevamo davvero bisogno di lui per far ripartire l’economia attorno a un prodotto eccezionale”.

Bottura è il top, ma non solo lui (PROGRAMMA).

“Sabato 3 novembre, alle 1730, il clou con Fede e Tinto che intervistano Bottura in piazza prima della cena (su prenotazione) che lo vede azione insieme con altri quattro chef di altissimo livello (tra questi Damiani e Mazzaroni, ndr) per realizzare un menu irripetibile. Domenica arriva Miss Italia, come madrina della manifestazione. Mangerà domenica e passerà il pomeriggio insieme agli amandolesi. Venerdì, sempre la bellezza ad accompagnare il tartufo, con quattro miss marchigiane per una cena ‘tartufo e moda’”.

Il cuore del festival resta il Palatuber?

“All’interno della zona dell’ex cinema Europa ci saranno i grandi chef in azione. Ma non solo, perché ci saranno le ‘cantine ristoranti’ organizzate da cuochi locali che cucineranno prodotti tipici e tartufo bianco. Anche qui cucina di alta qualità”.

Previsti anche spettacoli?

“Nel we musica e folklore”

Quante persone si aspetta?

“Vorrei superare le 20mila persone del 2015. Vorrei i numeri del pre sisma, sarebbe davvero il segno che la manifestazione è tornata nel cuore delle persone e Amandola al centro di ogni attività”.

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