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"Ciao capitano". Cinquemila persone per l'ultima pedalata di Michele Scarponi

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Scarponi per tutti è un figlio delle Marche, di Filottrano, di una terra di gente laboriosa, impregnata anche di spiritualità. “Mi pare che Michele per questa cittadinanza debba rimanere un patrimonio per tutte le qualità umane di cui avete avuto esperienza.

FILOTTRANO – “Ciao capitano”. Cinquemila persone per dire addio a Michele Scarponi, il campione di ciclismo morto dopo essere stato investito da un furgone vicino a Filottrano, la sua città. Un campione vero, di quelli che non avevano nemici perché sorrideva sempre e perché sapeva valorizzare la squadra, la sua maglia, il suo sport, fatto di fatica e sudore.

Lo ricorda bene il cardinale Menichelli che ha celebrato i funerali nel campo sportivo di Filottrano. “Ci resta l’obbligo della memoria di ciò che questo fratello era ed è. Custodire la memoria di un figlio bravo, buono, generoso, impegnato, semplice. Custodire la memoria di un uomo che – parlando a nome della moglie di Scarponi - ho amato e che amo, che ha fatto parte della mia vocazione all’amore. E allora ne custodisco l’intimità, lo sguardo, la carezza, la tenerezza, la preoccupazione per me e per i miei figli. La custodisco”.

Scarponi per tutti è un figlio delle Marche, di Filottrano, di una terra di gente laboriosa, impregnata anche di spiritualità. “Mi pare che Michele per questa cittadinanza debba rimanere un patrimonio per tutte le qualità umane di cui avete avuto esperienza. Di lui porterò la memoria dell’amicizia e della fatica. Nel ciclismo la macchina cammina con le gambe. E tutto questo non avviene a caso. È legato al sacrificio, all’essere squadra, nel primeggiare per essere compagno e non per forza il primo. Una scuola di vita pensando al soggettivismo esasperato di ogni giorno. L’idea del ciclismo come squadra e fatica è un’altra memoria da custodire” conclude Menichelli prima di lasciare la parola ad amici, parenti e al sindaco.

“Sembra impossibile, ma siamo costretti a salutare il nostro campione, il nostro orgoglio, il ragazzo che ci ha fatto sognare portando in tutto il mondo la città di Filottrano. Dio nel suo mistero ce lo ha richiesto indietro. Siamo obbligati ad accettare. Michele ci ha mostrato come si diventa un campione, partendo dai valori. Ora ha tagliato il traguardo della sua vita, proprio mentre si preparava il Giro d’Italia. E invece, ha vissuto un giro breve ma intenso, senza mai trascurare la moglie Anna, i suoi gemelli, i genitori. Dalla famiglia ha attinto la forza necessaria nei momenti di difficoltà che non sono mancati, perfino per lui” ribadisce il sindaco Lauretta Giulioni. "È un grande della nostra regione quello che salutiamo oggi e speriamo che tutti i marchigiani si stringano attorno alla famiglia, che vive un momento di grande dramma" ha aggiunto il presidente della Regione, Luca Ceriscioli.

Per il mondo del ciclismo parla con la voce tremolante Davide Cassani, il Ct della Nazionale: “Siamo allo stadio, unico posto dove ci potevamo stare tutti. Abbiamo il cielo azzurro. Ieri c’era la maglia di campione italiano, datata 1997. Poi hai cominciato a vincere. La mia prima intervista nel 2001, per i campionati del mondo. Poi sei diventato professionista e hai scelto di metterti a servizio di Cipollini, il tuo capitano. Ma da lì hai cominciato a vincere. Quando ieri sono venuto a trovarti c’era anche il trofeo della Tirreno - Adriatico. Lì hai capito che eri uno dei più forti. Hai vinto la Coppie Bartali, hai vinto tanti. Sei stato sempre un capitano. Hai vinto un giro, anche se non lo sentivi tuo perché il premio non l’hai mai avuto. Hai vinto e alla fine hai anche scelto di diventare gregario di Nibali, con cui tanto ti eri sfidato. La gente non lo sa che fare il gregario è uno dei ruoli più belli. Ma la cosa incredibile è che sei morto da capitano, come lo sei sempre stato. Perché quando Nibali ha vinto il Giro c’era la tua firma. Sei tu quello che si è fermato l’anno scorso per aspettare il suo capitano. Valverde pese il Giro per la tua scelta di aspettare Nibali, ma l’altro giorno ha vinto e ha pensato a te. E oggi in tanti sono qua, anche il campione del mondo Sagan. Che è qui perché era un tuo amico. Ciao capitano, sappi che ieri mi ha chiamato Eddy Merckx, non hai vinto come lui ma come generosità e attaccamento alla famiglia e al lavoro sei come Merckx”.

A chiudere il funerale è stato Marco, il fratello di Michele Scarponi: “Grazie. Grazie per questo affetto, questo amore. Nel 2013 scrissi un articolo, quando mio fratello passò all’Astana e ve lo leggo: mi piace spesso pensare che nelle gambe di mio fratello non ci siano solo i duri allenamenti. C’è dell’altro, un invisibile 1% di straordinaria importanza quando si trova solo a 2mila metri con nessun amico accanto che non siano freddo, vento, neve o pioggia. Quell’1% che passa dalle gambe agli occhi dell’eroe ed è visibile a milioni di telespettatori si chiama storia, con la S maiuscola. Non siete di fronte a un uomo magrolino, ma di fronte a una lunga storia collettiva, la storia del ciclismo”. Ciao capitano.

Raffaele Vitali

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