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Gomme gonfie e catene oliate, arrivano le Fiandre italiane: fine settimana con i temuti Muri Fermani

murifermani

Si parte sabato con gli Élite e gli Under 23 (Federazione ciclistica italiana), praticamente la Primavera del calcio. Domenica invece spazio agli Amatori.

Fermo – Nona edizione per i Muri Fermani. Si parte sabato con gli Élite e gli Under 23 (Federazione ciclistica italiana), praticamente la Primavera del calcio. Domenica invece spazio agli Amatori e alla cicloturistica (Csi), che passerà in mezzo all’Ecoday, e due percorsi alternativi: uno con due muri, l’altro completo (60-102-117 chilometri).

L’anima è Alessandro Fasciani del Pedale Fermano Eventi: “Questo è l’anno che ci consacrerà. Dopo la Tirreno Adriatico è cresciuta l’importanza di una gara che vuole diventare le Fiandre italiane”. Sarà una festa che va oltre al ciclismo, con il coinvolgimento della Cavalcata dell’Assunta e delle instancabili contrade, del corpo di ballo della Fermo 85 e dei comici Lando e Dino. Più attenzione ai dilettanti, in modo da avere i migliori talenti italiani che sabato percorreranno 130 chilometri. Prima appuntamento alle 14, con i campioni, poi alle 18 il duathlon dei contradaioli: “Ci lavoriamo da un anno e questo permette di coinvolgere sia chi corre, sia chi pedala. Spazio anche alla Fermana Calcio”.

La gara la presenta Maurizio Frizzo che guida la squadra di Montappone, così forte da brillare in giro per l’Italia grazie a sponsor nazionali. “Un anno fa gareggiarono gli Juniores, quest’anno cresce l’età e il livello tecnico. Squadre da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e oltre 160 iscritti”. La prima parte è pianeggiante, la seconda parte dentro il centro storico di Fermo, “una location unica per il ciclismo”, dove si iniziano a scalare i muri con un finale impegnativo con sette salite in 35 chilometri. “Sarebbe bello avere un vincitore di livello nazionale”.

Non è stato facile organizzarla. “La prima volta con i dilettanti è la base per puntare su livelli sempre più importanti. Questa è una gara unica in Italia perché ha salute brevi ma molto ripide”. Fondamentale l’Amministrazione guidata dall’appassionato di ciclismo Paolo Calcinaro. Che si gode anche gli alberghi pieni, non solo di Fermo, di atleti.

“Il ciclismo è uno sport che coinvolge il territorio, è un veicolo turistico. Un ruolo che diventa ancora più importante in questa fase. Emi rende felice – ribadisce Graziano Di Battista – che le imprese siano coinvolte e abbiano risposto. Se è vero che le aziende aiutano economicamente, non va dimenticato il ritorno di immagine che hanno”. I Muri sono nati nel 2008 e sono diventati uno dei biglietti da visita di Fermo. “Quando il 12 marzo la piazza era piena di bambini sulle spalle dei genitori, pronti ad emozionarsi per l’arrivo dei campioni su due ruote della corsa dei due mari mi sono emozionato. Ci ha dato la spinta a migliorarci, a crescere, a rilanciare. Questa è la volontà dell’Amministrazione che non si tira indietro quando trova di fronte una squadra vogliosa. E il ciclismo in questo è un esempio” chiosa l’assessore allo Sport Alberto Scarfini.

Il battesimo alla gara lo dà Lino Secchi: “Abbiamo centrato un obiettivo, aggiungendo alla normale attività di Capodarco la Tirreno Adriatico. Ma è questa dei Muri Fermani che dà l’in più. Sarà una gara ‘corta’ in modo che non si creino troppi problemi passando nel centro cittadino. A nome della Federazione ciclistica comitato regionale ringrazio Fermo perché arricchisce il nostro calendario”.

Molti campioni escono dalle strade fermane, specialmente da Capodarco, il gioiello di Gaetano Gazzoli: “Ventuno team stranieri al via nella prossima edizione di agosto. Ci piace portare le squadre da fuori Italia. Magari il prossimo anno faremo una accoppiata Capodarco-Muri di Fermo”. Sarebbe un bel business: “Un anno fa 450 persone a dormire in albergo, ora ho problemi per trovare i posti letto, ma tutto verrà risolto” ribadisce Gazzoli che poi aggiunge: “Fatemi parlare di Maurizio Frizzo, lui era con Scarponi in Trentino per l’ultima gara”. E Frizzo, con gli occhi lucidi, racconta: “Una vicenda sconvolgente. Un atleta che dopo 200 chilometri si fa un viaggio di 400 chilometri e poi alle sette e mezzo del mattino esce in bici è l’emblema della professionalità e dell’amore del ciclismo. Questo era Scarponi. I miei corridori prima delle 11 non erano in strada per lo scarico, Scarponi era speciale”.

Si torna poi ai muri, alle quattro maglie e trofei per chi parteciperà alla corsa che fa di nuovo brillare Fermo: “Tutto è nato da un incontro a Foligno. Quel giorno decidemmo un percorso complesso, duro, con i muri. Provate ad ascoltare le telecronache della tappa di Fermo della Tirreno Adriatico fatte dagli inglesi su Eurosport: ‘Sembra un quadro di Mondrian, non può essere che il mare sia così vicino a dei muri del genere’.  E poi: ‘Che bel posto in cui vivere’. E infine, passando il Montani: ‘Vorremmo tornare a Fermo tutti gli anni’. Ecco – prosegue Calcinaro – c’è una prospettiva in questo territorio: l’accoppiata mare e muri non se la possono permettere in tanti. Ma ci dobbiamo credere, anche investendo risorse”.

Tre i tasselli su cui lavorare: categoria, data e risorse. “Partimmo dagli Amatori, ma trovarono la gara troppo dura. Poi sono arrivate le migliori donne e poi gli Juniores, oggi i Dilettanti. I costi? Il ciclismo non è il calcio, possiamo permetterci un evento di alto livello. E sulla data si può fare meglio, è vero. Settembre lo abbiamo provato ma non va bene, i ciclisti sono già a riposo. A maggio invece attiriamo persone e campioni. Lavoreremo per una data giusta, per la giornata da classica magari prima del giro d’Italia” ribadisce Fasciani.

@raffaelevitali 

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