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L’ultima pedalata di Scarponi, lo scalatore marchigiano muore investito da un furgone

michelesscarponi

"Una tragedia, un destino scritto male. Con queste parole e con tanta emozione, il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco. “Oggi il ciclismo respira polvere del sapore di morte, di tristezza, di dolore, sempre con la speranza di una nuova amica" aggiunge Santoni.

FILOTTRANO - "Non lo so, non ce la faccio! Non ho parole amico mio...". Le parole di Vincenzo Nibali sono quelle di tutta Italia alla notizia, incredibile, della morte di Michel Scarponi. Il ciclista di Filottrano è morto sul colpo questa mattina investito da un furgone Iveco. A due passi da casa, dove era cresciuto, dove si era formato, dove era diventato un campione. A poche settimane da quella salita fino al duomo di Fermo che lo aveva reso ancora più amato dagli appasionati durante la durrissima Tirreno Adriatico.

Il conducente del mezzo, sotto choc, ha potuto solo dire “non l’ho visto”. Stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente. Michele Scarponi era tornato a Filottrano ieri sera. La chiamata al 118 è stata immediata, si è alzato anche l’elicottero, ma non c’era più niente da fare. Lascia la moglie e due figli gemelli. Gareggiava per l'Astana, con cui si preparava ad affrontare il prossimo Giro d'Italia in cui sarebbe stato il capitano del team kazako, dopo l'infortunio di Fabio Aru. Lunedì scorso l'atleta dell'Astana aveva vinto la prima tappa del Tour of the Alps, la gara ciclistica transfrontaliera nata quest'anno dal Giro del Trentino, disputata in Austria da Kufstein ad Innsbruck. Sullo strappo finale di Hungerburg, a 848 metri di quota, Scarponi aveva regolato in volata un gruppetto formato da Thomas, Pinot, Formolo e Pozzovivo. Proprio ieri Scarponi aveva concluso il Tour of the Alps in quarta posizione, dopo averlo vinto nel 2011.

Nel 2011, suo anno d’oro, aveva vinto anche il Giro d’Italia dopo la squalifica di Alberto Contador per doping. Oltre al Giro, a cui aveva partecipato 11 volte, Scarponi vantava 25 successi da professionista. Lo scorso anno era stato un gregario fondamentale per il successo di Alberto Nibali al Giro. Estroverso e scanzonato, tra le sue particolarità negli ultimi tempi c'era quella di allenarsi facendosi accompagnare dal suo pappagallo, Frankje.

"Una tragedia, un destino scritto male. Con queste parole e con tanta emozione, il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco. “Oggi il ciclismo respira polvere del sapore di morte, di tristezza, di dolore, sempre con la speranza di una nuova amica. Poco da dire, una famiglia spezzata dal dolore, la perdita di un grande campione come Michele, esempio id sacrificio e di grande umiltà. Sarebbe stato il perfetto padrino del meeting di porto Sant’Elpidio, dove ci saranno 2500 baby ciclisti che a lui si dovrebbero ispirare” commenta Vincenzo Santoni, da anni tra gli organizzatori delle più importanti gare nelle Marche.

"È stato un professionista esemplare, un uomo squadra in tutti i sensi. Purtroppo il destino non gli ha fatto vivere la gioia di poter partecipare all'imminente Giro con i ranghi di capitano dell'Astana dopo che Aru ha dovuto dare forfait. È stato un ragazzo sempre devoto alla squadra, che ha compiuto imprese straordinarie, sempre disponibile a fare al meglio il proprio incarico. Questa tragedia – conclude Di Rocco – deve spingere verso l'approvazione di un disegno di legge in materia di sicurezza stradale per i ciclisti”. Addio "aquila di Filottrano".

Raffaele Vitali

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