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Amandola

Il punto. Ricostruzione a rischio. Lo stato d'emergenza a scadenza e la solitudine dei sindaci

sciacallaggio

“Sono preoccupato, anzi preoccupatissimo. Se i segnali sono questi, qualcuno mi spieghi dove finiranno i miei 44mila metri cubi di macerie, con la PicenAmbiente che non viene più e lo scopro dai giornali. Come si fa a parlare di fine stato di calamità?” ribadisce il primo cittadino di Amandola.

di Raffaele Vitali

Ma quindi, il primo gennaio chi pagherà l’albergo al terremotato rimasto senza casa? “Parliamo di qualcosa di allucinante, probabilmente non conoscono i dati”. È preoccupato Adolfo Marinangeli. “Sono preoccupato. Già il sistema è ingolfato, quindi i problemi possono solo crescere. Da una parte togliamo il Cas, dall’altra i professionisti dagli uffici e infine lo stato di emergenza. Questo a fronte di una situazione che non è migliorata, siamo al 10% di ricostruzione, forse meno, che dobbiamo fare?”.

Se uno usasse l’ironia il commento alla decisione del Governo e poi della Regione sarebbe ‘Giusto farlo, in fin dei conti son tutti tornati a casa e a noi non serve nessuno in Comune’. ma la realtà è un’altra: “Sono preoccupato, anzi preoccupatissimo. Se i segnali sono questi, qualcuno mi spieghi dove finiranno i miei 44mila metri cubi di macerie, con la PicenAmbiente che non viene più e lo scopro dai giornali. Come si fa a parlare di fine stato di calamità? E quello che dico vale pure per i comuni a me vicini con cui condividiamo ogni battaglia” ribadisce il primo cittadino di Amandola.

Cresce la delusione da parte dei sindaci terremotati verso il Governo. “Si era presentato come il governo del cambiamento e del fare. La prima cosa che ha fatto ha penalizzato tutti i comuni terremotati” ribadiscono i vertici dell’Anci. Ma non è che stia andando meglio con la Regione: giovedì incontro con Ceriscioli che ha comunicato quello che poi è diventato il testo della polemica lettera in cui viene dato il 31 dicembre come data della fine del mondo, intesa come fine dello stato di emergenza. Un incontro senza dialogo e che fa sempre più pensare ai sindaci di essere finiti al centro di una guerra politica.

Cosa si può fare ora? Intanto prima che i primi cittadini si ribellino completamente, con una forte manifestazione a Roma, si spera che la Regione Marche, insieme alle altre interessate dal sisma del 2016, e l’Anci, in particolare, che ha svolto un ruolo importante e che oggi si trova messa da parte dal Governo che doveva dare spazio alle autonomie locali, facciano azione di lobby. “Da inizio estate, Anci terremoto Marche non s’è più riunita. Qualcosa non funziona” ribadisce Marinangeli. Di certo la lettera di Piccini oggi, il apo della protezione civile, non ha assicurato nessuno. Nonostante le parole scritte: “In riferimento alla nota della Regione Marche indirizzata ai Comuni colpiti dal sisma del 2016, alle Province e alle Diocesi marchigiane e relativa alla gestione della contabilità speciale, il Dipartimento della Protezione Civile precisa che i fondi destinati alla copertura delle spese per il pagamento del contributo di autonoma sistemazione, per la realizzazione delle strutture abitative di emergenza, per gli interventi di messa in sicurezza, per il ripristino della viabilità e per le altre spese emergenziali sono sempre state garantiti e continueranno ad esserlo. È opportuno sottolineare che il pagamento del contributo di autonoma sistemazione, la misura destinata alle famiglie e ai singoli cittadini la cui abitazione si trova in zona rossa, oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito ai terremoti che hanno colpito l’Italia centrale, non è legato alla permanenza dello Stato di Emergenza, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2018. Il governo – ha ribadito David Piccinini - valuterà nei tempi e nei modi previsti dalla legislazione vigente l’eventuale proroga dello Stato di Emergenza per la quale il Dipartimento della Protezione Civile ha già quantificato il fabbisogno economico". Fabbisogno che in realtà si sta calcolando. E qui il timore che si vada verso elenchi di opere da fare e da inserire dentro un nuovo piano che dovrebbe poi essere finanziato, ma senza certezze e soprattutto senza completezza. “Ma poi come le buttiamo giù le case? Non abbiamo neppure completato le opere di puntellature. Non si può paragonare Visso ad Amandola". Ma neppure Amandola a Servigliano. "Parliamo di situazioni diverse, quindi i tempi non possono essere gli stessi” tuona il sindaco che vive tra i Sibillini.

Il punto è che non si può fare lo switch off dello stato di emergenza come se fosse un semplice tasto da pigiare. “Qui si decide delle vite delle persone”. Si aspettavano molto i sindaci da chi ha promesso tanto e soprattutto aveva garantito attenzione. E invece si è passati dalle passerelle degli esponenti Pd, come spesso venivano definite dai sindaci, al vuoto totale, tolta una visita ad Arquata e una scuola inaugurata. Il timore finale è che, accelerando, si voglia chiudere i rubinetti finanziando così solo la ricostruzione partita, meno del 10%, scaricando poi magari le responsabilità sui sindaci e non su chi ha costruito un intricato quadro burocratico. 

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